"I dati Istat che certificano il calo della natalità, non fanno altro che confermare qualcosa che le famiglie italiane vivono quotidianamente sulla loro pelle: si chiama Fertility Gap, ed è la differenza tra il numero di figli che una famiglia desidera e il numero di figli che riesce effettivamente ad avere nella vita. Lo posso assicurare, la buona volontà non c’entra nulla. Qui si tratta di scontrarsi con difficoltà oggettive con cui chi è genitore o vorrebbe esserlo, si misura necessariamente". A parlare è Francesca Fiore, cofondatrice e autrice del blog Mammadimerda, un progetto editoriale oggi seguito da migliaia di donne e non solo, con una vocazione prettamente sociale.
Francesca Fiore: ecco le motivazioni che portano al calo della natalità" -
Con lei abbiamo parlato in prima battuta di natalità. I dati Istat diffusi in queste ore ci consegnano, in questo senso, un quadro sempre più allarmante in cui le nascite continuano a diminuire. Ma quel che più deve allarmarci, sottolinea Francesca Fiore, non sono i dati ma le motivazioni. Raccogliendo i commenti e i pensieri di centinaia di donne ogni giorno, Francesca ci restituisce una panoramica del problema che certamente vede tra le cause problemi di natura economico-lavorativa, ma che non si esaurisce qui.
"Non si tratta di convincere le donne che non vogliono i figli a farli, ma di supportare quelle che ne vogliono a riuscire ad averli, anche più di uno" spiega Francesca. "E su questo incidono non solo le problematiche di natura economica e lavorativa, ma anche l’età in cui si diventa madri per la prima volta e il tipo di assistenza e di sostegno che le famiglie ricevono dopo la nascita di un bambino, anche in età scolare".
Se potessi scrivere un decreto d'urgenza per invertire la rotta della denatalità, quali sarebbero le prime tre misure concrete?
"Indubbiamente il primo intervento riguarderebbe la revisione del calendario scolastico, con scuole aperte anche quando le lezioni sono sospese. Sul modello di altri stati lungimiranti, come per esempio la Francia, punterei a lasciare gli istituti scolastici aperti nei mesi di luglio e agosto proponendo agli studenti attività ricreative gestite dal terzo settore, ad allungare il periodo delle lezioni sia a giugno che a settembre e a far fare più pause agli studenti durante l'anno (ma sempre con la possibilità di poter usufruire delle scuole aperte per chi lo desidera). Sarebbe secondo me il modo migliore per sostenere i genitori che lavorano e allo stesso tempo alleggerire il carico di stress degli studenti che spesso arrivano a giugno completamente saturi, date le poche pause fatte durante l’anno scolastico. C’è da considerare, prosegue Francesca Fiore, che il calendario scolastico, così come strutturato, non è più al passo con i tempi. Oggi la stragrande maggioranza dei genitori ha una occupazione e conciliare la vita lavorativa con quella familiare è diventato sempre più un rebus. In questa direzione va anche la nostra petizione (che ha raccolto quasi 80mila firme) in cui chiediamo alle istituzioni di rimodulare il calendario scolastico italiano, il più lungo d'Europa insieme alla Danimarca, con 200 giorni di lezione e con due tristi primati: la pausa estiva più lunga e uno dei sistemi più stressanti del mondo".
"Poi modificherei la legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) cercando di offrire maggior sostegno a coloro che desiderano un figlio ma non riescono ad averlo. È uno scoglio importante perché negli ultimi anni l’età media delle madri è cresciuta e spesso ci si ritrova nella situazione in cui quando finalmente si pensa sia arrivato il momento di avere un figlio questo non arriva proprio per problemi di fertilità".
"E poi senza dubbio rivedrei le fasce Isee tenendo in considerazione maggiormente il ceto medio, oggi in difficoltà, e offrendo maggiori sostegni, equiparando i congedi parentali e incentivando l’equilibrio tra vita privata e lavoro".
In Emilia-Romagna la scuola apre il 31 agosto: "Un esempio virtuoso" -
L'Emilia-Romagna in questo senso ha fatto una scelta coraggiosa e ha deciso di aprire le scuole primarie di 41 comuni il 31 di agosto, in netto anticipo rispetto alla data del 14 settembre prevista dal calendario regionale. Una iniziativa a cui le famiglie potranno decidere di aderire volontariamente e grazie alla quale gli studenti potranno partecipare a laboratori culturali, sportivi, musicali e momenti di gioco.
Una reale boccata d’ossigeno per la conciliazione di cui ha parlato?
"Di certo è una buona base di partenza, non un punto d'arrivo. È un segnale positivo che le amministrazioni si stiano rendendo conto delle esigenze delle famiglie e che stiano cercando di dare una risposta. Come ho detto prima, l’obiettivo finale è quello di arrivare a una scuola "aperta" tutto l'anno".
Spesso la reazione a queste proposte è: "Allora non fate figli se poi volete parcheggiarli a scuola anche d'estate". Come risponde a questo tipo di provocazione?
"Io credo che la scuola sia il luogo migliore dove mio figlio possa stare. A sentire queste affermazioni mi viene da allargare il concetto e rispondere con provocazioni ancora più forti: "Se vai a cavallo e ti sloghi la caviglia ci pensi tu? Senza ricorrere al sistema sanitario nazionale?". Alla fine è lo stesso principio: devi cavartela da solo. E allora mi chiedo: “Vogliamo davvero un mondo di questo tipo?" Io penso di no".