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Flotilla, Tajani: "Attivisti italiani tra poco dal giudice, spero presto a casa" | La Libia: "Stanno ricevendo cure"

"Stiamo parlando con la nostra interlocuzione a Bengasi", ha aggiunto il capo del dicastero degli Esteri. La Global Sumud: "I governi, compreso quello italiano, intervengano per il loro rilascio immediato"

© Tgcom24

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I due attivisti italiani della Flotilla che si trovano a Bengasi in Libia "dovrebbero andare presto davanti al giudice, quindi mi auguro che il giudice decida di farli ritornare in Italia". È quanto detto dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ai cronisti che lo hanno interpellato sulla questione. "Stiamo parlando con la nostra interlocuzione a Bengasi", ha aggiunto il capo del dicastero degli Esteri. "Mi auguro che li possano espellere il prima possibile, quindi per tornare a casa", ha anche detto, "stiamo lavorando". 

Flotilla: "Governi intervengano per il rilascio immediato degli attivisti" -

 "Chiediamo ai governi di Spagna, Polonia, Stati Uniti, Argentina, Uruguay, Portogallo, Tunisia e Italia di stabilire contatti urgenti con le autorità della Libia orientale a Bengasi, di richiedere il rilascio senza condizioni dei loro connazionali e di garantire un passaggio sicuro alla missione umanitaria". Così la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla, in merito ai 10 attivisti fermati via terra. "I delegati sono civili disarmati impegnati in una missione umanitaria. La loro detenzione è priva di fondamento giuridico", aggiunge il movimento.

"Gli attivisti stanno ricevendo cure e assistenza" -

Per la Global Sumud Flotilla, "l'arresto si inserisce in una serie di casi di mancato coordinamento da parte delle autorità della Libia orientale. Prima dell'ingresso della delegazione - spiegano in una nota - il convoglio aveva tentato per due volte di avviare negoziati formali: il primo tentativo era stato accolto con calore e con la promessa di un incontro successivo che non si è mai concretizzato; il secondo si è concluso con un ufficiale militare che ha intimato ai delegati del convoglio di andarsene immediatamente. Quando i canali ufficiali e le procedure riconosciute a livello internazionale si sono rivelati inefficaci, il convoglio si è diretto verso il valico per tentare negoziati diretti in assoluta buona fede".

 Il governo libico prova a rassicurare: "Il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale del governo libico sta seguendo da vicino la vicenda degli individui appartenenti al convoglio noto come 'Sumud 2', entrati in territorio libico in direzione della Striscia di Gaza senza aver completato le procedure legali e ottenuto i permessi necessari per l'ingresso e la circolazione attraverso i porti e le rotte autorizzati all'interno dello Stato libico".

Nella stessa nota del ministero del governo della Libia orientale si precisa ancora che "tutte le persone interessate stanno ricevendo le cure, l'assistenza sanitaria e umanitaria necessarie, nel pieno rispetto della legge, fino al completamento delle procedure legali e amministrative relative alla loro situazione". La questione, precisa ancora il ministero, viene trattata "nel quadro della responsabilità legale e umanitaria e in conformità con quanto richiesto dalla sovranità nazionale e dalle leggi e dai regolamenti vigenti nello Stato libico, con il pieno rispetto dei principi dei diritti umani e delle pertinenti norme umanitarie".

"Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ribadisce la ferma posizione di sostegno dello Stato libico alla causa palestinese e ai legittimi diritti del popolo palestinese, sottolineando al contempo che il rispetto della sovranità nazionale e dei controlli legali che regolano la libera circolazione delle persone attraverso le frontiere è irrinunciabile", conclude la nota.

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