La "tassa Maga" frena gli Usa

Trump Economy, quanto costa agli Usa e quanto invece fa guadagnare al presidente

Mentre i grandi Paesi europei temono lo spettro della recessione, gli Stati Uniti continuano a crescere. E intanto la ricchezza del tycoon è aumentata del 165% in 18 mesi

di Marta Di Donfrancesco
© Istockphoto-afp

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Durante il suo insediamento, il 20 gennaio 2025, Donald Trump aveva detto che con lui sarebbe iniziata "l'età dell'oro", ma a ben vedere più che l'oro è l'intelligenza artificiale a fare degli Usa il Paese che cresce di più al mondo. Un record dopo l'altro per i mercati azionari, boom di investimenti nell'intelligenza artificiale e tagli fiscali e burocratici sono infatti la base su cui spinge l’economia americana per continuare a crescere, anche durante il secondo mandato del tycoon.

Se Paesi come Giappone, Francia e Regno Unito nel 2025 sono cresciuti circa dell'1%, la produzione americana, invece, ha registrato un + 2,1%. Un dato da fare invidia a tutte le grandi potenze economiche mondiali, ma che gioca a ribasso rispetto alle vere possibilità degli Stati Uniti. Secondo l'Economist, infatti, gli Usa potrebbero fare addirittura meglio di così, se non fossero penalizzati da quella che il settimanale britannico ha ribattezzato la "tassa Maga", ovvero il costo economico delle politiche estere, commerciali e migratorie introdotte dall’amministrazione Trump.

 

Il boom dell'Ia -

 Il 47esimo presidente degli Stati Uniti ha ereditato un’economia già in forte espansione, ma dal suo insediamento la crescita americana continua, trainata soprattutto dal settore tecnologico e dalla capitalizzazione legata all’Ia: gli investimenti in conto capitale di soli quattro colossi dell'intelligenza artificiale e del cloud computing (Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft) hanno superato i 350 miliardi di dollari nel 2025 e, secondo le loro ultime relazioni finanziarie, sono destinati a salire a circa 700 miliardi di dollari nel 2026.

Una frenesia, quella per l'Ia, che ha scatenato un'ondata di spesa per data center, chip, sistemi di raffreddamento e software. Solo lo scorso anno, infatti, gli investimenti reali in apparecchiature e software utili per lo sviluppo dell'Ia sono cresciuti di oltre il 15%, vale a dire quasi un punto percentuale della crescita su base annuale del Pil è legata all'intelligenza artificiale. Cifra che, però, sopravvaluta il vero contributo del settore al Pil: secondo i calcoli dell' Economist circa 50 miliardi di dollari investiti nel settore sono rimasti all'interno del Paese (mentre gran parte della spesa è destinata ad attrezzature importate da produttori asiatici), contribuendo allo 0,2% alla crescita del prodotto interno lordo su base annuale.

La crescita del mercato azionario -

 C'è, poi, un altro elemento: sempre su spinta del boom del settore Ia, anche Wall Street nell'ultimo anno ha registrato valori da record: l'indice S&P 500 - quello delle grandi aziende americane -, per esempio, è aumentato di circa il 15% in termini reali. E questo, secondo il settimanale britannico, potrebbe aver aggiunto 0,3 punti percentuali alla crescita.

Le politiche economiche di Trump -

 Terzo elemento di crescita per l'economia a stelle e strisce sono le politiche economiche volute dal tycoon: l'amministrazione Trump ha facilitato la strada alle fusioni aziendali, ordinato alle agenzie federali di ridurre la burocrazia e allentato i vincoli sul credito privato. E non solo: la legge fiscale approvata nel 2025 ha iniettato trilioni di dollari di stimoli fiscali nell'economia tramite tagli. Secondo le stime, questa legislazione aggiungerebbe così altri 0,2 punti percentuali alla crescita del Pil nel primo anno e un altro 0,4% nel 2026.

La "tassa Maga" -

 Se molte politiche dell'inquilino della Casa Bianca hanno dato un forte impulso all'economia Usa, però, ce ne sono altrettante che hanno impedito agli States di crescere al massimo delle loro possibilità. Primi fra tutti, i dazi: le imposte doganali volute dal tycoon hanno ridotto la crescita reale del Pil di circa lo 0,2% nel 2025. Dannose anche le restrizioni sull’immigrazione, con una perdita stimata di un altro 0,2%. Ma più di tutto, a provocare un rallentamento nella crescita del Paese sono i continui cambi d'umore di Trump: tra le altre cose, le incertezze su guerre e dazi fanno oscillare Borse e investimenti.

Secondo il The Economist, infatti, una volta escluso il boost dell'intelligenza artificiale dal quadro, la situazione non è più rosea come poteva sembrare: negli ultimi quattro trimestri gli investimenti negli altri settori sono di circa 130 miliardi di dollari in meno rispetto al trend dell'ultimo decennio. La recessione della spesa in conto capitale sta così riducendo la crescita del Pil di circa 0,4 punti percentuali. Insieme, quindi, la pressione dovuta ai dazi sui redditi reali, la ridotta offerta di manodopera e la timidezza delle aziende verso i capitali ammontano a 0,8 punti percentuali.

L’America, dunque, continua a guadagnare e a crescere anche sotto Trump, ma potrebbe farlo ancora più velocemente senza il peso della cosiddetta "tassa Maga": i benefici derivanti, tra le altre cose, dai tagli fiscali introdotti da Trump e dal boom di investimenti nell'Ia, infatti, vengono bruciati a causa delle politiche migratorie ed estere, nonché dai dazi introdotti dallo stesso tycoon, impedendo all'America di crescere davvero quanto potrebbe. Secondo l'Economist, infatti, tutto questo non impedirebbe al Pil americano di crescere a un tasso annuo del 4% nel trimestre in corso e questo vorrebbe dire che, senza il freno invisibile della "tassa Maga", gli Stati Uniti potrebbero crescere circa del 5%.

Aumenta anche il patrimonio del tycoon -

 Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha coinciso anche con una forte crescita del suo patrimonio personale. Secondo il Times, nei primi 18 mesi del secondo mandato la ricchezza dell’ex tycoon sarebbe aumentata del 165%. Le stime citate dal quotidiano britannico parlano di un patrimonio che oscillerebbe tra i 6 miliardi e i 7 miliardi di dollari. Crescita che sarebbe stata alimentata soprattutto dal boom delle attività finanziarie e digitali legate al marchio Trump.

Tra criptovalute e mercato immobiliare -

 Al centro della nuova espansione economica della famiglia c’è il mondo delle criptovalute. Il The Times indica in particolare World Liberty Financial, società collegata alla famiglia Trump, come uno dei principali motori della crescita patrimoniale, con un progetto che avrebbe generato oltre 1,4 miliardi di dollari di ricavi, oltre a circa 2 miliardi di guadagni potenziali sulla carta grazie alla crescita del valore dei token digitali.

A questo si aggiungono le proprietà immobiliari, che restano una parte fondamentale dell’impero economico trumpiano: resort, campi da golf, hotel e immobili di lusso continuano infatti a rappresentare asset miliardari della Trump Organization. Tra queste figurano Mar-a-Lago e diversi complessi turistici e residenziali negli Stati Uniti. Oltre agli immobili, poi, continuano a crescere anche le attività di licensing del brand Trump. Il nome dell’ex presidente viene oggi utilizzato in numerosi progetti commerciali: telefonia, orologi, Nft e iniziative digitali che sfruttano la forza del marchio costruito negli anni.

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