Chi ha avvelenato con la ricina Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, e con cosa. Sono due delle domande a cui gli inquirenti di Campobasso stanno tentando di rispondere per avvicinarsi alla soluzione del giallo di Pietracatella. E mentre iniziano le analisi tecniche sui dispositivi elettronici della famiglia molisana, i magistrati continuano gli interrogatori a tappeto stringendo il cerchio attorno alla famiglia. Tra le persone convocate è comparsa anche l'anziana Isa, la zia 92enne di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Avrebbe preparato lei la torta consumata la vigilia di Natale. Tra i dieci invitati al pasto, però, nessuno era stato male.
L'autopsia posticipata e gli accertamenti aggiuntivi -
Gli accertamenti degli investigatori, oltre alla cena del 23 si stanno estendendo anche al pranzo e alla cena del 24 dicembre. Quello del 23 rimane il pasto più scrutinato, perché l'unica a cui erano presenti le due vittime e Gianni Di Vita, che ha accusato anche lui un malore. Gli accertamenti però sembrano procedere a rilento. Il deposito dell'autopsia, inizialmente previsto per questa settimana, è slittato a fine giugno. La procura ha disposto approfondimenti irripetibili aggiuntivi nel tentativo di chiarire le caratteristiche della ricina risultata fatale, definendone la tossicità e quanto abbiano influito nel decesso delle due donne.
I cinque medici indagati -
Proprio questi accertamenti, secondo quanto scrive Repubblica, potrebbero essere decisivi per la posizione dei cinque medici dell'ospedale di Campobasso, che avevano preso in cura le due donne prima di dimetterle e che tuttora risultano tra gli indagati. Gli inquirenti chiedono infatti di sapere "se la patologia da avvelenamento era riconoscibile dai medici che hanno avuto in cura le due donne e se i protocolli adottati sono stati corretti".