L'Italia è al 31esimo posto nella classifica globale dei 49 Paesi con maggiore capacità di innovazione. Singapore è al primo posto, mentre seguono Israele e Regno Unito. L’ecosistema dell’innovazione italiano vanta eccellenze riconosciute a livello internazionale: dalla qualità della ricerca accademica alla competitività dell’export, fino alla competenza scientifica e tecnologica espressa anche attraverso infrastrutture avanzate di supercalcolo. Il Paese, tuttavia, continua a scontare ritardi strutturali che ne limitano il potenziale di crescita. Tra questi ci sono il basso livello degli investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo e le difficoltà nel rafforzare il capitale umano, in particolare sul fronte dell’istruzione universitaria e delle competenze STEM.
È il quadro che emerge dal Teha Global Innosystem Index 2026, presentato alla 15a edizione del Technology Forum di Teha Group, il principale appuntamento sui temi dell’innovazione e dell’impresa. L’Indice confronta la capacità di innovazione dei 49 Paesi in tutto il mondo attraverso cinque macro-dimensioni: capitale umano, risorse finanziarie a supporto dell’innovazione, innovatività dell’ecosistema. attrattività dell’ecosistema ed efficacia dell’ecosistema innovativo.
Le criticità -
La distanza dai Paesi leader emerge soprattutto sul fronte del capitale umano, dove l’Italia è 33ma, penalizzata dal basso numero di laureati Stem e dalla spesa pubblica in istruzione; si posiziona, inoltre, al 37° posto per investimenti pubblici in educazione in rapporto al Pil. Criticità anche per quanto riguarda le risorse finanziarie a supporto dell’innovazione, ambito in cui l’Italia è 30ma: gli investimenti privati in R&D valgono lo 0,79% del Pil e quelli complessivi l’1,38%, mentre il venture capital si ferma allo 0,03% del Pil.
Uno dei principali fattori che penalizzano il Paese è il livello degli investimenti pubblici in istruzione. L’Italia è 37ma per spesa pubblica in educazione in rapporto al Pil. A questo si aggiunge il ritardo sul fronte della formazione universitaria: solo il 31,58% della popolazione tra 25-34 anni è laureata, dato che colloca l’Italia al 35° posto mondiale. Anche gli indicatori legati alle competenze tecnico-scientifiche mostrano un ritardo rispetto ai principali competitor internazionali: Italia è 21ma per quota di laureati stem (23,55% del totale dei laureati).
L’Italia è inoltre 27ma per presenza di università nella top 200 mondiale, con appena il 6,98% degli atenei classificati tra i migliori al mondo, lontanissima dai numeri del podio. Di conseguenza restano deboli le performance legate all’attrattività internazionale del sistema formativo e della ricerca: il Paese è 30° per attrattività nei confronti degli studenti internazionali. Anche sul fronte delle risorse finanziarie a supporto dell’innovazione, l’Italia si ferma alla 30ma posizione, a incidere è soprattutto il limitato livello degli investimenti privati e pubblici in ricerca e sviluppo
Ricerca scientifica e supercomputer: dove eccelle l’Italia -
Sul fronte dell’efficacia dell’ecosistema innovativo, l’Italia si conferma tra i Paesi più solidi a livello internazionale: è sesta nel mondo, prima di Germania, Francia e Cina, per efficacia nel trasformare ricerca e innovazione in risultati economici concreti. Emerge anche la qualità della ricerca scientifica: l’Italia è quinta per numero di pubblicazioni (circa 814mila) e citazioni (circa 4.365), indicatori che misurano l’impatto e la rilevanza internazionale della produzione accademica di un Paese.
L’Italia si distingue inoltre per la bilancia commerciale di servizi R&D, dove occupa il 6° posto mondiale con un saldo di 3,71 miliardi di dollari. Questo parametro è rilevante in quanto evidenzia la competitività globale di un Paese nell’offerta di servizi di ricerca avanzata, un ambito strettamente legato alla leadership nell’innovazione. Un altro elemento di forza è rappresentato dalla capacità computazionale: l’Italia è 7ma al mondo per potenza di calcolo dei supercomputer grazie alla presenza sul territorio nazionale di infrastrutture Hpc (High Performance Computing) tra le più avanzate al mondo, asset strategico per applicazioni di intelligenza artificiale e analisi di grandi moli di dati.
Dieci proposte per rilanciare l’ecosistema italiano dell’innovazione -
Dopo aver analizzato le attuali performance e il potenziale dell’ecosistema dell’innovazione in Italia, Teha ha elaborato 10 proposte per supportarne la crescita e lo sviluppo.
1. Definire una Politica Tecnologica Nazionale. Sostenere la competitività strategica a lungo termine dell’Italia attraverso una strategia nazionale strutturata, complementare all’attuale Legge sul Made in Italy (L. 206/2023), focalizzata su tecnologie emergenti come AI, manifattura avanzata, energia pulita e biotecnologie.
2. Istituire Zone d’Innovazione Speciali (ZIS). Creare poli tecnologici e cluster industriali dedicati ai settori strategici, come nucleare di nuova generazione e calcolo quantistico.
3. Contribuire alla definizione del quadro “EU.inc”. Semplificare l’espansione delle startup nel mercato unico europeo evitando fenomeni di arbitraggio normativo e fiscale.
4. Definire una Strategia Nazionale STEM. Colmare il divario di competenze attraverso un modello “STEAM” che integri discipline scientifiche e umanistiche, rafforzando ITS e collaborazioni pubblico-private.
5. Integrare il “coding for all”. Introdurre l’Alfabetizzazione Digitale come materia fondamentale a tutti i livelli scolastici e investire nella formazione continua degli insegnanti.
6. Lanciare un “Talent Attraction Package”. Attrarre talenti globali STEM, ricercatori e founder tramite incentivi fiscali e procedure digitalizzate fast-track.
7. Stabilire un “One-Stop Shop”. Semplificare autorizzazioni e burocrazia per accelerare sperimentazioni e investimenti in innovazione.
8. Rafforzare la collaborazione tra Industria e Accademia. Aumentare la retribuzione dei ricercatori di dottorato, standardizzare i contratti e incentivare il lifelong learning.
9. Pacchetto Attrazione R&S. Garantire stabilità e incentivi a lungo termine alle aziende che investono in ricerca e sviluppo in Italia.
10. Rafforzare il Trasferimento Tecnologico. Potenziare i Technology Transfer Office (TTO), valorizzare i brevetti e facilitare la cooperazione tra università e imprese.