"Mi sono sentita una principessa"

Il mare nel cassetto, Valeria racconta il viaggio all’Elba: “La Sla non mi ha fermato, avevo gli occhi pieni di meraviglia"

"Piango tutte le mie lacrime, sono convinta che mi mancheranno pochi anni. Ma con le mie figlie sorrido sempre". Non ha più voce ma trova comunque il modo di raccontare a Tgcom24 la sua storia: "Facciamo l'intervista su WhatsApp?"

di Luca Amodio
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Appena sono arrivate in spiaggia le sue amiche non hanno perso tempo. "Hanno trasportato il mio letto in riva al mare. I miei occhi si riempivano di bellezza a ogni onda, fino a un incredibile tramonto: non ne vedevo uno da non ricordo nemmeno quanto". Valeria ha 51 anni e da anni convive in provincia di Genova con la Sla, una malattia feroce che le ha tolto tutto ma non quel sogno, custodito nel silenzio per anni: visitare l'isola d'Elba. Non è stato facile, certo; ma una grande rete di amici, volontari e persone comuni che hanno aderito alla causa lo hanno reso possibile. "Mi sono sentita una principessa", ci racconta.

Sì, perché è proprio lei a riavvolgere il nastro della sua storia. Se la Sla ha tolto la voce a Valeria di certo non le ha tolto la parola, la voglia di dire la sua. E lo fa con un comunicatore oculare: "Vorrebbe provare a fare l'intervista lei direttamente, su WhatsApp, le manderesti le domande?", così ci ha risposto l'amico che abbiamo contattato per farci da tramite. Nel giro di qualche minuto, arriva la risposta dalla diretta interessata: "Sono pronta!". 

Valeria, raccontaci la tua storia

"Ho trascorso gran parte della mia vita in aperta campagna, quasi più a contatto con gli animali che con le persone, ho presto imparato la durezza e il bello della natura. Sono sbocciata negli anni dell'università dove ho assaporato il valore della socialità e dell'amicizia. Non volevo sprecare tempo e con mia sorella ho rilevato una cartoleria. Ho avuto due figlie: ero davvero una buona madre, attenta e presente...". 

Poi cos'è successo?

"Nel 2013 ho iniziato a perdere forza nella mano e nel braccio ma ero giovane e forte. Non avrei mai immaginato la tragedia che sarebbe successa. Inizio a fare accertamenti più seri e man mano inizio a realizzare. Spero addirittura che si tratti di un tumore perché mi darebbe una via d'uscita magari; invece mi dicono che è una malattia motoneurone. Nessuno pronuncia la parola Sla ma è nell'aria. Dopo un anno perdo l'uso di entrambe le braccia, la mia voce diventa strana e le gambe sono deboli". 

Come stai adesso? 

"Ormai conosco il destino che mi aspetta. Piango tutte le mie lacrime ma di nascosto perché non voglio farmi vedere dalle mie bambine. In casa devo sorridere. Cerco di trasformare le difficoltà in gioco, sono convinta che vivrò ancora per pochi anni: voglio fare tutto per le mie figlie fino ad allora. Poi ho conosciuto Emiliano".

Chi è?

"Emiliano Toso è un musicista, una persona gentilissima, umile, che con la sua musica mi ha riportato a sognare e immaginare. Dopo poco siamo diventati amici, io volevo partecipare ai suoi concerti ma pensavo fosse impossibile uscire di casa. E invece no. La prima volta lui viene a casa mia, organizzo una festa con buffet con gli amici. I miei occhi sono pieni di meraviglia. E così poi decidiamo di fare un evento all'aperto in un fienile di un'amica di infanzia. Incredibile, ho rivisto il cielo dopo dieci anni, ho riassaporato la carezza del vento e del sole, ho rivisto le stelle". 

E così arrivi a realizzare il tuo sogno: l'isola d'Elba

"Emiliano mi parlava sempre dell'Isola d'Elba, mi faceva vedere le foto, una volta mi ha anche portato un sasso da lì. È nato un sogno. Sembrava un viaggio impossibile, fino all'ultimo, non avevamo né l'alloggio né i soldi, abbiamo dovuto fare una raccolta fondi. Alla fine sono partita con la mia assistente e tre amiche 'pazze'"

E com'è stato?

"Benissimo. Al mio arrivo a Portoferraio ho trovato un vero e proprio comitato di accoglienza. È stato veramente come vivere un sogno. Un ampio viale costeggiato da viti e ulivi, ci ha portato alla tenuta. Non credevo ai miei occhi: ero a due passi dal mare. Le mie amiche non hanno perso tempo e con l'aiuto dei vicini hanno trasportato il mio letto sulla spiaggia".

Una catena di solidarietà che si è messa in moto...

"Tutte le pubbliche assistenze dell'isola hanno fatto a gara per portarmi nei posti più belli con una gentilezza e una bravura impressionante. Ma anche tutti gli elbani stessi mi salutavano per strada, quando sono stata in spiaggia mi hanno offerto un succo, portato conchiglie e regalato una maglietta con le loro firme e gli e auguri. Un negoziante mi ha regalato un braccialetto. Sono stata trattata come una principessa". 

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