Cinque mesi sono bastati per cambiare il volto della lotta all'evasione fiscale in Italia. Senza nuove tasse, senza blitz spettacolari e senza aumentare le aliquote. È stato sufficiente collegare ciò che i consumatori pagano con carta o bancomat agli scontrini emessi dai commercianti per far riemergere dal sommerso oltre 5 miliardi di euro di imponibile. Il risultato ha il sapore di una rivoluzione silenziosa: più di 115 milioni di scontrini in più registrati rispetto al passato e circa un miliardo di euro aggiuntivo entrato nelle casse dello Stato sotto forma di Iva. Numeri che raccontano meglio di qualsiasi slogan quanto i pagamenti elettronici possano diventare uno strumento decisivo contro l'evasione.
Come funziona il nuovo sistema -
L'obbligo di allineamento tra Pos e registratori telematici è entrato ufficialmente in vigore il 1° gennaio 2026, dopo il periodo di transizione previsto dalla manovra 2025. La piena operatività del sistema è partita a marzo e gli effetti sono stati immediati. Ogni pagamento elettronico deve ora trovare corrispondenza nello scontrino emesso. Un incrocio automatico di dati che rende molto più difficile nascondere incassi od omettere la certificazione dei corrispettivi. Secondo i dati illustrati dal direttore dell'Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, nei primi cinque mesi di applicazione sono emersi 5,3 miliardi di imponibile aggiuntivo.
Un miliardo in più nelle casse dello Stato -
Tradotto in termini fiscali, il recupero è enorme. Considerando un'aliquota Iva media del 18%, il maggiore imponibile ha prodotto circa un miliardo di euro di gettito aggiuntivo. Se il trend dovesse proseguire con questo ritmo anche nei prossimi mesi, il recupero annuale potrebbe superare i 2,4 miliardi di euro. Risorse che potrebbero essere utilizzate per finanziare servizi pubblici, ridurre il deficit o sostenere nuove misure economiche senza ricorrere ad aumenti fiscali. Ma il vero effetto della misura potrebbe vedersi nel lungo periodo: le transazioni elettroniche tracciate fanno infatti emergere anche redditi più elevati, destinati a incidere sulle imposte dirette che imprese ed esercenti dovranno versare il prossimo anno.
I settori più esposti all’evasione -
L'impatto maggiore del nuovo sistema si concentra nei comparti tradizionalmente considerati più a rischio evasione. In cima alla lista ci sono i ristoranti, dove oltre il 70% dei contribuenti presenta indicatori di affidabilità fiscale inferiori alla soglia considerata adeguata dall'amministrazione finanziaria. Subito dopo compaiono le panetterie, con quasi il 68% delle attività giudicate poco affidabili sotto il profilo fiscale, seguite dai negozi di abbigliamento e dal comparto di bar e pasticcerie. Proprio in questi settori il legame automatico tra Pos e scontrino sembra aver prodotto i risultati più evidenti, aumentando il numero di corrispettivi dichiarati.
La sfida della tracciabilità -
Il caso italiano riaccende il dibattito sull'uso della moneta elettronica come leva per contrastare l'economia sommersa. Da anni ogni misura che incentiva la tracciabilità dei pagamenti divide politica e categorie economiche, tra chi la considera uno strumento di trasparenza e chi teme nuovi costi o controlli eccessivi. I numeri emersi nei primi mesi del 2026, però, sembrano rafforzare la tesi di chi sostiene che la digitalizzazione dei pagamenti riduca drasticamente gli spazi per il nero fiscale.