tra dubbi e sospetti

Iran, nodo nucleare: ecco i siti nascosti dove gli ayatollah portano avanti il programma atomico

Dal "monte piccone" al sito militare di Parchin: il Regime islamico ha costruito tunnel e laboratori sotterranei dove nessuno sa cosa accade davvero

© Afp | Alcuni ingressi del sito nucleare sul monte Kûh-e Kolang Gaz Lâ

© Afp| Alcuni ingressi del sito nucleare sul monte Kûh-e Kolang Gaz Lâ

In Iran il programma atomico non si è mai fermato, o almeno è quello che si pensa. Secondo quanto documentato da diverse immagini satellitari, a partire dai bombardamenti statunitensi su tre siti nucleari della Repubblica islamica (Esfahan, Fordow e Natanz) del giugno 2025, in altre località sono state registrate attività "sospette": diversi mezzi su strada, strutture in cemento e cumuli di macerie sempre più grandi. Un anno fa le forze americane inflissero ingenti danni alle infrastrutture nucleari degli ayatollah, i quali però decisero di portare avanti il programma nucleare non in superficie, ma sottoterra, in strutture nelle quali nemmeno l'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, può entrare.

Il monte Kûh-e Kolang Gaz Lâ -

  Non lontano dal sito di Natanz, sorge il monte Kûh-e Kolang Gaz Lâ, soprannominato "Pickaxe Mountain", "monte piccone". In questa montagna alta circa 1.600 metri, verrebbero assemblate turbine e immagazzinato l'uranio arricchito, il tutto all'interno di tunnel e bunker costruiti a centinaia di metri di profondità e in grado di resistere a eventuali nuovi raid Usa. Il condizionale è d'obbligo perché il tutto è avvolto nel mistero, visto che gli ayatollah non permettono ispezioni. Secondo l'Aiea, qui potrebbe trovarsi una quantità di uranio arricchito al 60 per cento tale da permettere la costruzione di più ordigni. A partire dagli attacchi del 2025, molti analisti sostengono che le attività sul "monte piccone" siano decisamente aumentate.

Il complesso militare di Parchin -

 La stessa nuvola di mistero aleggia attorno al sito militare di Parchin, a circa 30 chilometri a sud della capitale Teheran. Ufficialmente si tratta di una base per la ricerca bellica convenzionale e dove vengono prodotti e testati sia esplosivi che missili. Da oltre vent'anni, però, l'Aiea sospetta che gli ayatollah abbiano condotti esperimenti collegati allo sviluppo di armi nucleari. Tra gli elementi più discussi c'è la struttura chiamata "Taleghan 2": una grande camera cilindrica metallica che, secondo un rapporto dell'Aiea del 2011, sarebbe stata costruita attorno al 2000 per effettuare detonazioni nucleari. L’Iran ha sempre negato tutto, respingendo con fermezza le accuse delle intelligence occidentali. La questione si ingigantì quando gli ispettori dell'Agenzia visitarono alcune aree nel 2005, ma non poterono accedere liberamente a tutte le strutture richieste: di materiale nucleare nemmeno l'ombra. Nell'ottobre del 2024, Israele colpì l’area, ma come documentato da diverse immagini satellitari, la ricostruzione iniziò quasi immediatamente, seppellendo il tutto con uno strato di cemento ricoperto dalla terra.

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