immersioni di prova

Maldive, individuati i corpi dei quattro sub italiani dispersi

Il portavoce del governo: "Si tenterà il recupero di due corpi martedì e due mercoledì"

Sono stati individuati i corpi dei quattro sub italiani dispersi alle Maldive nel terzo segmento della grotta nei pressi dell'atollo di Vaavu: lo ha confermato la sicurezza locale su X. Il portavoce dell'ufficio del Presidente, Mohamed Hussain Shareef, ha dichiarato che i corpi sono stati ritrovati all'interno della stessa grotta sottomarina in cui il gruppo si era immerso. Il team di tre speleosub finlandesi esperti, insieme ai tecnici specializzati della Missione di Recupero delle Maldive, hanno utilizzato anche un veicolo sottomarino a controllo remoto, scrive il portale maldiviano The Edition. Oltre al team di Dan Europe e delle forze maldiviane, secondo i media locali, c'è stata assistenza e supporto tecnico dei governi britannico, australiano e statunitense. Hussain Sharif ha dichiarato alla Cnn che i soccorritori prevedono di recuperare due dei quattro corpi degli italiani martedì e gli altri due mercoledì.

Secondo Shareef, ai tre subacquei finlandesi di Dan si sono uniti un quarto esperto e la guardia costiera locale. L'attrezzatura specialistica viene fornita dal Regno Unito e dall'Australia e la squadra dispone di scooter subacquei e serbatoi di gas in grado di riciclare l'aria. Ogni immersione nelle missioni di recupero alle Maldive è limitata a circa tre ore e davanti a un ostacolo l'immersione si interrompe e i sub tornano in superficie. Con l'arrivo dei tre specialisti finlandesi a Malè sono ripartite con slancio le attività di ricerca e recupero dei quattro sub italiani dispersi nelle grotte dell'atollo di Vaavu

"Il recupero dei corpi rimane complesso" -

 L'operazione recupero dei corpi dei quattro italiani nella grotta a circa 50 metri di profondità nelle acque di Alimathà, alle Maldive, "rimane tecnicamente impegnativa, emotivamente intensa e operativamente complessa". Lo fa sapere Dan Europe, dopo che il suo team finlandese di search & recovery "ha completato con successo il primo obiettivo operativo della missione, in seguito alla prima immersione tecnica in grotta effettuata oggi presso il sito di Dhekunu Kandu, nell'atollo di Vaavu". L'immersione è iniziata intorno alle 8.30 ed è durata circa tre ore, nei prossimi giorni proseguiranno le operazioni di recupero.

"Durante questo primo intervento operativo - spiega Dan Europe, organizzazione medica e scientifica internazionale no-profit, impegnata nella ricerca, nella prevenzione e nella gestione della sicurezza in ambienti complessi e ad alto rischio - il team di specialisti ha esplorato con successo il sistema di cavità sommerse, valutato le condizioni ambientali e operative, localizzato tutte e quattro le vittime ancora disperse e raccolto le informazioni critiche necessarie per pianificare le prossime fasi dell'operazione di recupero". I tre specialisti coinvolti sono subacquei tecnici e speleosub con una consolidata esperienza internazionale in missioni di search & recovery ad altissima complessità, incluse operazioni in ambienti profondi, ostruiti, confinati e ad alto rischio.

Per portare a termine la missione odierna, il team ha operato utilizzando sistemi tecnici avanzati, tra cui rebreather a circuito chiuso, potenti Dpv (Diver Propulsion Vehicles, scooter subacquei) e configurazioni di supporto vitale completamente ridondanti. I prossimi giorni saranno dedicati alle delicate procedure di recupero, mentre prosegue il coordinamento con la Maldives National Defence Force e con le autorità italiane competenti presenti a Malé. "Il nostro pensiero resta rivolto alle famiglie e ai cari delle vittime in questo momento così difficile", conclude Dan Europe.

