Esperienze curiose

Il cervello e l’effetto soglia: entri in una stanza e non ricordi perché

Una dimenticanza comune che non indica un disturbo cognitivo ma semmai il buon funzionamento del cervello

© Istockphoto

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Non è un malfunzionamento del cervello; si chiama “effetto soglia” (o doorway effect) ed è un’esperienza piuttosto comune: si entra in una stanza per un motivo preciso, ad esempio per prendere qualcosa, ma all’improvviso non si ricorda più perché siamo andati lì e che cosa dovevamo fare. Succede a molti e può ripetersi anche con una certa frequenza, creando anche un po’ di preoccupazione: sarà il primo manifestarsi di qualche disturbo cognitivo, o peggio ancora di Alzheimer? Tranquillizziamoci: di solito queste “smemoratezze” non sono affatto un sintomo di qualche cosa che non va, ma un sofisticato meccanismo di risparmio energetico messo in atto dal nostro cervello.

UNA QUESTIONE DI ECONOMIA MENTALE – L’effetto soglia è un fenomeno psicologico, studiato e certificato dalla scienza, che si verifica a causa del modo in cui il cervello umano organizza i ricordi e percepisce lo spazio: non si tratta di un “malfunzionamento”, quindi, ma di una conseguenza diretta della nostra architettura cognitiva. La scienza ci insegna che il cervello umano non conserva i ricordi come se fossero un unico flusso ininterrotto, ma divisi per “compartimenti”, come se fossero degli episodi. Questa suddivisione di esperienze in blocchi di informazione gli consente di non sovraccaricarsi con troppe informazioni inutili, che vengono man mano resettate per lasciare spazio a nuovi dati più utili nell’immediato. Numerosi studi hanno dimostrato che questo "reset" avviene utilizzando come “contrassegno” gli elementi visivi che sanciscono il passaggio fisico da un ambiente all'altro, come porte, finestre e altri elementi del genere, che nell'esperienza quotidiana sono il primo segnale del passaggio da un luogo all'altro.  Quando, ad esempio, usciamo da una stanza, le cellule di posizione (place cells) situate nell’ippocampo resettano la mappa neuronale non appena l’ambiente cambia. Passando attraverso la porta che divide due stanze, quindi, il cervello ripulisce la lavagna mentale e libera le risorse necessarie a identificare subito eventuali novità o potenziali pericoli nel nuovo spazio. La porta diventa così il  "punto di interruzione" con il quale dividere l'esperienza in segmenti più brevi e gestibili.

LA PERDITA DELL’ANCORAGGIO – Quando passiamo da un ambiente a un altro, il cervello “scarica” per così dire il blocco di memorie e di esperienze legati alla vecchia stanza per “caricare” quello dell’ambiente nuovo: eliminando visivamente la stanza di partenza, cadono i supporti fisici che tenevano vivo quel pensiero specifico. A livello ancestrale questo probabilmente serviva ai nostri antenati a dimenticare il cibo raccolto nella caverna per focalizzarsi subito sull’eventuale presenza di predatori nelle vicinanze. Allo stesso modo, se prima di entrare in una stanza non abbiamo memorizzato perfettamente lo scopo del nostro spostamento, è possibile che il piccolo segmento di memoria che conteneva l'informazione sia "sovrascritta" dal nuovo scenario e l'obiettivo della nostra azione svanisce nell'oblio. Non si tratta quindi di un malfunzionamento del meccanismo cerebrale, ma semmai di una prova di efficienza e di salute mentale: se il nostro cervello non facesse questa sorta di "reload", vivremmo in uno stato costante di sovraccarico cognitivo. L’effetto soglia si verifica anche quando, lavorando al computer, si utilizzano più programmi diversi contemporaneamente:  in questo caso passare da un’app all’altra ha lo stesso effetto che transitare attraverso la porta che divide una stanza dall’altra in casa.

SE LA DIMENTICANZA AVVIENE TROPPO SPESSO – Anche in questo caso non si tratta di un segnale di malattia, ma semmai di sovraccarico mentale. L’effetto soglia è più frequente quando si è impegnati in più obiettivi contemporaneamente (multitasking) e quando siamo distratti o stanchi: in queste condizioni, infatti, la memoria di lavoro fatica a mantenere attiva l'informazione di partenza (ad esempio: vado a prendere gli occhiali che ho lasciato sul tavolo di cucina). Insomma, per dare il tempo al cervello di passare correttamente da un blocco di esperienza all’altro, senza dimenticare nulla, occorre in primo luogo non sovraccaricarlo di troppe informazioni, dandogli il tempo di passare da un blocco all’altro senza troppo sforzo.

COME CONTRASTARE L’EFFETTO SOGLIA - Per combattere in modo efficace la perdita di informazioni quando ci si muove da un luogo, reale o virtuale che sia, all’altro, si può ricorrere a diversi accorgimenti, basati sulle neuroscienze, utili sia negli spazi fisici sia negli ambienti digitali:
- Ancoraggio verbale: pronunciamo a voce alta la nostra intenzione prima di spostarci da un luogo all’altro (es. "Vado di là a prendere le chiavi").
- Uso dei "puntatori" visivi: manteniamo lo sguardo fisso su un oggetto correlato al nostro obiettivo mentre attraversiamo la porta. Visualizzando, almeno mentalmente l'immagine dell'oggetto per cui ci stiamo spostando, si impedisce all'ippocampo di considerare la porta come un punto di interruzione totale e il ricordo resterà più facilmente.
- Codifica cinestetica: stringiamo un pugno o mimiamo l'azione da compiere per coinvolgere la memoria motoria. Questo atto ha il potere di trasferire il pensiero dalla memoria di lavoro psicologica (molto volatile) al sistema motorio e somatosensoriale (molto più stabile). Il corpo memorizza l'azione prima che la mente possa dimenticarla perché il sistema motorio mantiene attivo il comando neurologico in un'area cerebrale diversa da quella dei pensieri astratti.