"Sono uscito perché quel giorno morivo. Non volevo fare del male a nessuno". Sono le parole che Salim El Koudri avrebbe detto in un colloquio in carcere con il suo legale, secondo l'agenzia Ansa, riferendosi a quanto successo sabato 16 maggio, quando l'uomo ha investito e ferito sette persone in centro a Modena. Il racconto sarebbe apparso vago e annebbiato, con ricordi che spesso dovevano essere stimolati dallo stesso avvocato "Andavo più forte che potevo" avrebbe aggiunto. E quando è stato informato delle condizioni dei feriti, tra cui la donna che ha perso le gambe, avrebbe risposto: "Che cosa tremenda".
Nel corso del colloquio il fermato avrebbe chiesto sigarette, ma anche una Bibbia e di poter parlare con un prete. Le richieste sono di una persona che non risulta battezzata, ma che neppure frequentava la comunità islamica locale di Ravarino, diversamente dai suoi familiari. Salim El Koudri si trova in isolamento.
La difesa di El Koudri chiederà la perizia psichiatrica -
L'avvocato Fausto Giannelli, che difende Salim El Koudri, ha chiesto che il 31enne venga visitato da un medico in ospedale e poi chiederà la perizia psichiatrica. "È la cosa più urgente" ha detto il legale di El Koudri. "Non si è reso conto dell'accaduto, sembra in una situazione di confusione mentale. Sembra rivivere per la prima volta la memoria quando gli racconto quello che è successo sabato. È in una condizione di assoluta confusione, non sembra lucido. Apatico in certi momenti, sorpreso quando si ricorda quello che è capitato. Assolutamente inconsapevole" ha detto il legale.
"Non ha un perché, non ha una ragione e sembra ricordare cose che ha fatto un altro. Mi ha detto - ha raccontato il legale - 'io quel giorno sono uscito pensando di morire', non di uccidere e neanche di uccidermi, di morire". Poi, il racconto del 31enne al legale: "Mi ricordo che guidavo forte, più forte che potevo, perché quel giorno pensavo di morire e quando gli ho detto 'Invece hai rischiato di uccidere delle persone' per lui è stata un'affermazione come se l'avesse sentita, raccontata. Lui non ha memoria di quello che ha fatto".
El Koudri non ha chiesto della famiglia -
"Ho bisogno di qualcuno che mi capisca" Lo ha detto El Koudri all'avvocato. "Lui non m'ha nemmeno chiesto di incontrare la famiglia, gli ho detto io che chiederò un'autorizzazione al colloquio e lui mi ha detto "Ah, sì, va bene, ma loro vogliono? - ha aggiunto il legale - Ma in prima battuta ha chiesto le minime cose, le sigarette, ha chiesto di avere qualche libro da leggere, e la Bibbia. Una domanda un po' singolare, perché non è un musulmano credente, lo sapevamo, non frequenta la moschea, non fa il Ramadan, ma neppure un praticante cattolico" ha spiegato.
La famiglia di El Koudri prega per i feriti -
"Sono annichiliti dal dolore per le persone ferite, per la donna che ha perso le gambe - lo ha riferito l'avvocato del 31enne, aggiungendo - Mi hanno chiesto più dei feriti che del figlio, poi mi hanno chiesto del figlio perché sono consapevoli della gravità del fatto. La famiglia è chiusa nel dolore, ma ha compreso la gravità. Mi hanno detto che l'unica cosa a cui pensano e per cui pregano è la salute delle persone ricoverate in ospedale, che è la cosa più importante" ha ribadito.
I genitori non sapevano dei problemi psichici -
Nel 2022 Salim El Koudri si rivolse al centro di salute mentale perché si sentiva perseguitato e iniziò a prendere delle pastiglie. Lo avrebbe riferito lo stesso fermato, parlando con il suo avvocato. La famiglia non era a conoscenza del percorso di cure intrapreso dal ragazzo e interrotto nel 2024. Nell'ultimo periodo il giovane stava sempre più spesso da solo, parlava da solo, stava a lungo su telefono e pc. I genitori avevano capito che stava male, non era lucido. Un tema di cui El Koudri si lamentava era l'assenza di lavoro: in passato aveva lavorato, per brevi periodi, per almeno quattro aziende, come magazziniere, spedizioniere e come impiegato, che era quello che voleva fare.
Al via analisi su tablet, computer, cellulari di El Koudri -
La Procura di Modena ha conferito l'incarico per una consulenza informatica sui dispositivi sequestrati a Salim El Koudri. All'esperto Simone Gardella sarà chiesto di analizzare computer, tablet, cellulari vecchi che l'indagato aveva in casa. Gli inquirenti, la squadra mobile coordinata dalla Procura di Modena, ha spiegato l'avvocato Fausto Giannelli, hanno già iniziato a ricostruire qualcosa dei social e delle comunicazioni dell'uomo: "Hanno ricostruito messaggi anche strani, alcuni deliranti nel passato, però nessuna cosa che sembri ricondurre ad una radicalizzazione: non è un credente, né islamista, né islamico. Non ha contatti con nessuna rete, non hanno trovato al momento nessun video, nulla che possa far pensare a emulazione di un gesto terroristico. Non ha nessuna motivazione politica" ha confermato.