il giallo di campobasso

Morte avvelenate a Pietracatella, indagini nei cellulari delle vittime su eventuali loro ricerche sulla "ricina"

L'obiettivo degli inquirenti è capire se a tentare di trovare notizie in Rete sulla sostanza letale siano state Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia, decedute dopo Natale

Gli investigatori, al lavoro sul giallo di Pietracatella (Campobasso), cercano di capire se, a cercare in Rete notizie sulla ricina, siano state le stesse donne poi morte avvelenate, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia. E' quanto emerge dalla convocazione delle parti offese e degli indagati per venerdì 22 maggio, in questura, a Campobasso, quando saranno estratti i dati da telefoni, modem, pc e tablet prelevati nei giorni scorsi dalla casa di famiglia. Intanto la procuratrice afferma: "Non ci sono indagati né sospettati".

L'obiettivo degli investigatori -

 La procura, nel dettaglio, chiede di estrapolare da ciascun apparato dati utili per accertare "rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi"; e poi estrapolazione delle chat intrattenute tra mamma e figlia, poi decedute, inerenti la patologia da ricina affrontata in casa e in ospedale tra il 25 e il 28 dicembre. Viene anche chiesta l'estrapolazione di tutti i dati "relativi ai rapporti con familiari, parenti e amici, da identificare, da parte dei possessori degli apparati" per accertare fatti e circostanze idonee a ricostruire le abitudini di vita, i rapporti interpersonali delle vittime; estrapolazione di dati relativi alla presenza di documenti, note, pagine di diario, missive inerenti a eventuali patologie sofferte dalle vittime e non conosciute". Infine, si cercano foto, navigazioni in internet, registrazioni vocali, posizioni dei dispositivi e molti altri dati. Il periodo di ricerca indicato dagli investigatori è molto ampio: dalla prima accensione dei dispositivi al giorno del loro ultimo utilizzo.

Gli accertamenti tecnici -

 I nuovi accertamenti tecnici non ripetibili su telefoni e computer saranno effettuati da personale dello Sco, delegato dalla Procura di Larino. Gli esperti informatici dell'Anticrimine dovranno estrarre i dati dai 7 dispositivi elettronici prelevati nella casa della famiglia Di Vita il 4 maggio (due iPhone, due modem, un tablet, un pc portatile e due Samsung e Redmi). Alle operazioni potranno partecipare gli indagati e le parti offese con i loro legali e consulenti. Lo Sco avrà poi 60 giorni di tempo per consegnare il lavoro.

Capo Squadra Mobile: "Diverse ipotesi, lasciateci lavorare" -

 Sempre più fitto il giallo di Pietracatella. "Stiamo lavorando, lasciateci lavorare". Sono le poche parole pronunciate dal capo della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano ai giornalisti che hanno chiesto aggiornamenti sulla morte, dopo Natale, di madre e figlia, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, avvelenate con la ricina. "Rimangono varie ipotesi, per il resto no comment", si è limitato a dire l'investigatore di fronte alle domande sulle indagini, fatte a margine di una conferenza stampa in questura.

"Non posso parlare", ha detto ancora Graziano che poi si è soffermato sul lavoro svolto in queste settimane dagli agenti. "Conoscete l'impegno per le indagini su Pietracatella, ma contemporaneamente lavoriamo anche su tutto il resto". Gli è stato chiesto se si indaga anche per terrorismo: "Per me è escluso", risponde. Quando si concluderanno le indagini? "Magari lo sapessi".

La procuratrice: "Non ci sono indagati né sospettati" -

 "Io sono una donna estremamente cauta. Fino a quando non avrò la certezza e non vedrò con i miei occhi a ritroso, non crederò. Passeranno giorni e mesi perché al momento non ci sono sospettati e nemmeno elementi che lasciano pensare a chi possa essere stato". Lo afferma la procuratrice di Larino Elvira Antonelli. "Abbiamo bisogno di tante certezze - aggiunge - che in questo momento non abbiamo, perché abbiamo messo in piedi diverse cose che porteranno a una serie di conclusioni all'esito delle quali si potrà andare a colpo sicuro su quello che è stato. Al momento non ci sono indagati, ma con le attività che abbiamo messo in piedi si arriverà a una conclusione". In merito al riferimento a parenti delle vittime che compaiono nelle "circostanze aggravanti" del fascicolo d'inchiesta Antonelli risponde che "il riferimento è alla premeditazione e all'uso del mezzo venefico".

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