L'inizio delle immersioni -

 Il team di subacquei di Dan Europe, composto da Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, ha iniziato le immersioni nelle acque di Alimathà, dopo essersi riunito con la Guardia Costiera delle Maldive per definire la strategia di lavoro. Le operazioni si presentano complicate e "molto complesse per la conformazione dei luoghi", come ha spiegato l'avvocato Antonello Riccio, che, insieme al collega Gianluigi Dell'Acqua, assiste la famiglia di Federico Gualtieri di Omegna. Gualtieri è disperso insieme a Monica Montefalcone, ricercatrice genovese, sua figlia Giorgia Sommacal, e Muriel Oddenino.

Governo Maldive: "Gli specialisti oggi non si immergeranno a grandi profondità ma si orienteranno" -

 I tre subspeleologi finlandesi "non si immergeranno oggi a grandi profondità per cercare i turisti italiani dispersi" ma "si eserciteranno invece con immersioni di orientamento", aveva dichiarato il portavoce del governo Mohammed Hussain Sharif, come riporta il portale maldiviano Sun. In mattinata il team aveva effettuato un briefing operativo alle 9 ora locale, alle 11 è poi partito in barca per raggiungere il sito d'immersione e partire con le operazioni diving. Gli speleosub si sono immersi con "rebreather" (un sistema di respirazione subacquea a circuito chiuso), miscela Trimix (azoto, elio, ossigeno) adatta alla profondità e scooter subacquei.

I rinforzi sono arrivati dopo che un sub militare locale, il sergente maggiore delle Forze di difesa nazionali Mohammed Mahdi, ha perso la vita durante le operazioni, che sono state successivamente interrotte. Il militare, che faceva parte del gruppo che ha informato il presidente delle Maldive, Mohamed Muizzu, sul piano di salvataggio degli italiani, è stato sepolto sabato con gli onori militari. La sua morte ha scatenato polemiche tra i residenti sui social media e richieste di indagini approfondite sulle circostanze dell'incidente.

Intanto i 20 italiani, che erano a bordo della Duke of York insieme ai cinque sub morti durante l'immersione, sono rientrati in Italia. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dato indicazioni alla Farnesina di offrire assistenza a loro e alle famiglie degli scomparsi.

Le indagini delle autorità sui permessi -

 Restano ancora molti dubbi sulle cause della morte dei cinque italiani, ritenuti subacquei esperti e prudenti. Le autorità delle Maldive stanno indagando sul perché si trovassero oltre il limite di profondità consentita per le immersioni ricreative che è 30 metri.

"Importante moralmente aver individuato i corpi, per oggi siamo contenti di questo passo" -

 "L'ambasciata ha chiamato il papà di Federico mentre si trovava qua da me. E' stato un momento molto toccante. I genitori e noi legali siamo soddisfatti di questo primo risultato, importante moralmente". Lo ha detto all'Ansa l'avvocato Antonello Riccio, che con il legale Gianluigi Dell'Acqua assiste i genitori di Federico Gualtieri, il trentenne di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola) morto durante l'immersione. "E' un primo passo verso il possibile accertamento di quanto accaduto. Ora si apre uno scenario completamente diverso, immagino che quanto prima l'ambasciata rimpatrierà i corpi". Sui tempi, tuttavia, Riccio riferisce che il console ha chiesto di "avere pazienza. Nelle prossime ore o nei prossimi giorni ci aggiorneremo, oggi siamo contenti. Evidentemente il team mandato in collaborazione con Dan Europe è stato molto efficace e ben attrezzato". Del rimpatrio della salma, aggiunge, "se ne occuperà l'ambasciata in collaborazione con l'assicurazione stipulata da Federico, che copriva anche questo genere di cose".

