
Niscemi, qual è la situazione a 100 giorni dalla frana | Gli esperti: "Serve un ecosistema sostenibile, dannoso creare nuovi insediamenti"
La fase della prima emergenza sembra conclusa. Ora l'obiettivo è recuperare il patrimonio (culturale e immobiliare) del passato per fondare la città del futuro. In poche parole, ritrovare la propria identità

Niscemi, 16 gennaio 2026. Una grave frana sconvolge la città del Nisseno che si affaccia sulla vallata del fiume Maroglio. Non è la prima volta: già era successo nel 1970 e nel 1997. Il fronte, stavolta, è lungo 4,5 chilometri, con un'altezza che varia dai 15-25 metri fino a picchi di 50-55 metri: è una delle frane più gravi e vaste in Europa. Oltre 1.600 gli sfollati, incalcolabili i danni. La causa è nota: il dissesto idrogeologico in Sicilia, acuito dalla situazione dei terreni dovuta alle intense piogge portate dal ciclone Harry. Le lesioni aperte sull'asfalto hanno fatto da preludio a nuovi collassi, l'erosione ha interdetto diverse centinaia di edifici e in zona rossa (e non solo) insistono beni architettonici tutelati. La domanda dei geologi è solo una: la scarpata può ancora arretrare? Quella dei cittadini, invece, guarda già al futuro: quando e come sarà ricostruita Niscemi?
Quale è la situazione a Niscemi? -
Centocinque giorni dopo la frana, Niscemi non è più solo il luogo dell'emergenza. È una domanda aperta sul futuro dei territori fragili della Sicilia, che riguarda la sicurezza delle persone, il destino delle case evacuate, la tutela dei beni culturali, la ricostruzione urbana e la capacità delle istituzioni di passare dalla gestione del danno alla prevenzione. Tutti temi al centro del convegno "La frana di Niscemi. Dalla fase emergenziale alla ricostruzione" che si tiene oggi nell'Auditorium del Museo Civico di Niscemi.
Il professor La Greca: "Per Niscemi serve un ecosistema urbano sostenibile, creare nuovi insediamenti è dannoso" -
Tra i protagonisti del convegno, Paolo La Greca, professore ordinario di Tecnica e Pianificazione Urbanistica dell'Università di Catania, nonché presidente Centro Nazionale Studi Urbanistici. "La fase della prima emergenza sembra conclusa. I geologi e i geotecnici stanno definendo gli studi dettagliati che consentono di individuare l'entità necessarie delle demolizioni", spiega a Tgcom24.
"Niscemi oggi vive un'occasione unica: può ribaltare la narrazione tradizionale della catastrofe vista come una pura perdita per andare oltre il trauma collettivo. È possibile, cioè ripensare attraverso la pianificazione urbana, il futuro di Niscemi", aggiunge. In altre parole, "Niscemi può diventare il primo vero ecosistema urbano sostenibile in Italia, nato da una catastrofe naturale".
Ma come? "Recuperando innanzitutto il patrimonio edilizio esistente, rigenerando le aree periferiche degli anni recenti, creando una rete di verde con un consumo di suolo praticamente pari a zero. Una città - sottolinea La Greca - è innanzitutto uno spazio sociale in cui la comunità che l'ha costruita si identifica ed è necessario in primo luogo preservare questa identità. Le risorse abitative necessarie per ricollocare gli sfollati sono già presenti all'interno del tessuto urbano e rendono quindi superfluo, e addirittura dannoso, creare nuovi insediamenti".
La soprintendente Vullo: "Dentro la zona rossa edifici di valore storico" -
Per costruire la "nuova Niscemi" bisogna, appunto, preservare la sua identità. "Occorre proteggere la storia della comunità niscemese e ciò potrà essere fatto col recupero materiale dei segni del passato", spiega a Tgcom24 la soprintendente per i Beni culturali e Ambientali di Caltanissetta, Daniela Vullo. Ciò è avvenuto "con la croce che segnava il luogo ove sorgeva la Chiesa crollata nel 1997" e si spera che avvenga anche con "la salvaguardia del materiale documentario che si potrà ancora recuperare dalla Biblioteca del professore Marsiano, ospitata all'interno di un immobile posto sul ciglio della frana".
"All'interno della zona rossa sono interessati anche diversi edifici di interesse storico e architettonico, quali il settecentesco Palazzo Iacono, Palazzo Branciforte, Palazzo Masaracchio, unitamente a tutto il tessuto urbano appunto di matrice settecentesca", afferma Vullo, specificando però che "un intervento di salvaguardia si rende possibile solo quando le condizioni di sicurezza permettono l'accesso agli immobili".
Un altro "danno consistente", conclude, riguarda il crollo del Belvedere, comunemente chiamato il Tondo, "la storica terrazza ottocentesca che concludeva il corso principale affacciata sulla piana di Gela. Un punto panoramico, è un luogo di ritrovo per l'intera comunità di Niscemi, oltre che un uno spazio di interesse storico e architettonico".
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Parla il primo cittadino -
Il sindaco della cittadina, Massimiliano Conti, torna a parlare di questi mesi difficili: "Abbiamo lavorato dentro una condizione complessa, cercando di tenere insieme la sicurezza pubblica, la gestione dell’emergenza, il dialogo con le istituzioni e l’ascolto dei cittadini. Ma oggi non basta più parlare soltanto di emergenza: dobbiamo parlare di futuro".
Due i grandi binari su cui cammina la vicenda, secondo il sindaco: "Ci sono cittadini che non possono più rientrare nelle proprie abitazioni. Per loro il tema dei ristori, degli incentivi e delle misure di sostegno è prioritario. Il secondo filone riguarda la ricostruzione: capire cosa potrà essere recuperato, cosa dovrà essere demolito, quali aree potranno tornare sicure e quale modello urbano vogliamo costruire per Niscemi. L’obiettivo è arrivare entro due anni a una soluzione chiara, seria e sostenibile per la comunità".