equilibrio fuori dagli schemi

Tra famiglia allargata e bigamia, le parole di Pupo sulle "due mogli" riaprono il dibattito

Tra relazioni multiple, poliamore e limiti giuridici, il cantante toscano fa riflettere su quanto la società italiana sia davvero pronta a superare il modello monogamico tradizionale

di Manuela D'Argenio
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Pupo ha compiuto 70 anni, festeggia 50 anni di carriera con un tour internazionale ed è tornato nuovamente a parlare del rapporto con le due donne della sua vita. Da anni racconta senza troppi giri di parole il suo legame con la moglie Anna Erli, sposata nel 1974, e con la compagna Patricia Abati, entrata nella sua vita nel 1989. Una situazione che lui non ha mai nascosto e che spesso viene raccontata con curiosità, ironia, a volte anche con un po’ di morbosità. Pupo ha voluto smontare la versione romantica da "tre cuori e una capanna" e ha riacceso in Italia un dibattito mai davvero sopito: dove finisce la libertà sentimentale e dove comincia la violazione della legge?

Una famiglia allargata - Il cantante toscano che da anni racconta pubblicamente la propria famiglia allargata, ha ribadito di vivere da decenni un equilibrio affettivo fuori dagli schemi tradizionali. Nessun segreto, nessuna doppia vita clandestina: una convivenza emotiva dichiarata, accettata dalle persone coinvolte e trasformata quasi in manifesto culturale. Ma attenzione: quella di Pupo non è bigamia, almeno dal punto di vista giuridico.

La bigamia è reato - In Italia la bigamia è un reato previsto dall’articolo 556 del Codice Penale. Si configura quando una persona contrae un nuovo matrimonio civile pur essendo già legalmente sposata. La pena prevista arriva fino a cinque anni di reclusione. La legge, dunque, non punisce la pluralità delle relazioni sentimentali, bensì la sovrapposizione di vincoli matrimoniali validi davanti allo Stato. Ed è proprio qui che il caso mediatico di Pupo diventa interessante. La sua storia si colloca in una zona grigia sempre più frequentata dalla società contemporanea: famiglie non convenzionali, relazioni aperte, poliamore, convivenze multiple. Modelli che sfidano la cultura tradizionale italiana ma che, finché non producono effetti giuridici incompatibili con il matrimonio civile, restano perfettamente leciti.

Crescono le relazioni poliamorose - Negli ultimi anni sociologi e psicologi hanno registrato una crescente visibilità delle relazioni poliamorose, soprattutto tra le nuove generazioni urbane. Il fenomeno delle relazioni non monogamiche consensuali è in crescita anche in Italia. Un sondaggio Ipsos commissionato dalla piattaforma Wyylde nel 2025 ha rilevato che circa un milione di italiani avrebbe già vissuto relazioni con più partner contemporaneamente, mentre 2,5 milioni si dichiarano interessati a sperimentare forme di poliamore. Anche il contesto culturale sembra cambiare rapidamente. Il rapporto Censis 2026 sui comportamenti sessuali degli italiani evidenzia un aumento delle esperienze relazionali "non convenzionali": i rapporti a tre o più persone sarebbero passati, tra il 2000 e il 2025, dallo 0,7% al 6,8% tra le donne e dal 3,2% al 20,1% tra gli uomini.Parallelamente, i dati Istat mostrano un calo costante dei matrimoni tradizionali e una crescita delle convivenze e dei modelli familiari alternativi, segnale di una trasformazione più ampia dei legami affettivi nel Paese.

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