Viaggi di gusto

Tendenze: è l’era del Supermarket Safari e del Food Travel Estremo

I mercati rionali e i discount diventano i luoghi in cui scoprire lo spirito di un luogo: guida tra snack folli e piatti della tradizione

È uno dei travel trend più in voga del 2026: è scoccata l’era del Supermarket Safari, una delle tendenze globali annunciata all’inizio dell’anno dai media del settore. Quando si è in viaggio in un luogo lontano. i sapori autentici non si cercano più solo nei ristoranti eleganti e si lasciano perdere i bistrot con menù turistico, ma si esplorano gli scaffali dei negozi di alimentari.  Il “supermarket safari” è un modo imperdibile dedicato a chi vuole assaporare davvero il gusto di una destinazione: fare la spesa diventa così un’avventura culturale e uno dei modi migliori per comprendere lo spirito e la cultura più autentica di un luogo, immergendosi nella vita quotidiana come un vero “local”. 

IL SUPERMARKET SAFARI – Un popolo o una destinazione raccontano molto di sé attraverso il cibo e la gastronomia. La spesa quotidiana, dunque, può trasformarsi, da necessità di rispondere alle necessità alimentari in attività culturale ricca di informazioni e di sorprese, alcune delle quali possono riservare anche qualche scarica di adrenalina. In un emporio, tra confezioni scritte in alfabeti incomprensibili e banchi frigo dai profumi inediti, si nasconde la vera anima pop di una nazione, perfetta per chi cerca souvenir non banali. Si apre così la caccia a snack dai gusti curiosi, a salse istantanee introvabili nel proprio Paese di origine e a packaging bizzarri da collezionare o mostrare sui social. Il cibo non è più considerato come semplice nutrimento, ma si trasforma in una sfida antropologica, o anche in una prova di coraggio che ridefinisce i confini del commestibile quando si cerca l'insolito, il bizzarro e la sfida al tabù, tra insetti croccanti, fermentazioni estreme e tagli di carne inediti. Ecco allora cinque capitali in cui il "Supermarket Safari" offre spunti speciali e sfidanti.

FARE LA SPESA A TOKYO – La capitale del Giappone offre gradi soddisfazioni a chi vuole andare oltre il solito sushi. Al supermercato si scopre che frutta e verdura sono una vera rarità, spesso proposta in confezioni lussuose come se fossero un gioiello. Una singola fragola, adagiata in una culla di polistirolo o in una scatola foderata di raso, può arrivare a costare fino a 20 euro. Si tratta, naturalmente, di un frutto gigante, perfetto e molto invitante. Allo stesso modo i famosi meloni Yubari King costano centinaia di euro e sono confezionati in scatole di legno. Ma a parte queste curiosità, il reparto ortofrutticolo è solo l'inizio: merita una visita il reparto "Otsumami" con gli snack da birra, dei quali i giapponesi fanno largo consumo. Qui ci sono una varietà infinita di snack salati, disidratati e ricchi di umami, come pelle di salmone o seppia essiccata, bastoncini di formaggio fuso avvolti in sottili strati di calamaro essiccato e altre curiosità. Il reparto della gastronomia da asporto verso fine giornata si trasforma in campo di battaglia perché i piatti pronti vengono offerti a prezzo scontato. È il momento di scoprire ramen che sembrano proposti dai grandi chef, onigiri gourmet e tempura croccantissima. È sempre molto fornito il reparto dedicato a salse e spezie, con centinaia di condimenti secchi in polvere da spolverare sul riso bianco, tubetti di paste aromatizzate e altro ancora, introvabile in Occidente. E i dolci? Va alla grande il cioccolato ripieno di vero sakè pregiato, whisky giapponese o liquore alle prugne (umeshu).

SUPERMARKET SAFARI A CITTÀ DEL MESSICO – Qui il safari si sposta tra i mercati tradizionali più vibranti e i reparti dei negozi di alta gamma, dove la spesa quotidiana si fa cromatica e piccante, svelando una cucina millenaria dichiarata Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Nei supermercati si trovano interi banchi dedicati a dozzine di varietà peperoncini secchi, di diverse varietà e diverso grado di piaccantezza.  Da scoprire, poco più in là, l’ Huitlacoche in barattolo: chiamato "il tartufo messicano", è un fungo parassita che cresce sulle pannocchie di mais, dal colore nero intenso e un sapore profondo di sottobosco e terra; si usa per farcire le quesadillas, le tipiche tortillas a base di mais o di grano, piegata a metà a forma di mezzaluna, farcite e scaldate sulla piastra. Da scoprire I sali aromatizzati e le paste per Mole, ovvero salse dense a base di peperoncini, spezie e cioccolato fondente, pronte da sciogliere nel brodo.

