Una su, verso le nuvole. L'altra giù, verso il suolo della Cina. Sarebbe stata questa la posizione delle due cloche nella cabina del Boeing 737 della China Eastern, precipitato il 21 marzo 2022. Diciotto secondi in cui qualcuno, all’interno della cabina di pilotaggio, ha provato con tutte le sue forze a far riprendere quota al mezzo mentre qualcun altro cercava di far schiantare il volo. Alla fine l'ha avuta vinta l'ultimo. Alcuni detriti del volo si sono conficcati fino a 20 metri di profondità, altri sono volati a 12 chilometri di distanza. Un dramma consumatosi tra i piloti che richiama da vicino altri drammatici incidenti aerei: lo schianto del volo Air India poco dopo il decollo il 12 giugno 2025 e quello del Germanwings del 24 marzo 2015.
Il "tiro alla cloche" dentro la cabina -
Erano tre in cabina, come riporta il Corriere della Sera: il pilota, il copilota e un terzo in qualità di osservatore. Secondo quanto raccolto dall'americana National transportation safety board, che ha investigato sull'incidente, è probabile che due di loro stessero tirando in su una cloche nel disperato tentativo di far risalire l'aereo. Non c'è però stato nulla da fare, anche perché l'altro pilota aveva già spento i motori riducendo a un lumicino le speranze di salvataggio. Lo rivelano le informazioni estratte da una delle due scatole nere.
La dinamica dell'incidente: i motori spenti, le cloche e gli alettoni -
L'incidente è avvenuto poco dopo l'ora di pranzo locale del 21 marzo 2022. L'aereo decollato da Kunming e diretto a Guangzhou, si trovava a 7.900 metri dal suolo quando qualcuno ha spento i motori. Questo ha causato la disattivazione del pilota automatico, solitamente attivato dopo il decollo. Dopo un secondo, il pilota che aveva spento il motore avrebbe anche spinto in avanti la cloche dirigendo il naso del velivolo verso il basso. Avrebbe poi, sempre secondo l'indagine del Ntsb, settato le parti mobili esterne del velivolo per sfruttare al massimo la gravità e "guidare" l'aereo verso terra alla massima velocità possibile senza possibilità di recupero.
Per salvare l'aereo "necessaria forza sovrumana" -
Pochi istanti dopo, qualcuno in cabina ha però attivato la seconda cloche tirandola con forza indietro. Come spiega il Corriere, sui Boeing le due cloche si muovono in modo coordinato: "Quando un pilota muove la sua cloche in una direzione, lo stesso movimento viene “copiato” dall’altra cloche, a meno che non venga esercitata una forza diversa od opposta". Questo significa che qualcuno, all'interno della cabina, ha forzato manualmente per diciotto secondi un ingranaggio meccanico automatico. In circostanze normali, hanno spiegato alcuni piloti, per riportare l'aereo in quota bisogna applicare alla cloche una forza pari a 40 chilogrammi. Ma quando il motore è spento e l'aereo sta precipitando, questa forza avrebbe dovuto raggiungere livelli "al di fuori dei parametri aerodinamici".
Una lite in cabina di pilotaggio? -
Proprio durante questi quasi venti secondi, prima che la scatola nera smettesse di registrare i dati, la seconda scatola nera (che registra gli audio interni) avrebbe registrato le urla dei piloti e quelli che sono stati descritti come rumori "da litigio". I quattro microfoni presenti all'interno della cabina funzionavano perfettamente ma, secondo chi li ha ascoltati, il suono è sporcato da "allarmi, urla, respiri accelerati, vibrazioni". Non è però ovviamente possibile attribuire ogni singola voce a un pilota preciso e quindi capire chi abbia deciso di portare alla morte oltre 130 persone.