NELLA GROTTA SOMMERSA

Tragedia alle Maldive, tutte le ipotesi sulla morte dei cinque italiani durante l'immersione

Dalla narcosi da azoto al possibile disorientamento in profondità: gli investigatori cercano di capire cosa sia accaduto nella grotta sommersa nell'atollo di Vaavu

© Istockphoto

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Si sono immersi nel mare delle Maldive da professionisti esperti, ma qualcosa, a oltre cinquanta metri sotto la superficie, è andato storto. Forse una perdita di orientamento nella grotta sommersa, forse un problema con le miscele respiratorie, forse la narcosi da azoto amplificata dalle correnti e dalla scarsa visibilità. Le autorità maldiviane stanno cercando di ricostruire gli ultimi minuti dell'immersione nell'atollo di Vaavu, mentre emergono interrogativi sulle condizioni del mare, sulle procedure adottate e sulla complessità di una discesa ben oltre i limiti delle immersioni ricreative.

Chi sono le vittime -

 Tra le vittime ci sono la biologa marina Monica Monfalcone, docente dell’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino e gli istruttori subacquei Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri. Tutti avevano esperienza in immersioni profonde. Ed è proprio questo elemento ad alimentare gli interrogativi: cosa può aver causato un incidente mortale che ha coinvolto contemporaneamente cinque sub esperti?

Le profondità estreme e il rischio della narcosi da azoto -

 Una delle ipotesi più accreditate riguarda la cosiddetta narcosi da azoto, fenomeno noto tra i subacquei tecnici e particolarmente pericoloso oltre i 40 metri di profondità. A circa 50-60 metri, l'azoto presente nella miscela respiratoria può alterare lucidità, orientamento e capacità decisionali. La reazione varia da persona a persona: alcuni sub avvertono euforia, altri confusione mentale, rallentamento dei riflessi o perdita dell'orientamento. In un ambiente chiuso come una grotta sottomarina, anche pochi secondi di disorientamento possono diventare fatali. Secondo le linee guida della Professional Association of Diving Instructors (PADI) e della Divers Alert Network (DAN), le immersioni profonde richiedono addestramento tecnico specifico, pianificazione rigorosa e procedure di emergenza avanzate.

La grotta come trappola: il ruolo del "filo d’Arianna" -

 Le immersioni in grotta sono considerate tra le più rischiose in assoluto. A differenza delle immersioni in mare aperto, il sub non può risalire direttamente in superficie in caso d'emergenza. Per questo viene utilizzato il cosiddetto "filo d’Arianna", indispensabile per ritrovare l’uscita anche in condizioni di visibilità nulla. Il problema nasce quando il fondale viene smosso dalle pinne o dalle correnti: la sabbia in sospensione può trasformare l'acqua in una nube impenetrabile. In quel momento anche le torce diventano inutili. Secondo i primi elementi emersi dall'inchiesta, i cinque potrebbero aver perso l'orientamento all’interno della cavità, consumando progressivamente la miscela respiratoria nel tentativo di ritrovare la via d'uscita.

L'ipotesi dell'aria contaminata nelle bombole -

 Come riporta il Corriere della Sera, un'altra pista investigativa riguarda un possibile problema alle miscele respiratorie. Le bombole utilizzate nelle immersioni tecniche contengono aria compressa oppure miscele specifiche come il Nitrox, composte da ossigeno e azoto in percentuali controllate. Se il compressore che ricarica le bombole non è perfettamente manutenuto, possono verificarsi contaminazioni da monossido di carbonio o altre sostanze tossiche. Un'intossicazione può provocare sonnolenza, perdita di coscienza e incapacità di reagire. Tuttavia, diversi esperti del settore ritengono improbabile che un avvelenamento simultaneo abbia colpito tutti i membri del gruppo nello stesso momento, soprattutto considerando l'esperienza degli istruttori coinvolti.

Il mare mosso e le correnti nell'atollo di Vaavu -

 Nel giorno dell'immersione alle Maldive era stata segnalata un'allerta meteo gialla. Le correnti nell'atollo di Vaavu sono note per essere particolarmente insidiose, soprattutto vicino agli ingressi delle grotte sommerse. Le variazioni di marea possono modificare rapidamente il comportamento dell'acqua all’interno delle cavità, creando vortici e flussi improvvisi. In simili condizioni anche un'immersione ben pianificata può trasformarsi in una situazione critica.

Il nodo delle immersioni profonde alle Maldive -

 Le normative locali consentono, generalmente, immersioni ricreative fino a 30 metri. Oltre quella soglia si entra nel campo della subacquea tecnica, che richiede certificazioni avanzate e protocolli molto più rigidi. La spedizione dei cinque italiani aveva anche finalità scientifiche legate allo studio della fauna e degli ecosistemi delle grotte marine dell'atollo. Un contesto che potrebbe aver spinto il gruppo a esplorare ambienti normalmente non accessibili al turismo subacqueo tradizionale.

Gli interrogativi ancora aperti -

 Al momento non esiste una versione definitiva dei fatti. Gli investigatori dovranno chiarire se vi siano stati errori umani, problemi tecnici, condizioni ambientali eccezionali oppure una combinazione di più fattori. Nel mondo della subacquea gli incidenti gravi raramente dipendono da una sola causa. Spesso sono il risultato di una catena di eventi: profondità elevate, stress, correnti, scarsa visibilità, consumo accelerato del gas respiratorio e perdita dell'orientamento.

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