È la prima paziente a essere presa in carico dal Servizio sanitario nazionale per le dipendenze (il cosiddetto Serd) per una "dipendenza comportamentale da IA". Succede a Venezia. Come riporta il quotidiano locale Il Gazzettino la giovane ha 20 anni e con l'intelligenza artificiale avrebbe instaurato un rapporto di dipendenza tale da portarla a isolarsi e a dare totale fiducia al chatbot online.
Venezia, primo caso di dipendenza da IA in cura al Serd -
Un "rapporto" con il tempo diventato tossico tanto da dover essere gestito in ambito medico. In un servizio, quello del Serd, da sempre impegnato a gestire comportamenti del genere ma legali al gioco, allo shopping compulsivo, all'utilizzo dello smartphone o dei social network, la richiesta non è stata comunque una sorpresa, ma un esito atteso dopo una progettualità e una formazione svolti negli ultimi anni.
"La punta di un iceberg" -
"Per noi - afferma la primaria del Serd Laura Suardi - è come la punta di un iceberg, in un servizio che è storicamente marchiato come quello rivolto ai tossicodipendenti". "Di fronte a questi disturbi comportamentali - prosegue la primaria - il nostro aiuto è quello di mettere in campo competenze non solo psicologiche, ma anche psichiatriche, coinvolgendo pure i familiari dei pazienti".
"La macchina le dà risposte che vuole sentire" -
Suardi sottolinea che nel "dialogo" l'algoritmo dell'IA "man mano che impara a conoscerti sa dare delle risposte che corrispondono a quanto vorresti sentire, anche molto più di un tuo coetaneo, rafforzando progressivamente quella che sembra essere una relazione amicale. Diventa un problema quando non la si sa gestire, quando diventa un unico orizzonte di riferimento".
"Non basta porre dei limiti" -
Per quanto riguarda i rimedi Suardi sottolinea che "non basta imporre dei limiti all'uso di questi strumenti, come possono fare i genitori, per arginare il problema. Di fronte a questi disturbi comportamentali il nostro aiuto è quello di mettere in campo competenze non solo psicologiche, ma anche psichiatriche, coinvolgendo pure i familiari dei pazienti".