Amore di testa o di cuore

Coppia: e se provassimo a cercare un “socio di vita” più che un’anima gemella?

Perché una relazione possa durare non si può puntare solo sulle “farfalle nello stomaco”: ci deve essere anche una compatibilità a lungo termine

© Istockphoto

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La coppia contemporanea deve fare i conti con una dura realtà: le cene a lume di candela e i momenti dolci non bastano più per capire se il partner conosciuto da qualche settimana può diventare un compagno a lungo termine. La rivoluzione romantica del terzo millennio passa attraverso il "Love-Audit", ovvero l’analisi impietosa, ma necessaria, della compatibilità quotidiana. Perché la passione con il tempo si placa, ma il mutuo, la gestione dei figli o la necessità di vivere in un mini appartamento durano molto di più. Negli ultimi tempi, quindi, le donne in cerca di una relazione stabile hanno cominciato a cambiare tattica: da spettatrici passive della realtà, nell’attesa che l’amore vero si manifesti, hanno assunto un ruolo più attivo, prima imponendo le loro “red flags” al possibile partner, e ultimamente, trasformando i loro criteri di ricerca. Specie se le nostre ultime scelte si sono dimostrare poco avvedute, proviamo allora, in un gioco semi-serio, a metterci nei panni di un headhunter, ovvero di un “cacciatore di teste” aziendale, chiamato a selezionare un nuovo partner di affari: in questo caso, il nuovo collega deve diventare un socio di vita.

TRA “BIRD-DOGGING" E “LOVE AUDIT”: LE NUOVE STRATEGIE DELL’AMORE – Mentre il dating tradizionale, soprattutto quello che passa attraverso i social e le piattaforme di incontri si basa soprattutto sulle impressioni e si esprime a colpi di “like”, gli strumenti principali nella caccia all’amore come relazione “funzionale” tra i partner sono quelli dei “cacciatori di teste” che selezionano il personale per le aziende: tra questi ci sono il cosiddetto "Bird-dogging”, la strategia e la caccia vera e propria al candidato ideale, e il “Love-Audit”, ovvero il momento della verifica tecnica dei soggetti individuali. Il Love-Audit in particolare si basa sulle stesse metodologie che si utilizzano nel reclutamento di personale particolarmente qualificato: nel caso del rapporto di coppia si prendono in considerazione i suoi valori e si mettono sul tavolo, come si farebbe con un bilancio aziendale, paragonandoli con le "voci di spesa" della vita: il desiderio di avere figli, la gestione delle finanze della coppia, la scelta dell’abitazione.  Se non c’è accordo su questi punti fondamentali, il rapporto non ha speranza di durata ed è il caso di finirla lì.  Se la coppia, invece, supera questa prima fase di selezione, si passa allo “stress test”: ovvero all’esame della gestione della crisi. Per verificare la tenuta della relazione sotto pressione non serve simulare situazioni gravi: basta osservare come il nuovo partner reagisce a un ritardo, a un imprevisto lavorativo o a un disaccordo banale. L’ultimo step è la verifica degli obiettivi: non si guarda cioè a quanto lui sia bravo oggi, ma piuttosto a dove vuole essere tra cinque anni. Se la sua "visione” è la scalata sociale, e noi vogliamo invece una vita tranquilla e senza scosse, ecco saltare fuori un'incompatibilità strutturale. Insomma, il Love-Audit trasforma li semplice “Speriamo che funzioni" in un più solido "Ho verificato che può funzionare". Questo non significa che la relazione debba concludersi in ogni caso: se ci sono punti critici occorre un confronto onesto tra le due parti e la necessità di mettere in conto un certo numero di compromessi. Sta poi a ciascuno stabilire se vale comunque la pena ci affrontare l’investimento emotivo richiesto da ogni rapporto profondo.  

CHE COSA CERCARE DAVVERO IN UN PARTNER – Se i metodi tradizionali di scelta del possibile partner che abbiamo adoperato fino a questo momento ci hanno portato a scelte sbagliate, ecco qualche dritta per cercare il trasformarci in perfetto “Love headhunter”:
1 Smettiamo di fermarci alle "competenze tecniche" del nostro possibile compagno di vita, come bellezza, simpatia, stessi gusti in materia di tempo libero, ma concentriamoci sui valori a lungo termine (quelli di cui abbiamo parlato prima).
2 Smettiamo di pensare “Io lo cambierò”: un headhunter aziendale non assumerebbe mai qualcuno sperando che un giorno impari il mestiere; sceglierebbe chi ha già il profilo giusto o per lo meno le potenzialità per acquisire in breve tempo le competenze richieste. Con un partner, se non c’è intesa sui valori fondamentali fin dalla prima fase di selezione (i primi appuntamenti), si passa oltre immediatamente. Il tempo è la risorsa più preziosa e non va sprecato in "formazione" sentimentale.
3. Prestiamo attenzione non solo a quello che lui dice, ma a come lo dice: spesso è questo è l’aspetto che rivela la verità.
4. Attenzione ai “segnali di fumo”: se, nella normale conversazione, gli poniamo una domanda sul modo di gestire il denaro o sul futuro e lui risponde con frasi fumose del tipo "Vedremo", "L'importante è stare bene insieme" o "Non mi piace pianificare", deve scattare un campanello di allarme: un buon socio di vita non accetta di “vivere alla giornata”, ma è pronto ad assumersi le proprie responsabilità.
5. Riconoscere il “Mirroring”: un altro pessimo segnale è il fatto che lui, improvvisamente, cominci a rispecchiare tutto quello che diciamo e che ti dia sempre ragione: ad esempio alla nostra affermazione che ci piacerebbe avere un giardino,  lui ribatte: “Anch'io odio la città!", e al nostro desiderio di vedere posti nuovi ribatte con  "Anch'io voglio investire tutto nei viaggi!", è bene prestare attenzione: se accade troppo spesso potrebbe non essere comunanza di interessi, ma compiacimento tattico.

CONSIGLI DELL’HEADHUNTER – Per comprendere se la reazione del “partner to-be” è sincera, prestiamo attenzione non solo a quello che lui dice, ma a come lo dice: spesso è questo è l’aspetto che rivela la verità. L’entusiasmo è il miglior indicatore. Prestiamo fede a chi, alle nostre domande, anche spietate, risponde con gli occhi che brillano e che, dopo averci risposto, rilancia con altrettante domande. Il partner giusto non è quello che ha le nostre stesse risposte, ma quello che ha la nostra stessa voglia di farsi le domande.