Per chi convive con le allergie primaverili, la routine sportiva outdoor può trasformarsi in un’impresa. Sebbene le giornate più lunghe e il clima mite invitino a godere l’aria aperta, la fioritura della bella stagione porta con sé una diffusione massiccia di pollini, i quali possono mettere in seria difficoltà chi è affetto da allergie. Attività piacevoli come il running, il ciclismo o anche una semplice passeggiata rischiano di trasformarsi in una sequenza di starnuti, lacrimazione abbondante e altri disturbi anche peggiori. In questi ultimi anni, poi, il riscaldamento globale e l’aumento della CO2 nell’aria hanno peggiorato lo scenario, rendendo la stagione dei pollini più lunga e aggressiva. Vediamo come affrontarla e quali sono le contromisure più efficaci.
L'IMPATTO DEI POLLINI SULLA PERFORMANCE SPORTIVA – Si stima che le allergie colpiscano circa 9 milioni di Italiani. Il problema riguarda da vicino chi fa sport all’aperto: durante il workout, infatti, la frequenza cardiaca e quella respiratoria aumentano: si inala cioè molta più aria e, di conseguenza, una quantità maggiore di allergeni che irritano le mucose. Questo non causa solo fastidi immediati, come lacrimazione e starnuti, ma peggiora il rendimento atletico: il naso chiuso riduce l'apporto di ossigeno ai muscoli e il corpo fatica di più a recuperare dopo l'esercizio a causa dello stato infiammatorio generale. Persino la qualità del sonno ne risente, con conseguente aumento del senso di spossatezza generale.
STRATEGIE PER ALLENARSI MEGLIO – In linea di massima, chi è in buona salute e soffre di allergia in modo lieve può continuare ad allenarsi all’aperto, mentre per chi soffre di patologie respiratorie o presenta sintomi più gravi, è indispensabile il parere di un allergologo, Ci sono però alcuni utili accorgimenti pratici da seguire per attenuare il fastidio.
Il tempismo è tutto - Consultare app o siti dedicati per monitorare i livelli di polline e la qualità dell'aria (AQI) e per individuare il momento della giornata in cui la concentrazione degli allergeni è inferiore. Si possono trovare anche indicazioni utili sul tipo di pollini in circolazione, giorno per giorno e zona per zona, in modo da individuare un eventuale picco di quelli per i quali è stata accertata l’allergia. In linea generale, il consiglio per tutti è di evitare le giornate secche, calde e ventose, che favoriscono la diffusione dei pollini: le correnti d'aria li sollevano e li trasportano anche da zone lontane, mantenendoli sospesi nell’aria anche a lungo.
Attenzione alla pioggia – Si dice spesso che dopo un acquazzone o un temporale l’aria è più pulita perché la pioggia ha fatto depositare pollini e altre particelle. In realtà, quando si verifica un temporale forte, le correnti d'aria fredda discendente e l'elevata umidità causano la rottura dei granuli di pollini, i quali si frantumano in migliaia di micro-particelle, capaci di penetrare più in profondità nelle cavità respiratorie, fino a provocare la cosiddetta “asma da temporale”. Quello che occorre tenere presente è l’intensità delle precipitazioni: una pioggia intensa e costante è la migliore amica dei soggetti allergici perché “lava” letteralmente l'aria, appesantendo i pollini e facendoli cadere al suolo. L’inizio di un forte temporale, invece, con vento forte è un momento da cui guardarsi: le raffiche di vento sollevano i pollini e l'umidità li frantuma. Le particelle diventano più piccole e, se vengono inalate, possono penetrare nelle via aeree più in profondità, causando la cosiddetta “asma da temporale”. Per uscire, dunque, meglio aspettare che la pioggia sia terminata o che sia diventata costante e moderata.
Scegliere il percorso giusto – Per i nostri allenamenti, scegliamo itinerari lontani da prati in fiore, zone molto alberate, specie se sono presenti le specie a cui sappiamo di essere sensibili, e i luoghi in cui l'erba è stata appena tagliata. Le zone vicine a specchi d'acqua o fiumi invece sono solitamente più sicure perché più povere di pollini. Sono da evitare anche le zone ad alta concentrazione di traffico perché l’inquinamento acuisce gli stati allergici.
Supporto farmacologico – Prima di iniziare l’allenamento all’aperto è opportuno assumere un farmaco antistaminico, che deve essere prescritto dal medico. Per sintomi lievi possono essere sufficienti alcuni prodotti da banco, tra cui spray e colliri, che possono essere consigliati dal farmacista: sono efficaci e hanno effetti collaterali ridotti, compresa la sonnolenza. Il trucco sta nell’usarli circa un'ora prima dell’allenamento: prevenire la reazione allergica, infatti, è molto più facile che calmarla quando è già in corso.
L'importanza dell'equipaggiamento e dell'igiene – Ci sono piccoli dettagli possono fare la differenza, come indossare un cappellino con visiera, per impedire ai pollini di finire tra i capelli, e occhiali da sole avvolgenti per creare una barriera per gli occhi.
Riscaldamento "strategico" indoor - Per un allergico, i primi minuti di attività all'aperto sono i più critici perché il corpo passa bruscamente da un ambiente protetto a uno saturo di allergeni. Un'ottima strategia è effettuare in casa il riscaldamento muscolare e la fase preparatoria. In questo modo, quando si esce, il corpo è già "pronto", la circolazione è attiva e i tempi di esposizione diretta ai pollini diminuiscono.
DOPO L’ALLENAMENTO - Una volta concluso l'allenamento, la gestione del "post" è cruciale: gli indumenti utilizzati, compreso cappello, fascia fermacapelli e occhiali, devono essere lavati immediatamente, oppure chiusi in un sacchetto per evitare che le particelle trattenute dalle fibre si disperdano nell’aria di casa. il bucato deve essere fatto asciugare tra le pareti domestiche: i panni stesi all’aperto si caricheranno nuovamente di allergeni. Tra le precauzioni personali post allenamento ricordiamo anche di togliere le scarpe prima di entrare in casa, fare una doccia completa e lavare i capelli per eliminare ogni residuo accumulato durante l'attività all’aperto. Oltre alla doccia e allo shampoo, un passaggio spesso sottovalutato è il lavaggio nasale con soluzione fisiologica: questa pratica permette di rimuovere meccanicamente i pollini che sono rimasti attaccati alle mucose respiratorie profonde durante l'iperventilazione dell'allenamento, riducendo drasticamente l'infiammazione che prosegue nelle ore successive.