Sono 743 i Comuni che riapriranno le loro urne, pochi mesi dopo l'appuntamento del referendum, per le Elezioni amministrative con cui eleggeranno il sindaco e rinnoveranno il consiglio comunale. Tra queste 18 capoluoghi di provincia, da Salerno e Messina a Mantova e Reggio Calabria, e un capoluogo di regione, Venezia. In totale un italiano su dieci dovrà esprimere la sua preferenza. Ma quando, e soprattutto come?
Quando si vota -
Le urne apriranno domenica 24 maggio dalle 7 di mattina alle 23. Riapriranno poi lunedì 25, ma con il classico orario ridotto, dalle 7 di mattina fino alle 15. Alla chiusura dei seggi, inizieranno le operazioni di spoglio.
Dove si vota -
Oltre la metà dei 743 territori chiamati alle Elezioni amministrative sono nel Sud Italia, per la precisione 385 su 743. Il Centro ne conta solo 90, il Nord 268. Una discrepanza dovuta, per quanto riguarda il Mezzogiorno, a una serie di scioglimenti anticipati dell'organo di governo locale. I Comuni si dividono anche - anzi soprattutto - per numero di residenti, un dato che incide sulle modalità di voto. In 118 casi si tratta di città con oltre 15mila abitanti, che ospitano un totale di 4,8 milioni di persone. I capoluoghi di regione chiamati a esprimere una preferenza sono Venezia, Salerno, Mantova, Lecco, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria, Agrigento, Enna e Messina.
Come si vota: voto disgiunto, liste e preferenze nei Comuni piccoli -
Le modalità di voto sono radicalmente diverse per i Comuni considerati "minori", con meno di 15mila abitanti, e quelli "superiori". Per le amministrazioni più piccole non è possibile infatti il voto disgiunto: la preferenza conta per un candidato sindaco sia se si barra la casella con il suo nome sia se la "x" è segnata su un partito che sostiene la sua candidatura. È possibile esprimere una sola preferenza per i consiglieri.
Come si vota: voto disgiunto, liste e preferenze nei Comuni maggiori -
Nei Comuni con almeno 15mila abitanti, la modalità di elezione si fa più intricata. È infatti ammesso il voto disgiunto, che permette di sostenere il nome di un candidato sindaco e una lista non collegata al medesimo candidato. In questo caso il voto è attribuito sia al candidato che alla lista dei consiglieri non collegata. È anche possibile tracciare solo un segno sul candidato sindaco o sulla lista, nel qual caso il sostegno va al nome a cui la lista è associata. Oppure segnare sia il candidato sindaco che una delle liste a lui connesse. Anche in questo caso è possibile esprimere preferenze connesse alla lista segnata. In caso di espressione di due nomi, bisogna segnalare quello di una candidata di genere femminile e di un candidato di genere maschile pena l’annullamento della seconda preferenza.
Come si decide chi vince le elezioni -
Nei Comuni con meno di 15mila abitanti verrà eletto sindaco il candidato con più voti, il ballottaggio si tiene solo in caso di perfetta parità di voti. Nei Comuni con oltre 15mila abitanti, i consiglieri comunali sono eletti con sistema proporzionale ed è previsto il ballottaggio se nessun candidato sindaco supera il 50% +1 dei voti. Se nessun candidato riesce a raggiungere quella soglia, ci sarà un ulteriore round elettorale con i due candidati più votati, che si terrà tra domenica 7 e lunedì 8 giugno. Le liste che sostengono il candidato eletto riceveranno il 60% dei seggi in consiglio se avranno ottenuto il 40% dei voti e se un’altra coalizione di liste non ha superato il 50% dei voti validi al primo turno. La soglia di sbarramento delle liste è fissata al 3%.
Che documenti servono per andare alle urne -
Possono votare tutti i residenti iscritti nelle liste elettorali che abbiano compiuto 18 anni entro il giorno della votazione. Per esprimere la propria preferenza, bisognerà recarsi al proprio seggio elettorale con un documento di riconoscimento (carta d’identità, patente di guida o passaporto), oltre che con la tessera elettorale. Se l'avente diritto ha smarrito la tessera o ha esaurito gli spazi per i timbri, è possibile chiederne una nuova presso gli uffici del Comune in cui si è residenti.
La situazione attuale: chi governa dove -
Sul totale dei 118 Comuni più grandi che andranno alle urne, 47 sono amministrati da una coalizione di centrosinistra e 41 dal centrodestra. Venezia, l'unico capoluogo di regione chiamato al voto, viene dal doppio mandato di Luigi Brugnaro, del centrodestra. Tra le altre grandi città, Messina esce dall'amministrazione quinquennale di Federico Basile, del movimento Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Sarà sempre De Luca, ma Vincenzo, a tentare di tornare a vestire la fascia tricolore a Salerno dopo due mandati a inizio anni Duemila e dopo un decennio alla guida della Regione Campania. In Toscana, Prato torna a votare due anni dopo l'ultima tornata dopo che la giunta Pd è stata travolta da un'indagine per corruzione. Arezzo e Pistoia invece, conquistate nelle scorse due elezioni dal centrodestra, saranno terreno di battaglia apertissima. A Reggio Calabria a destra di governo cerca conferme, mentre a Chieti (Abruzzo) ci sono prove di campo largo dopo un primo esperimento riuscito cinque anni fa.