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Indipendenza della Fed, La Financière de l'Echiquier valuta l'inizio dell'era di Kevin Warsh

Powell nel suo ultimo discorso da presidente ha dichiarato che farà da baluardo dell’indipendenza della Fed nel caso in cui il suo successore seguisse ciecamente le direttive presidenziali ignorando la realtà economica

 | Photo of The United States Federal Reserve Building

Il 26 aprile scorso Jerome Powell ha pronunciato il suo ultimo discorso da presidente della Fed, ma potrebbe non avere detto l’ultima parola. Lo sostiene Enguerrand Artaz, Strategist di La Financière de l'Echiquier, secondo il quale adesso il suo successore, Kevin Warsh, dovrà dimostrare nei fatti la sua indipendenza dalle direttive presidenziali. Powell da un lato ha dichiarato di ‘credere sulla parola’ di Warsh che, in occasione della sua audizione al Senato, ha assicurato che non intende lasciarsi influenzare dall’inquilino della Casa Bianca. Tuttavia, d’altro canto, Powell ha ribadito di volersi porre come baluardo dell’indipendenza della Fed nel caso in cui il suo successore fosse tentato di seguire ciecamente le direttive presidenziali ignorando la realtà economica.

PRESIDENTE OMBRA DELLA FED
“Certo” puntualizza Artaz “Jerome Powell nell’ultima consueta conferenza stampa a margine del FOMC “ha affermato che, intendendo rimanere nel board come consentito dalla legge, non agirebbe come un “presidente ombra”, lasciando quindi al suo successore, Kevin Warsh, il compito di assumere la piena direzione della Fed. Tuttavia le fratture all’interno dell’istituzione risultano quanto mai evidenti”.

L’ULTIMA RIUNIONE PRESIEDUTA DA POWELL
L’ultima riunione presieduta da Powell si è infatti conclusa con il più ampio numero di dissensi dagli anni ’90. Stephen Miran, nominato da Trump, si è opposto al mantenimento dello status quo sui tassi, pronunciandosi a favore di un taglio immediato dello 0,25%. Altri tre governatori, Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan, hanno invece sostenuto la decisione di tenere i tassi invariati, ma si sono opposti all’inserimento nel comunicato del FOMC del passaggio sul mantenimento di un orientamento accomodante. Una duplice frattura che simboleggia i due schieramenti all’interno della Fed e che il futuro presidente Kevin Warsh dovrà tentare di conciliare.

LE FORZE CONTRAPPOSTE ALL’INTERNO DELLA FED
Ma cosa anima le forze contrapposte all’interno della banca centrale statunitense? Da una parte, la pretesa di Donald Trump di tagli dei tassi di riferimento, relativa alla posizione ultra-accomodante del suo luogotenente Stephen Miran. Dall’altra, una realtà economica americana sempre meno compatibile con un simile orientamento. “L’inflazione core, misurata in base al PCE utilizzato dalla Fed, è al 3,2%, ben al di sopra degli obiettivi della banca centrale. E’ vero che il carovita sconta in parte l’effetto ritardato dell’aumento dei dazi, che dovrebbe diradarsi nei prossimi mesi, ma è altrettanto vero che non include gli effetti di secondo livello legati alla situazione in Medio Oriente. L’occupazione, l’altro mandato della Fed, registra un sensibile miglioramento con il mercato del lavoro statunitense che, dopo avere toccato i minimi l’estate scorsa, sembra abbia ora avviato una fase di riaccelerazione” spiega lo Strategist di La Financière de l'Echiquier.

UN APPELLO A FAVORE DELL’INDIPENDENZA DELLA FED
Una situazione che non impone in linea di massima né un inasprimento monetario, alla luce anche dei livelli già elevati dei tassi reali negli Stati Uniti, ma neppure i drastici tagli invocati a più riprese dalle direttive presidenziali. “Il principale dilemma per la Fed nei prossimi mesi è incentrato sulla sua indipendenza. Anche se Jerome Powell si è sempre posto come il garante dell’autonomia dell’istituto centrale statunitense, negli ultimi passaggi della sua conferenza stampa di commiato si è dimostrato piuttosto preoccupato, trasformandoli in un appello a favore dell’indipendenza della Fed, che oggi giudica ‘a rischio’” conclude Artaz.