Ormai il tempo è (quasi) scaduto: tra poco meno di due mesi oltre mezzo milione di maturandi avrà in mano il suo diploma ma soprattutto l’onere di una scelta, ovvero cosa fare al termine dell’estate. Una scelta tanto fondamentale quanto poggiata su un pilastro non troppo solido della scuola italiana: l’orientamento.
Nonostante sia obbligatorio, infatti, non esiste “il prof di orientamento” o “l’ora di orientamento” come avviene per tutte le altre materie. Così, come tutte le attività che si sviluppano trasversalmente tra le varie discipline, il rischio di omissione o di scarsa qualità della proposta didattica è purtroppo concreto.
Lo testimoniano i numeri: oltre 8 studenti su 10 partecipano ad attività di orientamento scolastico, ma poco più di 1 su 10 le ritiene di elevata utilità. Eppure, quando queste iniziative colpiscono nel segno, si trasformano in un vero e proprio "salvavita", specialmente quando dopo il diploma si approda all’università: tra le matricole che le giudicano "molto utili", il tasso di abbandono universitario al primo anno crolla al 4,1%, contro il 7,7% di chi si è sentito poco o per nulla orientato.
È il grande paradosso che avvolge la delicata fase di transizione citata all’inizio. Perché a uno sforzo organizzativo senza precedenti messo in campo dai nostri istituti su questo fronte, si contrappone uno scetticismo diffuso da parte degli studenti sulla sua efficacia.
A svelarlo è un'approfondita analisi curata dal portale Skuola.net, che ha incrociato le evidenze di due imponenti documenti redatti da AlmaDiploma: il Rapporto sul Profilo dei Diplomati 2025 e il Rapporto sugli Esiti a distanza 2026 (in particolare quelli a dodici mesi dal titolo).
Il boom della partecipazione
Il sistema scolastico italiano, come detto, non sta certo a guardare. Anzi, si impegna moltissimo nell’accompagnare le ragazze e i ragazzi nel fare scelte sagge nel post diploma.
Oggi, infatti, l'orientamento non è più un miraggio lasciato all'iniziativa dei singoli docenti, ma un'attività profondamente strutturata: i dati certificano che lo ha svolto l'84,5% dei diplomati. Più nello specifico, l’86,7% dei liceali, l’82,6% dei diplomati “tecnici” e il 78,0% di quelli dei “professionali”.
A questo, si affianca una crescente conoscenza degli strumenti “istituzionali” messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Ad esempio, la piattaforma UNICA - che al suo interno contiene anche delle risorse sull’orientamento - è ben nota a oltre il 90% degli studenti e utilizzata attivamente da circa l’80% per esplorare le proprie prospettive.
I diplomati dei professionali i più soddisfatti, i liceali bocciano sonoramente
A fronte di una quantità di iniziative così imponente, però, la qualità percepita dell'orientamento fatto a scuola divide nettamente la platea. Il giudizio "a caldo", rilevato a ridosso dell’esame di Maturità (quindi al termine del percorso delle superiori), ci dice che solo poco più della metà dei neodiplomati (il 57,0%) ritiene queste attività davvero rilevanti per decidere il proprio futuro.
Un’ulteriore, netta, spaccatura emerge poi analizzando le diverse tipologie di istituto: l'orientamento, infatti, viene promosso a pieni voti dal 71,7% degli studenti dei professionali e dal 65,0% dei tecnici. Al contrario, nei licei — storicamente il trampolino di lancio per l'università — la quota di chi lo ritiene utile crolla al 49,7%.
E il quadro si fa ancora più severo a mente fredda, quando si tocca con mano dove hanno portato le suddette attività (e le parallele scelte). A un anno di distanza dal diploma, appena il 14,4% dei giovani ammette che l'orientamento scolastico abbia avuto "un'elevata utilità", mentre per il 30,2% l'utilità è stata "praticamente nulla" (una bocciatura che tra i liceali schizza addirittura al 35,4%).
I motivi dello scarso apprezzamento
Perché l'orientamento non riesce a convincere così tanti giovani? La motivazione principale è spesso una presunzione di sicurezza: il 39,1% degli insoddisfatti liquida le iniziative dichiarando (o, forse, supponendo) di "avere già le idee chiare": un atteggiamento fortissimo soprattutto tra i diplomati tecnici (dove tocca il 45,8%).
Tuttavia, esiste anche un oggettivo problema legato ai contenuti, che emerge prepotentemente negli indirizzi più teorici: il 29,9% dei liceali delusi lamenta che le informazioni ricevute "non sono state sufficienti" per fare una scelta consapevole.
Inoltre, c'è un gap evidente tra i due grandi sbocchi post-diploma: nonostante tutto, le scuole preparano molto meglio al proseguimento accademico che all'ingresso in azienda. Il 76,7% dei diplomati si dice soddisfatto delle informazioni ricevute sui percorsi di studio universitari, ma la percentuale scende bruscamente al 62,2% per quanto riguarda l'orientamento al mercato del lavoro.
La prova del nove: l'orientamento efficace "salva" le matricole
Ma il dato più dirompente è quello che si nasconde negli esiti a distanza. Perché incrociando, ad esempio, le carriere universitarie, il Rapporto AlmaDiploma dimostra che un orientamento scolastico di qualità funziona come un vero e proprio "salvavita" accademico.
I numeri sono emblematici. Tra le matricole che hanno giudicato "molto utile" l'orientamento ricevuto a scuola, la quota di abbandoni al primo anno di Università si ferma al 4,1%. Al contrario, per chi è stato lasciato a sé stesso o ha ritenuto le attività "per niente utili", il tasso di abbandono schizza al 7,7%, praticamente il doppio.
Lo stesso beneficio si riflette sulla stabilità delle scelte: i cambi in corsa (di ateneo o corso di laurea) scendono al 7,5% tra gli studenti ben orientati, contro il 10,8% di chi ha bocciato i percorsi di orientamento.
Segno che investire tempo ed energie per capire quale sia la propria strada, prima ancora di imboccarla, resta la strategia più efficace per non perdersi.