Francesco De Gregori, In tanti anni di carriera non è mai stato a Sanremo né in gara né come ospite, e ora ha spiegato il perché non andrà mai al festival. "Avevo 16 anni e già pensavo di fare il cantante, amavo i cantautori e volevo scrivere anche io, al festival si uccise Luigi Tenco e quella sera giurai che non sarei mai andato a Sanremo a nessuna condizione", ha spiegato il cantautore a margine della conferenza di presentazione di Nevergreen (Perfette sconosciute), una serie di concerti intimi dedicati alle canzoni meno note del suo vasto repertorio, che saranno raccolto in un album in uscita a ottobre.
"Niente Donna Cannone, niente Rimmel, il pubblico è avvertito prima e non potrà chiedere il rimborso". Lo mette in chiaro nel parlare del suo progetto che in autunno tornerà in una doppia residenza: dal 27 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma e dal 25 novembre ritornerà al Teatro Out Off di Milano. E proprio nel teatro milanese, sede nel 2024 della prima serie di concerti di Nevergreen e da cui è poi nato anche il film Francesco De Gregori. Nevergreen, di Stefano Pistolini, presentato lo scorso anno alla 82esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Il significato di Nevergreen -
"Nevergreen è un innesto credo un po' maccheronico dall'inglese fatto fra 'evergreen' che sono le canzoni famose, quelle che rimangono nella storia e 'Nevergreen' che secondo me può voler dire le canzoni che non sono mai diventate famose e che forse mai lo diventeranno", ha spiegato il cantautore romano. "Io sono un po' imbarazzato ultimamente da quello che chiamo il gigantismo dell'industria musicale di oggi e questi miei concerti vorrebbero essere un controcanto a questa rincorsa ai grandi numeri", ha aggiunto l'autore di capolavori immortali quali Generale o Buonanotte fiorellino.
Vietato parlare di "sold out" -
"Sold out è una parola che mi dà fastidio. Non lo so, c'è tanta gente che fa musica in Italia e che non può riempire un teatro, nemmeno un teatro medio piccolo che fa musica e potrebbe chiamare 100 persone, 150 persone. Non bisogna dimenticare che la musica si fa anche partendo dal basso, è chiaro che questo lo può dire uno della mia generazione che ha cominciato la sua carriera proprio in un piccolissimo locale che se non fosse esistito probabilmente non mi avrebbe nemmeno permesso di stare qui oggi", ha aggiunto.
La musica ieri e oggi -
Quando gli è stato chiesto se oggi farebbe ancora l'artista, De Gregori risponde: "La domanda forse più precisa potrebbe essere se tu oggi avessi 20 anni e scrivessi Rimmel ti darebbero spazio? La risposta purtroppo è no, perché oggi la canzone come l'ho intesa io e come l'hanno intesa tantissimi artisti prima di me, non ha più spazio oggi, le industrie e il mercato premiano un altro tipo di musica", ha detto. "Ma d'altra parte anche gli uomini dell'industria musicale devono mettersi in gioco, lo stanno facendo, con me lo fanno da molti anni grazie a Dio, per promuovere qualche cosa che non è online", ha spiegato.
La partecipazione di altri artisti -
Nel ricordare come nella prima serie di concerti di "Nervegreen" sul palco con lui sono saliti "amici che mi sono venuti a trovare" come Zucchero, Jovanotti, Elisa, Ligabue, Malika Ayane, Gianna Nannini, Checco Zalone. Per quanto riguarda, invece, il momento del tramonto della carriera, non si è detto preoccupato. "Io continuerò a suonare anche se non scrivo più canzoni, in questo mestiere in pensione non si va mai: o ti stanchi tu o si stanca il pubblico, quando succederà una di queste due cose non farò annunci ma semplicemente sparirò", ha concluso.