L’evento

“The Red View – Beyond The Surface”, così Campari ha colorato di rosso Milano

Si è conclusa la tre giorni organizzata presso la Cittadella degli Archivi, che ha raccontato il legame tra il brand e la città

© Campari

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Si è conclusa la tre giorni di “The Red View – Beyond The Surface”, evento organizzato da Campari presso la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano. Il progetto ha trasformato il luogo in un’esperienza immersiva, unendo cultura urbana e arte al racconto del legame tra la città e il brand.  Il viaggio è iniziato attraverso un palinsesto di podcast live per dare voce a un racconto corale di Milano: ad aprire il percorso è stato Supernova, con Alessandro Cattelan e Matilde Gioli. Si è poi continuato con Gangster, insieme a Piero Colaprico e Ilaria Ferraresi, che ha accompagnato gli ospiti nella Milano noir degli anni ’70, per poi chiudersi con Città, con Pierluca Mariti, Antonio Giorgino e Paolo Bovio, in uno sguardo condiviso sulla Milano contemporanea.

La mostra a cura di Galleria Campari -

 Oltre ai podcast c’è stata anche la mostra “Milano. Campari. Geografia e memoria dell’aperitivo”, a cura di Galleria Campari: sono stati esposti manifesti storici, materiali d’archivio, insegne e tracce urbane per mettere in luce la presenza del brand nel paesaggio della città. Cuore dell’esperienza è stata poi la Sala Ansperto, dove l’archivio si è trasformato in un’esperienza per immergere gli ospiti nell’universo narrativo di The Red View. 

Il murales alla Cittadella -

 La sera poi la Cittadella degli Archivi del Comune di Milano ha cambiato ritmo: il rosso Campari è diventato materia viva nelle mani di 30 bartender provenienti da tutta Italia, invitati a condividere la propria visione e creatività attraverso i loro signature drink. Oltre all’esperienza è rimasto anche un segno concreto di “The Red View – Beyond The Surface”: il murales site-specific firmato da Gio Pastori, sostenuto da Campari, ha lasciato alla Cittadella degli Archivi del Comune di Milano un intervento permanente pensato per dialogare con l’architettura del luogo e con la sua identità archivistica.