"Sui permessi si inizia a fare un po' di chiarezza" -

 "Erano in cinque: (il portavoce del presidente delle Maldive, ndr) ha detto che due di loro non erano autorizzati, gli altri evidentemente lo erano, ma non sappiamo in che forma. Questo comincia a fare un po' di chiarezza. Ora sarà interessante mettere le mani sugli effetti personali. Anche il computer di Federico è là", ha detto ancora all'Ansa l'avvocato, rispondendo a chi gli chiedeva se i genitori del ragazzo abbiano qualche documento relativo alle autorizzazioni a effettuare immersioni in acque profonde per ragioni scientifiche. "Ci auguriamo che le autorità delle Maldive abbiano sequestrato il sequestrabile, altrimenti chiederemo che lo faccia la procura di Roma, anche se con una rogatoria internazionale ci vuole molto più tempo", ha concluso l'avvocato. Rispondendo a una domanda sulle autorizzazioni e suoi ruoli delle diverse persone coinvolte nella tragedia, l'avvocato ha ribadito che "quando si avranno elementi certi si potranno fare ipotesi".

"A Benedetti e alle altre guide non serviva il permesso" -

 "Sulla Duke of York c'erano venti persone e tre dive master, più Benedetti, che era istruttore, il più alto in grado sullo yacht. I ricercatori, sotto il coordinamento della professoressa Monica Montefalcone, si immergevano a gruppi di quattro o cinque, ciascun gruppo con una guida. Il permesso di cui si parla in questi giorni non è per le immersioni, ma per l'attività scientifica: viene da sé dunque che ad averlo dovessero essere i ricercatori e non le guide. Così come è scontato che i ricercatori non si immergessero senza guide". A spiegarlo, da domenica mattina a Malè, capitale delle Maldive, è Orietta Stella, la legale del tour operator verbanese Albatros Top Boat, che ha venduto il pacchetto per la crociera scientifica subacquea nella quale hanno perso la vita cinque italiani. "Il permesso per le varie attività sui fondali - aggiunge Stella - era stato rilasciato dal governo maldiviano al gruppo scientifico. È un'autorizzazione amministrativa e resta il problema che questo documento non fa riferimento alla profondità e non è esplicitato se potessero fare o meno missioni esplorative. Mi sembra che il governo maldiviano l'abbia interpretato in maniera ampia: dove non si richiama un divieto, c'è la deroga".

"Il dive master - precisa Stella - è un brevetto subacqueo che in italiano significa che fa la guida subacquea. È il brevetto immediatamente inferiore all'istruttore. Delle guide che erano in barca, tre di esse erano dive master e uno solo, cioè la vittima, Gianluca Benedetti, era istruttore. Fra gli ospiti, quanto ai brevetti, erano i più vari e andavano dall'open water, primo livello, all'advanced, secondo livello, all'aiuto istruttore, ai dive master e all'istruttore. Quindi il gruppo delle venti-ventiquattro persone era suddiviso per abilità subacquea, cioè per il brevetto conseguito, e andavano in acqua con una guida, che li accompagnava e assisteva nelle operazioni di ricerca, prelievo e quant'altro, alla profondità consentita dal loro brevetto". "Dove li hanno trovati - ha proseguito l'avvocata - era un ambiente talmente ostico che bisognava essere molto preparati. Che io sappia, nessuno di loro era mai stato là".

"Non credo mia figlia non fosse autorizzata" -

 "Non credo assolutamente" che non ci fossero le autorizzazioni anche "per mia figlia. Non credo a tutto questo", ha detto Carlo Sommacal, marito della docente Monica Montefalcone, morta alle Maldive insieme alla figlia Giorgia. Quanto al ritrovamento dei corpi, aggiunge: "Me lo hanno comunicato dall'ambasciata. Devo capire se andare lì". "Mia moglie amava mia figlia e mio figlio. Se c'era una immersione rischiosa non ti ci portava. Ora - dice Sommacal - mi interessa solo riportare mia moglie e mia figlia a casa. Se poi dovessero emergere delle responsabilità si vedrà. Mia moglie era una persona preparatissima ed espertissima, oltre che coscienziosa e tutti sapevano che andavano lì e per cosa andavano. Stanno scaricando la responsabilità".

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