PANNELLI CONTRO LA CRISI

Cina: fornitore globale di sole

A marzo la nazione asiatica ha esportato sessantotto gigawatt, un volume che ha raddoppiato quello di febbraio e ha superato del 49% il precedente record di agosto 2025

di Dario Donato
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Sessantotto gigawatt in un solo mese. È la cifra che la Cina ha esportato in pannelli, celle e wafer solari nel marzo 2026, secondo l'analisi del centro studi Ember basata sui dati delle dogane cinesi. Una cifra che equivale all'intera capacità fotovoltaica già installata della Spagna, ma spedita in trenta giorni. Il volume di marzo ha raddoppiato quello di febbraio e ha superato del 49% il precedente record di agosto 2025.

Cinquanta paesi hanno registrato il loro massimo storico di importazioni di solare cinese, altri sessanta hanno toccato i picchi degli ultimi sei mesi. Facile pensare a un effetto diretto della guerra in Iran. Mentre il petrolio e il gas si trasformavano in armi geopolitiche bloccate nello Stretto di Hormuz, il resto del mondo è corso ad acquistare la sola alternativa scalabile, veloce e indipendente dalle materie prime fossili: il sole.

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La mappa di chi compra rivela le strategie sottostanti. Africa e Asia rappresentano tre quarti dell'aumento, con esportazioni rispettivamente cresciute del 176% e del 100% in un mese. Nigeria, Etiopia e Kenya hanno superato per la prima volta nella loro storia il gigawatt di importazioni mensili. Ma c'è un secondo dato, ancora più sistemico, contenuto nel rapporto Ember: nel 2025 la crescita del solare ha sostituito tanta elettricità a gas quanta ne avrebbe potuta generare l'intero gas liquefatto passato attraverso lo Stretto di Hormuz. Tradotto: ogni pannello installato è un metro cubo di gas non comprato, una bolletta non gonfiata, una vulnerabilità geopolitica in meno.

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La transizione energetica, finora raccontata come investimento da sostenere per il clima, si rivela oggi l'unico vero ammortizzatore economico contro gli shock da carenza fossile. Mentre l'Occidente discute se rallentare il Green Deal per gestire l'emergenza, il resto del mondo in via di sviluppo sta scoprendo che la transizione non è il problema. È sostanzialmente la risposta.