3,9 milioni a Patrizia Reggiani

Allegra Gucci e l'accordo con la madre: "Chi ha ucciso incassa, chi ha perso il padre paga"

La figlia ed erede di Maurizio Gucci, ucciso nel 1995, attacca la Cedu dopo l'archiviazione del ricorso: "Il vitalizio? Fu come pagare un riscatto"

© Ansa | Le sorelle Alessandra (a sinistra) e Allegra Gucci durante il processo di revisione nei confronti di Patrizia Reggiani, nel 2004 

© Ansa| Le sorelle Alessandra (a sinistra) e Allegra Gucci durante il processo di revisione nei confronti di Patrizia Reggiani, nel 2004 

Non si tratterebbe di accordo segreto, né di pace fatta tra le due figlie di Maurizio Gucci e la loro madre Patrizia Reggiani, che nel 1995 diede mandato di assassinare il marito nonché nipote del fondatore della celebre maison di moda. Quel vitalizio da 3,9 milioni in favore della Reggiani pattuito anni fa nell'accordo di divorzio, e contro cui le sorelle Allegra e Alessandra hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, è una "aberrazione delle sentenze italiane". Questo il commento durissimo sui social di Allegra Gucci, dopo che la Cedu ha archiviato la loro istanza ritenendo il caso già chiuso con la firma dell'accordo. Poi la postilla: "Chi ha ucciso ha incassato. Chi ha perso il padre ha pagato". 

L'archiviazione della Cedu: "Frustrante" -

 In un lunghissimo testo postato su Instagram, la figlia di Maurizio Gucci ripercorre la storia del patto e del ricorso dal suo punto di vista. Un ricorso, puntualizza Allegra Gucci, "non per ragioni economiche, ma per ottenere ciò che il sistema giudiziario italiano aveva loro negato". La Cedu, in tutta risposta, "non ha detto che avevano torto. Non ha esaminato il merito. Ha fatto qualcosa di molto più frustrante: ha archiviato il caso senza decidere". E senza dunque ribaltare la decisione dei magistrati italiani che ha stabilito che "i soldi, per ironia feroce, avrebbero dovuto provenire dall'eredità lasciata alle figlie di Maurizio Gucci: l'uomo che quella donna aveva fatto assassinare il 27 marzo 1995". Per un totale di 40 milioni di franchi svizzeri

Il parallelo con i sequestri di persona -

 Secondo quanto sostiene Allegra Gucci, la decisione della Cedu di archiviare il procedimento è viziato alla base: "Immaginate che qualcuno venga rapito e costretto a pagare un riscatto per riottenere la libertà. Una volta pagato, si rivolge ai tribunali per far condannare i rapitori e ottenere giustizia. Ma la risposta è: "Ha già pagato il riscatto, la questione è risolta". Così la Cedu ha usato come prova che "la controversia è risolta" proprio l'accordo che le sorelle hanno dovuto firmare, a causa dello Stato che stavano denunciando. Ma la lesione originaria - le sentenze italiane - non è mai stata esaminata".

Il vitalizio "firmato sotto minaccia" -

 A cui si aggiunge il racconto di come si è arrivati alla firma, "sotto minaccia concreta di procedure esecutive" tra cui il pignoramento dei beni e persino dell'abitazione, dell'ormai noto accordo riguardo ai 3,9 milioni di euro di vitalizio a Patrizia Reggiani. Anche questi, ovviamente, presi direttamente dall'eredità lasciata da Maurizio Gucci alle due figlie. "La Cedu ha scambiato questa resa per una rinuncia volontaria", si legge ancora sui social. Ma per le sorelle fu una decisione forzata "per chiudere una controversia che si sarebbe protratta indefinitamente. Non era una pace, non era un accordo libero".

Le firme "alla cieca" e l'abbandono del sistema giudiziario -

 Allegra Gucci ha poi chiuso il messaggio dedicando un lungo paragrafo alle mancanze dei media, che non avrebbero raccontato completamente la vicenda del testamento di Maurizio Gucci. In particolare come le due figlie, all'epoca di 14 e 19 anni, dovettero accettarne l'eredità firmando alla cieca un documento "redatto sotto il controllo dell'autorità tutelari svizzera e presentato dalla stessa Reggiani". E che "non includeva quella rendita tra i debiti ereditari".

Gucci si è scagliata anche - e ancora - contro i magistrati italiani: "L'ordinamento italiano ha riconosciuto ed eseguito il credito di un'assassina nei confronti delle vittime della famiglia, senza mai permettere che si valutasse il credito speculare delle figlie nei confronti della madre". Un'Italia che "ha consegnato due sorelle alla mercé di chi ha ordinato la morte del loro padre". E un ordinamento giuridico italiano, ma in realtà europeo, che continua a non rispondere a una semplice domanda: è legittimo che gli eredi di una vittima di omicidio paghino la rendita al condannato per quello stesso delitto? "Il silenzio non è neutralità, è abbandono". 

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