C'è chi sceglie il mare come sfondo del desktop e chi sceglie di lavorare con il mare sullo sfondo. Aggiungendo alla lista dei pro pure buon cibo, clima favorevole e affitti tra i più bassi al mondo, non stupisce allora che Palermo stia diventando la città ideale per il South Working, lo "smart da giù" che negli ultimi tre anni è sempre più ricercato dai lavoratori. Secondo l’Executive Nomad Index, realizzato dalla società di servizi immobiliari Savills che raccoglie le mete più agognate per chi lavora da remoto, è proprio il capoluogo siciliano la città italiana preferita dai nomadi digitali.
La top five mondiale è composta da luoghi in cui la velocità di connessione internet, la qualità della vita, il clima, i collegamenti aerei e gli affitti hanno tutti parametri molto alti: Dubai, Abu Dhabi, Malaga, Miami e Lisbona. Ma qualche posizione più in basso, al ventiduesimo posto, si trova Palermo, medaglia d'oro italiana per chi sceglie l'Italia. Per lavorare all'ombra delle cattedrali in stile arabo-normanno, arrivano da tutta Europa e oltre: grafici, social media manager, informatici da Stati Uniti, Canada, ma anche da India, Afghanistan, Mali e Israele si trasferiscono nel capoluogo siciliano, restano un mese o un anno e spesso desiderano - o programmano - di non cambiare più.
Mare e arancine sono un ottimo incentivo, ma non bastano per garantire questo risultato. Un ruolo fondamentale l'hanno giocato gli ultimi investimenti del Comune in innovazione, digitalizzazione e spazi adatti: oltre dieci milioni di euro del Pnrr sono andati proprio al digitale, mentre è in progetto la costruzione di una grande struttura di coworking attrezzata, con diverse postazioni, che dovrebbe essere pubblica e gratuita. E non solo: Palermo si sta preparando ad accogliere (al meglio) sempre più nomadi digitali assicurando l'accesso gratuito ad alcune strutture pubbliche per fare sport, visite culturali gratis e persino nuovi coworking creati sfruttando gli spazi che offrono le chiese dismesse. A questo si aggiungono anche le misure volute dalla Regione per incentivare il ripopolamento dell'Isola: rimborso del 50% dell'Irpef per chi sceglie di trasferire il domicilio fiscale dall'estero, che arriva fino al 60% se ci si installa nelle aree interne.
D'altronde, si tratta - secondo il NetBook di FiberCop, il documento che offre una panoramica completa sull’evoluzione dell’infrastruttura di rete a livello nazionale - della provincia italiana con il maggior consumo di gigabyte, superando anche Milano: oltre 340 al mese per linea. E questo si spiega proprio con la presenza dei nomadi digitali, lavoratori e non semplici turisti che portano in città anche ricchezza e relazioni. A beneficiarne sono gli stessi siciliani: con infrastrutture e collegamenti migliori, tantissimi sono rientrati dall'estero e dal Nord Italia per lavorare da remoto nella propria terra, spesso per grandi aziende nazionali o internazionali, magari trovando casa nei piccoli borghi dell'entroterra.
"L’atmosfera che si respira a Palermo sul tema è positiva e negli ultimi mesi abbiamo collaborato con Italia Nomad Fest e Nomadic Sicily, due festival sul tema che si sono svolti negli scorsi mesi a Palermo e Siracusa. Un nomade digitale che viene per un periodo inizialmente definito (comunque sempre più lungo del turista mordi e fuggi) può innamorarsene e decidere di restare", ha commentato Elena Militello, fondatrice e presidente dell'associazione "South Working" a Tgcom24. "Il nostro target principale come South Working però è un po’ diverso: chi ha già un legame con questi territori, chi è partito e vuole tornare, chi ci è rimasto e vuole lavorare da qui senza dover scegliere tra carriera e radici. Per loro non basta l’attrattività della città. Servono infrastrutture concrete e quelli che chiamiamo presidi di comunità: spazi di lavoro condiviso aperti alle comunità locali, che siano luoghi di opportunità e aggregazione, non solo postazioni cool con wifi. A Palermo per fortuna esiste già una rete importante in questa direzione".