IL RISCHIO

Petrolio, scorte globali scendono sotto la soglia critica: sono ai minimi da dieci anni

Lo stretto di Hormuz resta paralizzato: il rischio ora non è solo il caro energia, ma una vera scarsità di greggio

© ansa

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Le scorte mondiali di petrolio stanno scivolando verso i livelli più bassi dell'ultimo decennio, alimentando il timore di una nuova impennata dei prezzi energetici e di effetti pesanti sull'economia globale. Ma il vero allarme, secondo gli analisti, non riguarda più soltanto il costo del greggio: il rischio crescente è quello di una scarsità fisica di forniture in alcune aree del pianeta, con conseguenze dirette su industria, consumi e crescita. A mantenere alta la tensione è soprattutto il blocco dello stretto di Hormuz, dove il traffico delle petroliere continua a procedere a rilento. Il passaggio marittimo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale resta il principale collo di bottiglia del sistema energetico internazionale.

Le scorte scendono sotto la soglia critica -

 L'ultimo campanello d'allarme arriva da Ubs. Secondo le stime della banca svizzera, le riserve globali potrebbero scendere entro fine maggio a circa 7,6 miliardi di barili, il livello più basso dal 2016. Solo a febbraio le scorte erano pari a 8,2 miliardi. Un calo che nemmeno il rilascio di parte delle riserve strategiche da parte dei governi e il rallentamento della domanda registrato ad aprile sono riusciti a frenare. Il mercato, sostengono gli analisti, continua a scontare una situazione di forte squilibrio tra domanda e offerta.

Prezzi sopra i 100 dollari -

 Dall'inizio della crisi nel Golfo Persico, il petrolio ha già registrato una corsa impressionante. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile dopo un rialzo di circa il 50%, mentre il Wti statunitense viaggia intorno ai 110 dollari. La volatilità resta elevatissima e gli operatori temono che il progressivo svuotamento delle riserve possa innescare una nuova fiammata dei prezzi nelle prossime settimane. Un rischio aggravato dal fatto che le scorte non sono distribuite in modo uniforme: alcuni Paesi e alcune regioni potrebbero trovarsi molto più esposti di altri a eventuali interruzioni delle forniture.

Le nuove tensioni geopolitiche -

 A complicare ulteriormente il quadro ci sono le mosse geopolitiche delle ultime settimane. Secondo indiscrezioni riportate dai media internazionali, l'amministrazione Trump avrebbe lasciato decadere la deroga alle sanzioni che permetteva a Paesi come l'India di acquistare petrolio russo trasportato via mare. Parallelamente, gli attacchi dei droni ucraini contro infrastrutture energetiche russe stanno aumentando la pressione sull’offerta globale, mettendo in discussione la capacità di Mosca di mantenere stabili i flussi di esportazione.

L'allarme di Exxon -

 A rafforzare i timori del mercato è intervenuto anche Darren Woods, amministratore delegato di ExxonMobil. Secondo il manager, il mercato petrolifero "non ha ancora assorbito pienamente l’impatto della perdita di forniture". Il vero punto critico arriverà quando le scorte commerciali non saranno più sufficienti a compensare le interruzioni dell'offerta. In quel caso, ha avvertito Woods, la pressione sui prezzi potrebbe intensificarsi ulteriormente.

Inflazione e crescita: il doppio colpo -

 L'impennata del petrolio sta già trasferendosi sull’inflazione globale, costringendo le banche centrali a mantenere una linea più rigida sui tassi d'interesse. La Banca Centrale Europea, in particolare, continua a monitorare con attenzione l'effetto del caro energia sui prezzi al consumo. Il rischio è quello di un circolo vizioso: energia e trasporti più costosi riducono la capacità di spesa delle famiglie e comprimono gli investimenti delle imprese, rallentando ulteriormente l'economia. L'Eurozona mostra già segnali di frenata e una crisi prolungata nel Golfo potrebbe trasformare il rallentamento in una fase recessiva più marcata.

Lo spettro della distruzione della domanda -

 Gli economisti parlano sempre più apertamente di distruzione della domanda, il fenomeno che si verifica quando i prezzi dell'energia diventano così elevati da costringere consumatori e aziende a ridurre drasticamente i consumi. È uno scenario che il mercato non vedeva da anni e che potrebbe riportare il mondo davanti a una nuova crisi energetica globale, in cui il problema non sarà soltanto pagare di più il petrolio, ma riuscire semplicemente a trovarlo.

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