E C'è CHI SI ADDORMENTA IN PALESTRA...

Notti prima degli esami: a maggio sei studenti su 10 fanno le ore piccole per studiare

Sui social esplode la rabbia contro la "disorganizzazione" dei professori nel rush finale dell'anno

© Dal Web

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L'ora di educazione fisica trasformata in quella del riposino, i materassini per la ginnastica usati come quelli della cameretta, un gruppo di studenti delle scuole superiori letteralmente crollati a causa della stanchezza: il tutto immortalato in un'immagine che ha fatto il giro del web. A renderla virale non è stata tanto la scena, quanto il motivo: aver passato le notti precedenti a studiare per sopravvivere alla famigerata "raffica" di compiti in classe e interrogazioni di fine anno. Una scena da accademia militare che tuttavia non è un'eccezione bensì una regola per una buona parte degli studenti delle scuole superiori, come rivela un sondaggio condotto da Skuola.net.

La notte porta consiglio, ma toglie il sonno: i dati -

 I risultati di questo instant poll - che ha visto la partecipazione di oltre 2.000 utenti - non lasciano spazio a interpretazioni e trasformano l'aneddoto in un vero e proprio allarme per il benessere psicofisico della Generazione Z. Per oltre sei studenti su 10, infatti, tirare tardi la sera - o addirittura fare le ore piccole - per riuscire a finire il programma di studio è una consuetudine in questo mese di maggio, ricco di verifiche scritte e orali per tutte le materie.

Analizzando il dato nel dettaglio, emerge una spaccatura interessante sulle tempistiche di questo "burnout" scolastico. Circa il 20% dei ragazzi dichiara di vivere questa situazione di forte stress e studio notturno prevalentemente durante il rush finale, ovvero nel mese di maggio, quando i professori si affannano per recuperare i voti mancanti prima degli scrutini.

Ma il dato più allarmante riguarda il "grosso" degli studenti: per più del 40% degli intervistati, rinunciare alle giuste ore di sonno per stare sui libri non è un'emergenza legata alla fine della scuola, ma un'abitudine che si protrae grosso modo per tutto l'anno scolastico. Numeri che dimostrano come la stanchezza cronica sia un compagno di banco silenzioso per la maggioranza degli alunni. Ed è facile intuire come episodi simili a quello della palestra possano capitare (o capitino già, nel silenzio generale, magari all’ultimo banco) in tantissime altre scuole italiane.

Il dibattito social: fari puntati sulla scarsa organizzazione -

 L'episodio e i dati hanno ovviamente infiammato il dibattito sui social network. Sotto il post pubblicato sulla pagina Instagram di Skuola.net, la comunità studentesca si è ritrovata a condividere un gigantesco sfogo collettivo. 

Nonostante la circolare inviata un anno fa ai docenti dal ministro Giuseppe Valditara, che invitava gli insegnanti a pianificare in maniera collegiale compiti e verifiche, gli studenti puntano il dito sulla mancanza di coordinamento tra i prof.

"I professori si ricordano tutti insieme a maggio di non avere abbastanza voti per chiudere il quadrimestre", lamenta un utente, sintetizzando il pensiero di tanti. 

Le testimonianze si susseguono e raccontano di agende insostenibili: due o tre verifiche nello stesso giorno, interrogazioni a sorpresa fissate nelle uniche "finestre" libere e carichi di compiti a casa che non tengono conto del tempo materiale a disposizione dei ragazzi. "Siamo studenti, non macchine. Dormire quattro o cinque ore a notte per non prendere un debito non è normale", fa eco un'altra studentessa, accendendo i fari sul tema, sempre più urgente, della salute mentale e dell'ansia da prestazione.

Se l'obiettivo della scuola è quello di formare cittadini sani e preparati, l'immagine dei ragazzi accasciati sui tappetini di gomma dovrebbe far riflettere: trasformare lo studio in una maratona di resistenza fisica che erode le ore di riposo rischia di svuotare di senso l'apprendimento stesso, trasformandolo in una mera corsa alla sopravvivenza in vista degli scrutini.

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