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Chi sono gli italiani di seconda generazione?

Sono figli di immigrati nati in Italia oppure arrivati da bambini, parlano italiano come prima lingua e i dati Istat  mostrano come questi giovani abbiano stili di vita, consumi culturali e relazioni sociali sempre più simili ai coetanei italiani

© ansa

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Dopo l'auto sulla folla a Modena e il fermo del conducente Salim El Koudri si torna a parlare di italiani di seconda generazione. Ma chi sono? Sono figli di immigrati nati in Italia oppure arrivati da bambini, parlano italiano come prima lingua, frequentano scuole italiane, tifano squadre italiane e spesso conoscono il Paese dei genitori soltanto attraverso i racconti familiari. Eppure, nel dibattito pubblico vengono ancora definiti "stranieri".

I dati demografici - Gli italiani di seconda generazione sono in realtà una componente sempre più centrale della società italiana contemporanea. Secondo gli ultimi dati demografici dell’Istat, al primo gennaio 2026 in Italia risiedono 5 milioni e 560mila cittadini stranieri, pari al 9,4% della popolazione totale. Una parte consistente di questa popolazione è composta da minori e giovani cresciuti nel Paese: la Fondazione Ismu stima oltre 1 milione e 44mila minorenni stranieri residenti nel 2025. Quando si parla di "seconde generazioni" non si fa riferimento soltanto ai ragazzi nati in Italia da genitori immigrati, ma anche ai giovani arrivati nel Paese durante l’infanzia. Secondo sempre le elaborazioni Istat sui giovani tra 11 e 19 anni con background migratorio, il 59,5% è nato in Italia, l’11,7% è arrivato prima dei sei anni, il 17% tra i sei e i dieci anni e l’11,8% dopo gli undici anni.

Le comunità più numerose - Le origini delle seconde generazioni riflettono le principali migrazioni che hanno interessato l’Italia negli ultimi trent’anni. Le comunità più numerose provengono da Romania, Albania, Marocco, Cina, Bangladesh, Pakistan, Egitto e Filippine. Negli ultimi anni sono cresciuti soprattutto gli ingressi dall’Asia: nel 2025 l’Italia ha registrato 116mila nuovi arrivi dal continente asiatico, con aumenti significativi da Bangladesh (+22%), India (+22,7%) e Pakistan (+20%).

La distribuzione geografica non è uniforme - Un quarto dei minori stranieri residenti vive in Lombardia, seguita da Lazio, Emilia-Romagna e Veneto. Le grandi aree urbane del Nord sono diventate il principale laboratorio multiculturale italiano: Milano, Torino, Bologna e Brescia hanno scuole dove gli studenti con background migratorio rappresentano ormai una quota strutturale della popolazione scolastica.

Scuola, lavoro e nuove professioni - La scuola è il primo luogo in cui le seconde generazioni costruiscono la propria identità. I dati Istat  mostrano come questi giovani abbiano stili di vita, consumi culturali e relazioni sociali sempre più simili ai coetanei italiani. Molti ragazzi di seconda generazione sono oggi studenti universitari, lavoratori qualificati, imprenditori digitali, mediatori culturali, infermieri, insegnanti, tecnici informatici o operatori della logistica. Altri lavorano nei settori dove la presenza straniera è ormai decisiva: edilizia, ristorazione, agricoltura, assistenza familiare e manifattura. Secondo una recente analisi della Cgia di Mestre, nel 2025 le assunzioni previste di lavoratori immigrati sfiorano 1 milione e 360mila unità, pari al 23% del totale delle nuove assunzioni. Un dato che evidenzia quanto il contributo delle nuove generazioni con background migratorio sia ormai essenziale per sostenere il mercato del lavoro italiano.

Il nodo della cittadinanza - Molti giovani di seconda generazione restano però formalmente stranieri fino ai 18 anni. In Italia vige prevalentemente il principio dello ius sanguinis: la cittadinanza si eredita dai genitori e non dal luogo di nascita. Questo significa che un ragazzo nato a Milano da genitori marocchini o bengalesi può trascorrere tutta l’infanzia in Italia senza essere riconosciuto cittadino italiano. Nel 2025 le acquisizioni di cittadinanza italiana sono state 196mila. Le comunità con il maggior numero di naturalizzazioni restano quella albanese e marocchina. Il tema divide da anni la politica italiana e torna ciclicamente al centro del dibattito pubblico, soprattutto sullo ius scholae, cioè la possibilità di concedere la cittadinanza ai minori che completano un percorso scolastico in Italia.

Una trasformazione irreversibile - Le seconde generazioni rappresentano oggi uno dei principali cambiamenti sociali del Paese. In un'Italia che invecchia rapidamente, con natalità ai minimi storici e popolazione stabile solo grazie all'immigrazione, questi giovani stanno ridisegnando il volto delle città, delle scuole e del lavoro. Non sono più una minoranza invisibile, ma una parte strutturale della società italiana. Parlano italiano, crescono nei quartieri italiani e condividono riferimenti culturali italiani. 

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