Ecco "magnifica humanitas"

Papa Leone XIV, la prima enciclica sull'IA: "Tecnologia da disarmare, certifica governo di pochi"

Dall'aborto all'eutanasia, dai nuovi tecno-oligarchi alla disoccupazione attraverso la lente della corsa tecnologica: ecco la prima enciclica del papa

Magnifica humanitas. La prima enciclica di papa Leone XIV porta dentro di sé il grande distinguo che il pontefice sottolinea: tra umanità e macchina. O, in questo caso, intelligenza artificiale. E proprio con le due parole che compongono il titolo - come da tradizione in latino - prende inizio la lettera apostolica: "La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l'umanità abitano insieme". A presentarla, primo tra tutti i pontefici della storia a farlo di persona, proprio Leone XIV. Accanto a lui Christopher Olah, il co-fondatore della Big Tech di intelligenza artificiale Anthropic

I conflitti: "Non esiste guerra giusta" -

 La prima enciclica del pontefice americano conta oltre 200 pagine ed è divisa in 5 capitoli. Tra i temi affrontati la valorizzazione delle capacità e della abilità umane, la pace e la necessità di una battaglia per la giustizia e per la fraternità. Proprio sul tema dei conflitti, Papa Leone XIV si è soffermato: "È più che mai importante ribadire il superamento della teoria della "guerra giusta", troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra". Soprattutto in un momento in cui "si va consolidando una cultura della potenza nella quale la disponibilità di mezzi e la capacità di dominare tendono a dettare l'agenda e i criteri della decisione, relegando il bene comune dell'umanità sullo sfondo e riducendo il dramma concreto dei popoli in guerra a variabile secondaria rispetto agli interessi strategici". E pur rimanendo valido e saldo il diritto alla legittima difesa, il pontefice ragiona su tutte le altre vie per risolvere tensioni come il dialogo, la diplomazia e il perdono.

I diritti inalienabili: "Aborto ed eutanasia gravemente illeciti" -

 "Il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale, senza il quale è impossibile esercitare qualsiasi altro diritto. Quando questo diritto fondamentale viene negato, come accade nell'aborto provocato, nell'uccisione di innocenti e nell'eutanasia, ci si trova davanti a scelte che la Chiesa giudica gravemente illecite", scrive papa Leone XIV parlando dei diritti fondamentali. "I diritti umani sono inviolabili, poiché inerenti alla persona umana e alla sua dignità. Di conseguenza, sono universali e inalienabili". Un altro diritto fondamentale da difendere è quello dei migranti: "La giustizia sociale implica almeno due impegni complementari. Da una parte, custodire il diritto alla speranza di chi è costretto a partire, garantendo vie sicure e legali, condizioni di accoglienza dignitose, percorsi reali di integrazione. Dall'altra promuovere anche il diritto a rimanere nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando le cause profonde che costringono a migrare, comprese quelle legate alle ingiustizie economiche e alla crisi climatica".

I pericoli dell'IA: "Va disarmata" -

 "Nel tempo dell'intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani", si legge. Per questo è doveroso "disarmare l'IA", insiste Leone XIV riprendendo la fortunata espressione "disarmata e disarmante" più volte riferita alla pace. Sottraendo il progresso tecnologico alla logica della competizione militare, economica e conoscitiva. "È la corsa all'algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare. Disarmare non significa rinunciare alla tecnologia, ma impedirle di dominare l'umano. Significa sottrarla ai monopoli, renderla discutibile, contestabile, e quindi abitabile, restituendola alla pluralità delle culture umane e delle forme di vita". "Il compito - continua papa Leone XIV - non è solo etico o tecnico: è ecologico nel senso più radicale, perché chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune. L'IA è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale".

© Ansa

La tecno-oligarchia e il ruolo dell'intelligenza artificiale -

 Sull'intelligenza artificiale, il pontefice continua: "Come accade per ogni grande svolta tecnologica, l'IA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone già di risorse economiche, competenze e accesso ai dati. Questo fenomeno desta seria preoccupazione: piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contraddicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli. Per questo è indispensabile che l'impiego dell'IA - soprattutto quando coinvolge beni pubblici e diritti fondamentali - sia accompagnato da criteri chiari e controlli effettivi, ispirati alla partecipazione e alla sussidiarietà". Anche perché si tratta di un'economia che si regge sullo sfruttamento "silenzioso di milioni di esseri umani", soprattutto giovani e donne che "lavorano duramente per compensi minimi". 

L'IA e la disoccupazione: "Calamità sociale" -

 La disoccupazione "può diventare una vera calamità sociale, che interpella in modo speciale la responsabilità dello Stato. Questa preoccupazione si fa più acuta, poiché l'innovazione viene spesso accolta solo in funzione della riduzione dei costi e dell'aumento dei profitti". Lo scrive ancora papa Leone XIV nell'enciclica. "Contrariamente ai benefici dell'IA che vengono pubblicizzati, gli attuali approcci alla tecnologia possono paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitive. La necessità di stare al passo con il ritmo della tecnologia può erodere il senso della propria capacità di agire da parte dei lavoratori e soffocare le capacità innovative che questi sono chiamati a profondere nel loro lavoro. Occorre progettare sistemi centrati sulla persona e non soltanto sulla prestazione".

La distanza tra uomini e donne nel mondo del lavoro: "Uguaglianza solo a parole" -

 "Insieme a una maggiore consapevolezza del valore di ogni persona umana e dei suoi diritti, è cresciuto anche il riconoscimento dei diritti delle minoranze. Eppure, rimane ancora molta strada da fare perché, in tutto il mondo, siano davvero garantiti in modo uguale i diritti di una grande parte, cioè delle donne". Continua così l'enciclica del Papa. "È un dato di fatto che doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti. Non basta dunque affermare a parole che uomini e donne hanno la stessa dignità e gli stessi diritti: è necessario che questo si traduca in scelte concrete, nelle leggi, nell'accesso al lavoro, all'istruzione, alle responsabilità sociali e politiche, nel modo in cui la società ascolta e valorizza il contributo delle donne. Finché questo divario persisterà, non potremo dire che la società riconosce davvero, fino in fondo, che le donne hanno la stessa dignità degli uomini".

Il pericolo del "transumanesimo" -

 Filosofie come il "transumanesimo" e il "postumanesimo" costituiscono secondo il pontefice "lo sfondo ideologico che abita alcuni centri di potere tecnologico e colonizzano l'immaginario collettivo in forma semplificata, inducendo l'entusiasmo per le nuove tecnologie con una visione futuristica di "uomo potenziato" oppure di uomo ibridato con la macchina". Un modo di pensare che può arrivare a "immaginare sacrifici necessari, e a far pagare ai più fragili il prezzo di una presunta ottimizzazione della specie. La finitudine, quando è accolta nella verità, non impoverisce l'essere umano ma lo apre al riconoscimento del volto di Dio e dell'altro. Del resto, proprio perchè sperimenta il limite - la vulnerabilità, il dolore, il fallimento - egli può riconoscere la propria e l'altrui dignità come inviolabile".

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