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Due writer condannati per associazione per delinquere: è la prima volta in Italia

Zed e Arvey facevano parte di un gruppo di graffitari che girava Milano firmando i muri

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Una sentenza che farà giurisprudenza. Per la prima volta in Italia, due graffitari sono stati condannati per associazione a delinquere finalizzata all'imbrattamento. Il Gup, Alessandra Clemente, non ha avuto dubbi, 6 mesi e 20 giorni, la condanna, da scontare ai servizi sociali. Persino ridotta rispetto ad un anno e due mesi, quanto aveva richiesto il pm, Cristian Barilli.

Ma i due, rei confessi, si sono impegnati come forma di risarcimento a fare 400 ore a testa di lavori socialmente utili in centri dove potranno anche insegnare a dipingere e disegnare agli anziani. "Chi danneggia la città - ha detto l'assessore alla sicurezza, Marco Granelli - deve risarcire la collettività".

Danneggiamenti, quindi, perché i due - hanno stabilito i giudici - andavano in giro per Milano con le bombolette spray a firmare palazzi e saracinesche con le proprie "tag", come si chiamano in gergo i nomi che nel mondo dell'hip hop si usano per lasciare il proprio segno e quello del proprio gruppo.

"Asd", in questo caso, era la sigla della crew alla quale Zed e Arvey appartenevano e che forse gli è costata la condanna per associazione a delinquere. Quello che nell'imputazione viene definito un vero e proprio "sodalizio", con delle "regole", volte al deturpamento dei muri di Milano e che poi veniva pubblicizzato sui social network.

Se la sono scampata, invece, per il momento gli altri due giovani che dell'associzione avrebbero fatto parte tra il 2010 e il 2011, tali "Holzo" e "Kaos", i quali però hanno negato ogni responsabilità, e alla fine il giudice ha dovuto trasferire gli atti al Tribunale per i minorenni, non potendo accertare che i ragazzi fossero maggiorenni all'epoca dei fatti.

Vittoria, quindi, del Comune e della Polizia Locale che ha deciso negli ultimi tempi di adottare la linea dura nei confronti dei graffittari, dei writer che se da una parte vengono sempre più riconosciuti nell'ambito dell'arte contemporanea, trovando anche un grande successo (si pensi a Bansky), dall'altra finiscono per essere sempre più criminalizzati, racchiudendo in un grande calderone arte e vandalismo.

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