Non era mai successo in oltre cinquant'anni di storia del giornale: una donna alla guida di Libération. Con l'elezione di Sonia Delesalle-Stolper, lo storico quotidiano della sinistra parigina premia una firma storica che ha raccontato l'Europa degli ultimi decenni con lucidità e rigore. Un segnale forte per un settore dove le posizioni apicali restano ancora, troppo spesso, una "proprietà maschile".
Sonia Delesalle-Stolper, la prima donna alla guida di Libération -
Qualcosa piano piano dunque sta cambiando anche nel mondo del giornalismo. Lo conferma la nomina di Stolper a direttrice del quotidiano francese nato nel 1973 e inaugurato dal romanziere, drammaturgo e filosofo francese Jean-Paul Sartre. Una scelta significativa soprattutto a fronte della schiacciante percentuale che l'ha portata all'elezione: la giornalista è stata eletta ottenendo l'83,2% delle preferenze da parte del comitato di redazione.
I primi passi e la carriera da inviata -
La giornalista cinquantenne ha mosso i primi passi nel giornalismo nella sede parigina dell'agenzia di stampa francese Agence France-Presse (AFP). Poi, nel gennaio 1996, è stata inviata a Londra come corrispondente estera di AFP. Dal 2002 ha lavorato come freelance per diverse testate giornalistiche, radiofoniche e televisive francesi, tra cui Le Figaro, L'Express, Politique Internationale e TF1 e nel 2009 è diventata corrispondente di Libération per l'Inghilterra e l'Irlanda.
Nei suoi 25 anni in terra inglese, ha seguito tutti i principali eventi, non solo politici: i tre mandati di Tony Blair, il processo di pace in Irlanda del Nord, le conseguenze della morte della Principessa Diana, gli attentati di Londra del 2005, il ritorno al potere dei conservatori, i Giochi Olimpici del 2012 e, naturalmente, la Brexit e la morte della Regina Elisabetta II.
Il ritorno a Parigi -
Rientrata a Parigi nel gennaio 2021 come vicedirettrice e caporedattrice degli Esteri, Sonia Delesalle-Stolper ha assunto la direzione del quotidiano lo scorso 7 maggio. È un passaggio di testimone storico che dimostra come il talento sia privo di genere: lo stesso talento che nel 2021 le è valso il Prix Louise Weiss per il giornalismo europeo, grazie a un’analisi magistrale sulla Brexit, tema che ha sviscerato per oltre un decennio direttamente sul campo.