Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti che si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%. Sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150%, mentre in 8 carceri si supera addirittura il 200%. Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia. Nonostante il governo abbia annunciato un Piano carceri, i posti disponibili sono diminuiti di 537 unità dall'avvio del piano. Emerge dal XXII Rapporto di Antigone sulla detenzione.
Cresce età media detenuti e aumentano i giovanissimi -
L'età media della popolazione detenuta cresce. Fino al 2010 i detenuti con meno di 40 anni erano in netta maggioranza, oltre il 60%. Alla fine del 2024 erano il 44,1%. Alla fine del 2025 il 43,9%. Emerge da rapporto di Antigone. Di converso gli over 50, che nel 2010 erano il 15,8% dei presenti, alla fine del 2024 erano il 29,4% e alla fine del 2025 il 29,5%. Se l'età media della popolazione detenuta avanza, questo sta avvenendo nonostante i giovanissimi, per quanto pochi, sono sempre di più. I ragazzi dai 18 ai 20 anni, a lungo in netto calo tra i presenti, sono passati dall'1% delle presenze alla fine del 2021 all'1,6% nel 2024, dato confermato anche alla fine del 2025. Mentre i giovani tra i 21 e i 24 anni, anche loro in costante calo in termini percentuali, hanno fatto registrare il loro minimo alla fine del 2022, un 4,7%, per iniziare a crescere fino all'attuale 5%. Se dunque la popolazione detenuta invecchia, la tendenza è quanto meno contenuta dalla recente crescita dei giovani adulti.
Raddoppiati i bambini detenuti insieme alle madri -
Al 31 marzo 2026 erano 26 i bambini detenuti nelle carceri italiane insieme alle loro 22 madri, 11 delle quali straniere. Un anno prima erano 11. È quanto emerge dal XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia dal titolo "Tutto chiuso". I bambini sono ospitati negli istituti di Milano San Vittore (8), Lauro (7), Torino (6), Roma (3), Milano Bollate (1) e Messina (1). Il loro numero a metà del 2025 era 19, poi salito a 26 alla fine dell'anno.
"Era un dato che avevamo previsto, a seguito dell'emanazione del decreto legge sicurezza che aveva cancellato l'obbligo del rinvio dell'esecuzione della pena per donne incinte o con prole inferiore a un anno di età - denuncia Antigone -. Un passo indietro rispetto ai miglioramenti registrati negli ultimi anni, come se la sicurezza di un paese passasse da una manciata di donne". Al 31 marzo 2026 le carceri italiane ospitavano 2.804 donne, pari al 4,4% della popolazione detenuta, un dato sostanzialmente stabile nei decenni. A queste si aggiungono le 22 ragazze detenute nelle carceri minorili, pari al 3,95% del totale delle presenze negli Istituti Penali per Minorenni. Le tre carceri femminili (Roma, Venezia, Trani) ospitano complessivamente 501 donne, meno di un quinto del totale. Le altre sono ospitate in sezioni femminili collocate in carceri a prevalenza maschile, che a volte arrivano a prevedere la presenza anche di pochissime donne, che finiscono per vivere un secondo isolamento all'interno della struttura. "È questa un'annosa questione che si risolverebbe con estrema facilità qualora il sistema penitenziario, superando antiquati e insensati divieti, permettesse l'organizzazione di attività diurne congiunte, quali classi scolastiche o corsi di formazione", si legge nel report.
60% detenuti trascorre l'intera giornata in cella -
Oltre il 60% delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata chiusa in cella. Solo il 22,5% si trova in sezioni a sorveglianza dinamica. Negli ultimi mesi circolari del Dap hanno ulteriormente limitato libertà di movimento, attività e aperture verso l'esterno. A sostenerlo è sempre Antigone.
"Nel promuovere queste misure si è fatto spesso riferimento a presunte questioni di sicurezza all'interno degli istituti eppure, proprio a partire da queste misure, è cresciuta la tensione", afferma l'associazione, che pubblica alcuni dati: le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 (+12,4%); le aggressioni tra persone detenute sono passate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (+73%); gli atti turbativi dell'ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6%. È la polizia penitenziaria che deve chiedere un ritorno al carcere aperto, sostiene Antigone.
I suicidi -
Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere. Dall'inizio del 2026 i suicidi sono già 24. In meno di un anno e mezzo sono morte suicide 106 persone detenute. Nel solo 2025 ci sono stati anche 254 decessi complessivi, il dato più alto registrato da decenni. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2mila ogni 10mila detenuti: significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti autolesivi.
Di fronte a questo scenario Antigone chiede al governo di cambiare radicalmente approccio e propone: un piano Marshall per le carceri riempiendole di vita in vista dell'estate allo scopo di ridurre il numero dei suicidi; il ritiro di tutte le circolari che hanno chiuso il carcere a partire da quelle sulla media e alta sicurezza; misure urgenti per ridurre il sovraffollamento; maggiore accesso alle misure alternative anche attraverso l'uso del Consiglio di disciplina allargato per proporre premi tra cui anche la grazia; predisporre l'accesso alla detenzione domiciliare per tutti coloro che hanno da scontare un fine pena inferiore ai 12 mesi; investimenti per il lavoro professionalizzante; apertura di sezioni di liceo e di poli universitari riducendo gli ostacoli burocratici; sport per tutti d'estate all'aperto in ogni carcere; il ripristino di modelli di custodia aperta e della sorveglianza dinamica; telefonate quotidiane; la riduzione dell'uso dell'isolamento e la limitazione della sorveglianza particolare oggi abusata; interventi immediati per prevenire suicidi e autolesionismo e informazione dei parenti nell'immediatezza dei fatti; costituzione di parte civile del governo in ogni procedimento per tortura o lesioni commesse da esponenti del Corpo di Polizia Penitenziaria o altri membri dello staff; screening generale di salute per tutti i detenuti a partire da malattie infettive e psichiatriche e altro ancora.
"Quello che riscontriamo quotidianamente con le nostre visite di monitoraggio, nelle nostre conversazioni con tutte le componenti che lavorano e vivono nel sistema penitenziario, è un panorama di crescente tensione. Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati. Dove le giornate passano nella noia e nell'apatia, con l'uso di psicofarmaci come elemento 'calmante' e 'stabilizzante'. Bisogna invece aprire il carcere, al mondo esterno, al volontariato, alle attività", dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
Calano gli omicidi e diminuiscono anche i femminicidi -
È quanto emerge dal rapporto di Antigone. Gli omicidi volontari continuano a diminuire: sono stati infatti 326 nel 2024 contro i 341 del 2023. Il trend trova conferma nei primi mesi del 2026, con una riduzione particolarmente marcata dei femminicidi in ambito affettivo. Nel primo trimestre del 2025, si sono registrati 11 omicidi volontari di donne commessi in ambito familiare o affettivo da parte di partner o ex partner. Nello stesso periodo del 2026, il dato ha mostrato una flessione, con 5 casi rilevati. Al 7 aprile scorso le persone detenute nel macro circuito alta sicurezza erano 9.264, pari al 14,49% del totale delle persone detenute. Al 31 dicembre 2025 gli ergastolani erano 1.901, di cui 143 gli stranieri (7,5%).