IL VERO SAPORE DI BANGKOK – Qui il safari si divide tra i mercati tradizionali notturni, dove resiste la cucina ancestrale a base di insetti e fermentazioni, e i moderni ipermercati, dove lo snack è un’arte pop. Qui i sapori dominanti sono l'umami spinto, il piccante estremo e l'agrodolce. Sono da esplorare i banchi con gli snack confezionati, in cui la pelle di salmone e di pesce gatto croccante sostituisce le nostre patatine, ma non mancano i bruchi del bambù, le pupe di baco da seta fritte, disidratate e aromatizzate, al formaggio o alle alghe marine. Tra i condimenti, i più curiosi sono i kit in tubetto che permettono di ricreare a casa il Curry Verde, il Curry Rosso o il Massaman, utilizzando radici di galanga, lemongrass e peperoncini locali pestati. I mercati tradizionali sono il luogo in cui assaggiare, per chi ne ha il coraggio, i sapori estremi, come quello del Durian, il frutto che provoca un vero shock olfattivo, i grandi insetti fritti, come cavallette, la cimice d’acqua gigante e altro ancora.

L’EQUADOR A TAVOLA: QUITO – Nella capitale dell'Ecuador, arrampicata sulle Ande a quasi 3.000 metri di quota, il cibo riflette l'incontro tra l'ecosistema montano e i segreti biologici della giungla amazzonica. Al supermercato, i prodotti da mettere nel carrello giocano su consistenze croccanti e aromi tropicali: tra questi sono da assaggiare le chips di platano verde o maturo, tagliate sottilissime e fritte, venduti in varianti salate, al lime o piccanti: sostituiscono le patatine e creano altrettanta dipendenza. Imperdibile è il cioccolato fondente e il sale di Maras, ma vale la pena assaggiare anche il Fioravanti, una delle bibite gassate più antiche del Sudamerica, dal colore rosso acceso e un sapore dolcissimo di frutti rossi. Sono da provare anche i Chochos,  grossi lupini andini già cotti, venduti in sacchetti sottovuoto, da mangiare per strada, come fanno i locali, o a casa come snack salutare. Quando lo shopping si sposta nei mercati storici della città, come il Mercado Central o il pittoresco Mercado de Santa Clara, occorre fare appello a un certo coraggio: si trovano il Cuy, porcellino d'India arrostito, piatto forte di tutte le feste, o anche le Formiche Limoneras, scottate e tostate, che rilasciano in bocca un sapore simile a quello della citronella, o Caldo de Manguera, invece è una zuppa densa e scura, considerata un potente ricostituente a base di intestino del maiale.

REYKJAVIK, SOPRAVVIVENZA ARTICA – Per un supermarket safari interessante non serve lasciare l’Europa: l’Islanda, con il suo clima estremo, si presta a interessanti esplorazioni. Sull’isola l'inverno dura mesi e l'agricoltura è limitata: i metodi di conservazione storici, come essiccazione, salamoia e fermentazione, hanno creato una cultura gastronomica unica, oggi diventata attrazione di culto per i viaggiatori più audaci. Nei supermercati e negli empori locali si trovano gli Harðfiskur, sacchetti di snack a base di filetti di merluzzo essiccati, che costituiscono uno degli spuntini proteici preferiti dei locali. Interessante è anche il Kavíar, una pasta densa e salata a base di uova di merluzzo affumicate, venduta in un tubetto simile a quello del dentifricio, da spremere sulle uova sode o sul pane di segale. Chi ama il formaggio può assaggiare lo Skyr, famoso formaggio magro islandese simile allo yogurt: i banchi frigo ne propongono varianti introvabili altrove: quello alla liquirizia salata (Lakkrís) è un'autentica ossessione nazionale. Chi vuole lanciarsi in una prova di coraggio, può trovare, nei mercati locali o nei pub storici che celebrano i piatti della tradizione vichinga l’Hákarl, ovvero lo squalo fermentato, o anche lo Svið, la testa di pecora bollita, o gli Hrútspungar, i testicoli di montone pressati in blocchi, bolliti e conservati sotto siero di latte fermentato (salamoia acida).