Tra le voci intervenute all'inaugurazione del Knowledge Center di Knowhow.org c'è anche quella di Dante Roscini, professore alla Harvard Business School, chiamato a portare uno sguardo più ampio sul futuro della formazione. Roscini ha spiegato come l'intelligenza artificiale stia cambiando il mercato del lavoro e quali competenze serviranno davvero ai professionisti di domani.
Quali competenze serviranno nei prossimi anni? -
Per Roscini, la risposta non sta nella sola tecnologia. "Le competenze indispensabili per chi entrerà nelle aziende nei prossimi cinque o dieci anni sono molteplici, e non si limitano alla tecnologia, che pure dovranno conoscere", spiega. "Devono diventare trasversali: competenze umane di giudizio, capacità critica e culturale, capacità di interpretazione e di relazione interpersonale. Il sistema educativo deve adattarsi a questa trasformazione epocale che stiamo vivendo".
Cosa possono imparare l'Europa e gli Stati Uniti l'una dall'altro? -
Sul confronto tra i due modelli formativi, il professore invita a non cercare scorciatoie. "Il punto di equilibrio è difficile da definire, anche perché tutto il sistema educativo, sia americano che europeo, si trova davanti a un cambiamento tecnologico enorme, che modifica il modo stesso di approcciare l'insegnamento". Il nodo, per Roscini, è soprattutto uno: l'intelligenza artificiale "va insegnata e va utilizzata, ma bisogna insegnare a non demandare a lei tutto il pensiero. Questa è la vera difficoltà, e credo che sia in Europa sia in America le università stiano faticando a trovare questo equilibrio".
Ed è cambiato il modo di formare un leader? -
Alcune cose, osserva il professore, restano immutate. "Alcune caratteristiche della leadership rimangono le stesse: la capacità di influenzare gli altri, di indicare una direzione". Ma il contesto è cambiato, anche nel rapporto con i luoghi della formazione: "La presenza fisica non è più essenziale come una volta in alcuni campus. Noi, a Harvard, ancora ci teniamo e la richiediamo". Il punto, conclude, è che l'insegnamento deve sapersi adattare a un cambiamento "che non è lineare, ma esponenziale: e a questo la mente umana fa a volte fatica ad abituarsi".