L’evento

Food Summit 2026, l’agroalimentare italiano alla prova della volatilità

L’appuntamento, patrocinato dal ministero dell’Agricoltura, ha affrontato gli scenari di mercati in trasformazione e le sfide globali del settore

© Food Summit

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Si è conclusa ieri la dodicesima edizione del Food Summit. L’appuntamento è organizzato dal Gruppo Food ed è dedicato ai vertici della business community del settore Food & Beverage. L’edizione 2026, il cui titolo è stato “Volatilità permanente, valore durevole: le traiettorie 2030 della filiera alimentare”, è stata patrocinata dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Tra i temi affrontati ci sono stati gli scenari di mercati in trasformazione, le pressioni sui margini e le sfide globali del settore agroalimentare italiano. Ad avviare i lavori è stato Gregorio De Felice, chief economist Intesa Sanpaolo: i dati elencati hanno mostrato la solidità del settore, con l’export agro-alimentare italiano che nel 2025 ha raggiunto 70,9 miliardi di euro (+5,2%). Il quadro internazionale è comunque variegato: gli Stati Uniti segnano una contrazione (-4,5%), mentre crescono Spagna (+13,0%), Polonia (+17,7%), Francia (+6,1%), Germania (+5,6%).

Le parole di Lollobrigida e Urso -

 I ministri Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso hanno inviato videomessaggi in occasione dell’evento: “Il ministero dell’Agricoltura ha investito oltre 15 miliardi di euro in tre anni sul sistema primario e messo la sovranità alimentare al centro dell'agenda politica nazionale ed internazionale”, ha sottolineato Lollobrigida. “Siamo intervenuti anche in emergenza sul costo del gasolio dovuto alle crisi geopolitiche, con un intervento che prevede un credito d'imposta del 20% per i nostri pescatori e agricoltori”. Per Adolfo Urso “l’agroalimentare italiano conferma solidità e capacità di adattamento: la filiera conta circa 800mila imprese e dà lavoro a oltre 3 milioni di persone, includendo la distribuzione” e, ricordando l’attenzione del Governo ai costi energetici, ha aggiunto: “Il Consiglio dei ministri ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti, adottando un approccio prudente e responsabile. Se il blocco nello stretto di Hormuz dovesse proseguire, saranno valutati ulteriori interventi commisurati”.

L’agroalimentare e le crisi -

 Nel corso dell’evento Gregorio De Felice ha sottolineato come il 2025 sia stato “un anno di forte discontinuità nelle politiche commerciali internazionali ma, nonostante ciò, l’agroalimentare italiano è cresciuto sui mercati esteri, andando a intercettare opportunità sia in mercati tradizionali ma anche in economie emergenti o destinazioni lontane”. In ogni caso “l’attuale contesto è caratterizzato da un clima molto elevato di incertezza sulle politiche economiche”. E in questo scenario “gli investimenti in auto-produzione di energia sono sempre più cruciali”. Secondo Laura Asperti, Global Head of Food & Beverage and Distribution, Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo, “il Food & Beverage si conferma un caposaldo dell’economia globale con un valore di 8,5 trilioni di dollari nel 2025 e una crescita attesa intorno al 5% annuo, grazie a domanda solida e driver strutturali. In tale contesto, l’Italia si distingue con oltre 70 miliardi di euro di export agroalimentare e una riconoscibilità unica legata al Made in Italy”. Ed è in questo contesto che “Intesa Sanpaolo continua a supportare il sistema economico con oltre 370 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine previsti nel Piano di Impresa 2026–2029”.

Il tema del potere d’acquisto -

 Nel corso dell’evento c’è stato spazio anche per il tema dell’erosione del potere d’acquisto: le crisi internazionali degli ultimi anni hanno infatti portato con loro inflazione, e questo ha cambiato le abitudini dei consumatori. Secondo Michele Carpanese, partner della società di consulenza globale AlixPartners, “il divario tra prezzi e salari, ampliatosi dopo la pandemia, i conflitti geopolitici e lo shock energetico, ha spinto i consumatori a ridurre la spesa discrezionale e a rifocalizzarsi sui beni essenziali. In Europa, nel triennio 2024–2026, l’intenzione di spesa per i beni non alimentari registra continui saldi negativi (fino a -26 punti nel 2026 vs 2025)”. In questo scenario “diventa strategico proteggere la domanda attraverso proposte di valore credibili, prezzi competitivi e l’eliminazione delle inefficienze strutturali lungo tutta la catena del valore, sia per l’industria che per la distribuzione”.

Il nodo dell’energia -

 E ancora, è stata dedicata ampia attenzione al tema dell’energia: secondo Marco Steardo, Industry & Tertiary Director di Edison Next, “la filiera agroalimentare è un comparto strategico che assorbe circa l’11% dei consumi finali energetici dell’industria italiana, con un peso rilevante dei consumi termici nei processi di trasformazione. In questa fase produttiva, l’energia può incidere fino al 10–15% dei costi operativi”. Dunque “diventa sempre più urgente investire in un percorso che consenta di ridurre i consumi energetici, attraverso l’uso delle rinnovabili e di soluzioni integrate di efficienza e autoproduzione”. Infine chiudere il Food Summit 2026 sono state le tavole rotonde, che hanno offerto una sintesi concreta delle grandi trasformazioni in atto nel settore, mettendo a confronto industria, retail e finanza.