Dopo Groenlandia, Canada e Cuba

Trump: "Valuto di rendere il Venezuela il 51esimo Stato Usa" e posta una foto

La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, risponde: "Non siamo una colonia"

© Truth

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Due parole, "51esimo Stato" e, subito sotto, il Venezuela colorato con la bandiera americana. È l'ultima provocazione di Donald Trump che non smette di postare su Truth nemmeno durante il suo viaggio in Cina per il vertice con Xi Jinping. Il messaggio è stato rilanciato anche su X dal profilo ufficiale della Casa Bianca. Il Venezuela si aggiunge così a Canada, Cuba e Groenlandia.

In un'intervista a Fox News, Donald Trump ha affermato che "sta valutando seriamente di rendere il Venezuela il 51esimo Stato Usa" senza precisare in che modo. Da tempo lo sguardo del tycoon è rivolto verso lo stato dell'America Latina, a causa in particolare delle sue risorse petrolifere. Inoltre, i rapporti tra Usa e Venezuela, nel tempo, si sono deteriorati anche a causa delle continue accuse di narcotraffico venezuelano verso gli Stati Uniti. Una sorta di escalation culminata con l'arresto e la deportazione dell'ex presidente Nicolas Maduro e sua moglie Cilia Flores lo scorso 3 gennaio nell'ambito dell'operazione Absolute Resolve

Da Caracas: "Non siamo una colonia" -

 Se da una parte la portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, non ha voluto commentare le dichiarazioni del presidente americano limitandosi a dichiarare che "è famoso per non accettare mai lo status quo".  Dall'altra parte la presidente venezuelana ad interim Delcy Rodriguez ha risposto che il suo Paese "non è una colonia, ma una nazione libera". Inoltre, ha proseguito la Rodriguez: "Se noi venezuelani abbiamo qualcosa è che amiamo il nostro processo di indipendenza", sottolineando che la sovranità del suo Paese è stata costruita "dalla gloria di uomini e donne che hanno dato la vita".

Anche Canada, Cuba e Groenlandia nel mirino del tycoon -

 Il Venezuela entra, dunque, nella lista dove già compaiono CanadaGroenlandia e Cuba. In ordine, per quanto riguarda il "vicino di casa" Canada, divenne celebre durante un colloquio a Mar-a-Lago a fine 2024 una proposta del tycoon all'allora premier canadese Justin Trudeau di diventare governatore del suo paese inglobato dagli Stati Uniti. Un'idea portata avanti, anche con toni ben più minacciosi, fino a pochi mesi fa quando ha dichiarato che il Canada "ha duecento anni di storia e tutta quella faccenda 'Oh Canada', non si può risolvere in tre anni e mezzo. Immagino non accadrà", ha spiegato Trump nello Studio Ovale.

Passando alla Groenlandia il tycoon fino a poco tempo fa non esitava a dire: "La prenderemo con le buone o le cattive", dove le buone sono da intendere come "acquisto" dell'isola dalla Danimarca, mentre le cattive utilizzando la forza. Il motivo? Da una parte quello di Trump, ovvero che se non dovessero essere gli Usa a controllare l'isola allora "la Russia o la Cina ne prenderanno il controllo", dall'altro le immense risorse di terre rare presenti, con uno stock stimato di 1,5 milioni di tonnellate.

Per quanto riguarda Cuba, la cui storia di tensione con gli Usa ha radici profonde, l’amministrazione Trump sta intensificando la pressione sul governo di La Havana, accrescendo i timori che le sue continue minacce di invadere l'isola caraibica possano diventare realtà.

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