Nell'ambito della nuova inchiesta del delitto Di Garlasco, per gli inquirenti "l'impronta 33" è una traccia dell'assassino: inizialmente ignorata e poi rovinata dall'uso della ninidrina, la traccia sul muro a pochi passi dove fu ritrovato il corpo di Chiara Poggi, secondo la lettura delle nuove indagini sarebbe stata lasciata dall'assassino nell'atto di sporgersi per guardare quanto appena compiuto.
"Partendo dal presupposto che per noi non è attribuibile ad Andrea Sempio - le parole dell'avvocato Angela Taccia - ci sono delle discrasie importanti tra l'impronta 33 e la ricostruzione secondo la nuova BPA, sembra che non sia a nostro avviso riconducibile alla scena dell'omicidio, alla scena criminis".
"La nuova BPA dice innanzitutto che ci sono delle impronte, o meglio purtroppo c'erano - ha spiegato l'avvocato Taccia - sul corpo della vittima, sulla spalla sinistra e apparterebbero alla mano sinistra dell'aggressore, invece l'impronta 33 sarebbe della mano destra di questo fantomatico assassino che si sporge, non si sa per quale motivo, per vedere il corpo della vittima".
"Sappiamo tutti che la porta a soffietto è stata ritrovata chiusa - ha aggiunto il legale - ora se la mano destra e quella sinistra erano sporche o bagnate di sangue in particolar modo, com'è possibile che sul pomello di quella scala non ci siano impronte? O Stasi ha mentito o l'impronta 33 non è riconducibile alla scena criminis".