L'ALTERNATIVA ALLA LAUREA SI FA LARGO

Gli ITS mettono la… quarta (+2): gli iscritti ai "super-diplomi" arrivano a 40mila con obiettivo 100mila

I dati illustrati dal ministro Valditara durante un recente question time alla Camera confermano il successo dell'istruzione tecnica superiore in Italia. I numeri principali e i motivi del boom

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Da alternativa di nicchia a solido pilastro del sistema formativo italiano, capace in un quinquennio di far lievitare gli studenti iscritti da 11mila a oltre 40mila, stracciando nel frattempo il traguardo dei 22mila studenti indicato nel PNRR. A cui va aggiunto un tasso di occupazione stabile al di sopra dell'80% subito dopo il termine del percorso. Prossimo obiettivo: 100mila grazie alla riforma del 4+2.

Gli Istituti Tecnologici Superiori si apprestano a spiccare il volo, anche se rispetto ad altri Paesi europei siamo ancora molto indietro, ma essenzialmente perché siamo partiti in ritardo: il debutto nel nostro sistema formativo di quelli che all’inizio si chiamavano Istituti Tecnici Superiori è datato fine anni ‘10.

Oggi sono stati ribattezzati, invece, ITS Academy e già nel nome comunicano meglio la loro essenza: una formazione biennale (ma in alcuni casi anche triennale) post diploma, quindi terziaria tanto quanto l’università, ma con una vocazione fortemente connessa con le esigenze reali e attuali del mondo del lavoro. 

La formula sta iniziando a funzionare, come ha sottolineato il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, nel corso di un recente Question Time alla Camera, riportato dal portale Skuola.net. Merito anche della cosiddetta riforma del 4+2 - con il diploma scolastico quadriennale (anziché quinquennale) e un ulteriore biennio (facoltativo) di specializzazione - che crea dei percorsi interconnessi.

Iscritti in costante aumento

Basta osservare la progressione delle iscrizioni nel tempo per accorgersene: se nel 2020, come detto, erano attorno alle 11mila (al primo anno), nel 2023/24 erano già diventate 17.135, salendo a 20.484 nel 2024/2025 e a 21.326 nel 2025/2026. Sommando l’ultimo biennio, dunque, si superano agevolmente le 41mila unità “in corso”.

E le stime sulle future matricole parlano di quote di accessi che viaggiano ben oltre la soglia dei 20 mila nuovi ingressi all'anno.

Ma cosa si nasconde dietro questo clamoroso successo? La risposta sta nella capacità di trasformare i fondi europei in vantaggi concreti e immediati per i ragazzi. Perché il PNRR, in quest’area di intervento, si è tradotto nell'attivazione di quasi 1.500 nuovi percorsi formativi - per la precisione 1.422 - e in un massiccio investimento sull'orientamento - con 18.491 attività svolte - che ha già intercettato oltre 126mila studenti.

A rendere la proposta ancora più attrattiva hanno contribuito l'erogazione di 4.470 borse di studio e la realizzazione di 1.662 laboratori hi-tech.

Un'evoluzione strutturale che ha cambiato il volto di queste “scuole”: non a caso, come ha sottolineato lo stesso ministro Valditara, tracciandone un bilancio, "gli ITS Academy sono diventati un laboratorio di innovazione didattica particolarmente importante" per l'intero sistema formativo.

Ma negli ultimi anni è cresciuta anche l’offerta. Sono infatti ben 10 le aree tecnologiche coperte: dall’agricoltura ai servizi, passando per il turismo e la sostenibilità, senza dimenticare meccatronica, moda e, più in generale, tutto il fabbisogno di tecnici specializzati per il nostro sistema economico, dal settore primario al terziario.

La stretta connessione con le imprese è il vero valore aggiunto

Il vero segreto di questo successo, però, risiede nella natura profondamente pragmatica dell'offerta formativa. Chi sceglie un Istituto Tecnologico Superiore lo fa per entrare in contatto diretto con il mondo del lavoro fin dal primo giorno di lezione.

Le reti degli ITS vedono, infatti, una presenza consistente di imprese o associazioni di categoria tra i partner: oltre la metà - il 52,1% - proviene dalle aziende di riferimento dei vari settori.

Ma, su questo versante, il dato che fa davvero la differenza riguarda le cattedre: oltre 7 docenti su 10 - il 72% - non appartengono al mondo accademico tradizionale, bensì alle aziende e alle professioni con cui si interfacciano i vari percorsi.

Proprio questo scambio continuo tra teoria e pratica sul campo garantisce il già citato tasso di occupazione post-diploma record, configurandosi come un vero e proprio scudo contro la disoccupazione giovanile.

Allargando, poi, lo sguardo al prossimo futuro, questo ecosistema è destinato a espandersi ulteriormente grazie alla spinta della nuova riforma dell'istruzione tecnico-professionale, il cosiddetto modello "4+2".

L'obiettivo di viale Trastevere è incentivare la creazione di campus della filiera tecnologica, ovvero reti integrate in cui istituti scolastici, ITS Academy, centri di formazione e aziende possano convivere e collaborare strettamente. Una missione per cui sono già stati stanziati 35 milioni di euro.

Con i nuovi percorsi scolastici quadriennali si punta ai 100mila alunni

L'entusiasmo attorno a questa novità è palpabile, come dimostra il boom di iscrizioni registrato di recente in diverse regioni del Mezzogiorno, su tutte Campania e Calabria. 

Un segnale che fa guardare con grande ottimismo al domani al titolare del MIM: “Prevediamo, entro un quinquennio, se le iscrizioni dovessero procedere di questo passo, di arrivare a un complesso di iscrizioni al sistema del quadriennio del ‘4+2’ di circa centomila unità. Quindi uno straordinario successo, di un sistema destinato a offrire opportunità occupazionali importanti ai nostri giovani e anche una forte competitività al tessuto produttivo”.

Sullo sfondo, però, resta il nodo cruciale della “sostenibilità” economica di questa imponente macchina una volta esauriti i fondi europei. Il quadro tracciato alla Camera da Valditara mira, comunque, a rassicurare studenti e famiglie: oltre alle risorse già destinate alla filiera, l'ultima Legge di Bilancio - ha evidenziato il Ministro - ha previsto uno specifico stanziamento di 265 milioni di euro per il triennio 2026-2028. 

A questo va integrata una recente novità normativa che permetterà agli ITS di autofinanziarsi, concedendo in uso temporaneo i propri laboratori alle aziende al di fuori dell'orario didattico.

La sfida, a ogni modo, richiede una programmazione a lungo termine: “È necessario, tuttavia, che nella prossima legge di bilancio si continui quel percorso di incremento del finanziamento statale a beneficio del sistema degli ITS”, ha avvertito Valditara, “da questo punto di vista c’è il nostro impegno in questa direzione”.