L'INCHIESTA

Garlasco, la famiglia Poggi: "Carabinieri condizionati da contesti opachi"

I legali dei familiari di Chiara: "Sono stati intercettati e vengono continuamente aggrediti". E parlano di collegamenti tra inquirenti e giornalisti

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"Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti 'giornalistici' ": lo scrivono gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi, in una lunga nota in cui spiegano che i familiari di Chiara sono anche stati sottoposti a "intercettazioni" e parlano di "continue aggressioni che si susseguono".

"Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre a intercettazioni i familiari della vittima - scrivono gli avvocati della famiglia Poggi - la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente a un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio".

"Rileviamo inoltre - si legge ancora - che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento".

Per rispetto istituzionale, proseguono i legali, "abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti "giornalistici", concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l'omicidio di Chiara e interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza".

"Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno - si legge nel comunicato - nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento".

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