Secondo il Global Methane Tracker 2026, l’ultimo rapporto pubblicato dell'Agenzia Internazionale per l'Energia (AIE), le emissioni di metano derivanti dai combustibili fossili sono rimaste a livelli critici nel 2025 e rappresentano una grave minaccia climatica. Il settore energetico è responsabile del 35% di tali emissioni, che hanno un impatto climalterante molto elevato e sono in gran parte recuperabili. Alcuni Paesi, stanno facendo progressi e la crisi in corso in Medio Oriente sta ora evidenziando i benefici per la sicurezza energetica delle misure di riduzione.
Nonostante gli impegni, le emissioni di metano nel 2025 non mostrano segnali di calo, con circa 580 milioni di tonnellate emesse. Il settore petrolifero, del gas e del carbone è una fonte primaria di inquinamento con oltre il 70% delle emissioni di metano legate al settore energetico. Il metano ha un impatto climalterante di circa 85 volte superiore alla CO2 su un arco di 20 anni, rendendolo un target prioritario nella lotta ai cambiamenti climatici. Potrebbe essere evitato con le tecnologie esistenti, contribuendo a ridurre l'inquinamento atmosferico e il riscaldamento globale. La cattura e il riutilizzo del metano disperso potrebbero alleviare la crisi energetica, immettendo sul mercato fino a 200 miliardi di metri cubi di gas all'anno.
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In mezzo all’attuale crisi energetica, affrontare la questione del metano potrebbe anche aiutare i Paesi a migliorare la sicurezza del mercato del gas, una priorità assoluta dopo la quasi chiusura dello Stretto di Hormuz che ha rimosso dal mercato quasi il 20% della fornitura globale di gas naturale liquefatto. “Questo – spiega Tim Gould, economista dell’Aie – non è solo un problema climatico: ci sono anche importanti benefici per la sicurezza energetica che possono derivare dall’affrontare il metano, specialmente in un momento in cui il mondo è urgentemente alla ricerca di un’offerta aggiuntiva in mezzo all’attuale crisi”.
Secondo il rapporto, infatti, se i Paesi esportatori e quelli importatori dovessero attuare misure di riduzione del metano facilmente accessibili nei loro sistemi del gas, quasi 15 miliardi di metri cubi di gas sarebbero rapidamente disponibili sui mercati, mentre a lungo termine la cifra salirebbe a 100 miliardi all’anno e l’eliminazione del gas non di emergenza potrebbe sbloccare ulteriori 100 miliardi, per un totale di 200 miliardi all’anno. Tali risparmi corrisponderebbero al doppio dei volumi di approvvigionamento tagliati a causa dell’effettiva chiusura dello Stretto.