OBIETTIVO DE-ESTINZIONE

Un uovo artificiale per riportare in vita il moa gigante: la sfida di un'azienda americana

L'uccello, alto 3 metri e dal peso di 200 kg, è scomparso 600 anni fa in Nuova Zelanda per colpa dell'uomo

© Colossal Biosciences

© Colossal Biosciences

Un guscio stampato in 3D con una membrana di silicone trasparente. È l'uovo artificiale messo a punto dall'azienda americana Colossal Biosciences per riportare in vita specie di uccelli estinte e salvaguardare quelle minacciate. Dopo le ricerche sul mammut e il metalupo, è il nuovo capitolo di quella che l'azienda chiama de-estinzione. Al momento l'uovo artificiale ha fatto da incubatore a 26 pulcini: una sorta di collaudo prima di affrontare il vero obiettivo, ossia riportare in vita il moa gigante dell'Isola del Sud (Dinornis robustus), un uccello neozelandese alto tre metri che deponeva uova delle dimensioni di un pallone da rugby.

Cos'è il moa gigante dell'Isola del Sud -

 Il moa gigante dell'Isola del Sud era un enorme uccello incapace di volare che viveva in Nuova Zelanda fino a circa 600 anni fa. Le dimensioni erano impressionanti: le femmine potevano superare i 3 metri di altezza con il collo esteso e pesare oltre 200 kg. I maschi erano molto più piccoli.

Era un animale erbivoro: mangiava foglie, ramoscelli, frutti e piante. Viveva soprattutto nelle foreste e nelle pianure dell'Isola del Sud della Nuova Zelanda. Tra i suoi predatori c'era l'Aquila di Haast, una gigantesca aquila oggi estinta. Per confronto, il moa gigante era uno degli uccelli più alti mai esistiti, più alto persino dell'attuale struzzo comune.

I moa si estinsero poco dopo l'arrivo dei primi polinesiani Maori in Nuova Zelanda, tra il XIII e il XV secolo, principalmente a causa della caccia e della distruzione dell'habitat.

Manca una pubblicazione scientifica -

 L'uovo artificiale, del quale l'azienda ha parlato ma non ha ancora descritto in una pubblicazione ufficiale, è un progetto ritenuto interessante da parte del mondo scientifico, come si legge sul sito della rivista Nature, ma impossibile da valutare senza alcun dato a disposizione. L'azienda di Dallas, afferma l'amministratore delegato Ben Lamm, non prevede una pubblicazione scientifica in proposito, mentre spera di commercializzare la tecnologia e di renderla disponibile anche per iniziative di conservazione della natura.

I punti deboli -

 La membrana pare essere il punto debole dell'uovo artificiale della Colossal Biosciences: al momento, infatti, non sembra essere in grado di favorire lo sviluppo completo di un embrione. La sua finestra trasparente sulla parte superiore permette di controllare quanto accade all'interno. La stessa azienda dice che gli embrioni, con il tuorlo e l'albume, sono stati trasferiti nelle uova artificiali 36-40 ore dopo la deposizione e finora sono nati 26 pulcini.

I precedenti -

 Da decenni si cerca di far schiudere uccelli da uova artificiali. Il primo successo in questo campo risale al 1998, con embrioni di quaglia. A queste prime uova, di vetro, sono seguite quelle di plastica trasparente allo studio in Giappone.

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