In un quadro internazionale peggiorato con la guerra in Ucraina e in Medio Oriente, l'Europa è "sempre più necessaria, ma deve cambiare strada e marcia" perché il conflitto è "causa di profonde crisi economiche che generano nuova povertà, erodono alleanze consolidate, trasformano l'energia e le materie prime in strumenti di ricatto". Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dal palco dell'assemblea annuale in corso a Trento.
Confindustria, Orsini: "L'Europa cambi marcia per reggere l'urto di Usa e Cina" -
"L'Europa deve cambiare strada e passo - ha affermato - tocca a noi, ai suoi cittadini, tracciare il percorso. Nessun Paese europeo ha le risorse politiche ed economiche per affrontare da solo le sfide che abbiamo davanti: geopolitiche, tecnologiche, climatiche, demografiche". Orsini ha sottolineato che "gli Stati Uniti e la Cina le affrontano con massicci investimenti pubblici e privati, anche sul piano militare, e con politiche protezionistiche. La dimensione europea è l'unica in grado di reggere l'urto".
Orsini preoccupato per le scelte Ue -
Il leader degli imprenditori si è detto "molto preoccupato" per le scelte dell'Ue di questi ultimi anni. "Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività - ha aggiunto Orsini - dall'inizio del mandato di questa commissione, l'Europa ha perso 250mila occupati nella manifattura, che si traducono in un milione di occupati in meno nell'indotto. È avvenuto perché non facciamo politiche per mantenere l'industria nel nostro continente, al contrario la spingiamo ad andarsene e a delocalizzare".
La proposta al governo: riallocare 20 miliardi per crescita, sanità e scuola -
Per il presidente di Confindustria il fisco è una "leva di competitività", che "richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine, frammentate e inique". Soprattutto, "non può essere un ostacolo agli investimenti". Dal palco dell'assemblea annuale Orsini ha lanciato una proposta a Governo e parti sociali: nelle pieghe delle "575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile" è possibile reperire "20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità e un terzo alla scuola".
"Salari bassi allontano i giovani dall'Italia" -
Per Orsini in Italia la questione salariale "resta aperta" e "da soli, con i nostri migliori contratti, non riusciamo a risolverla". "Le basse retribuzioni allontanano i giovani dall'Italia - ha ricordato - troppi settori offrono solo contratti a tempo e salari insufficienti". Secondo Orsini "se vogliamo affrontare seriamente il problema dobbiamo condividere tutti il principio per cui la retribuzione è una questione di attrattività per l'Italia e le sue imprese. I salari bassi - ha aggiunto - incidono negativamente sulla qualità della vita delle persone, sulla natalità e frenano la domanda interna, che resta il principale mercato per la maggior parte delle imprese, e l'unico per molte piccole realtà".
"Speriamo si riesca a trovare una soluzione su Hormuz" -
Poi un accenno a Hormuz: "Leggiamo dichiarazioni, apriamo, chiudiamo, chiudiamo, apriamo, speriamo che comunque si riesca a trovare una soluzione ad Hormuz perché per noi il capitolo energia è uno dei capitoli prioritari, e non da oggi".
"Ne parleremo martedì nella nostra assemblea nazionale perché io credo che sia un nodo ovviamente per il nostro Paese, soprattutto pensando al fatto che a noi, come europeisti convinti, ci serve un mercato unico europeo dell'energia. Fino a quando questo non ci sarà è ovvio che sarà molto difficile per l'Italia riuscire a raggiungere gli standard di alcuni Paesi che stanno molto meglio".
Meloni: "A volte disaccordo ma siamo squadra" -
Dal palco dell'assemblea di Confindustria ha parlato anche la premier Giorgia Meloni. "Abbiamo dimostrato che anche quando si parte da posizioni diverse, ci si può a un certo punto scoprire una squadra se l'obiettivo che si persegue è lo stesso, ossia mettere la nazione nella condizione migliore per affrontare a testa alta le difficili sfide di questo tempo" ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
"La principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l'attuale configurazione dell'Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull'altare di approcci ideologici e tecnoratici. L'Europa è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale" ha proseguito la premier.
Meloni: "Ue agisca con velocità, serve cambio di passo" -
"Abbiamo capito quanto fosse suicida dipendere da altri in materie" strategiche "come l'energia". Le crisi mondiali hanno fatto in modo che ci si svegliasse "nel mondo reale ed è stato un risveglio brusco. Oggi come ieri chi, come voi e come me, pone con forza la necessità di un cambio di passo da parte dell'Ue non lo fa per distruggere ma per costruire". "Noi chiediamo che l'IUe faccia meno e meglio", che si dia "priorità sensate" e proceda con "velocità nelle decisioni. Da questo dipende se sei tra coloro che orientano le scelte o la subiscono" ha aggiunto la premier Meloni all'assemblea di Confindustria. "La semplificazione e sburocratizzazione devono essere il nostro mantra".
"Non siamo più l'anello debole d'Europa" -
La crescita dell'export italiano "è uno dei tanti dati che potrei citare per dimostrare una cosa di cui vado molto orgogliosa: noi non siamo più l'anello debole d'Europa, siamo una nazione credibile, autorevole che nel mondo viene guardata con rispetto sempre maggiore, e sta crescendo nei domini nuovi, dall'economia dello spazio alle scienze della vita" ha concluso Meloni.