La Procura di Brescia si prepara a chiudere l'inchiesta sulla presunta corruzione legata alla prima indagine su Andrea Sempio nell'ambito del delitto di Garlasco. I pm Donato Greco e Alessio Bernardi attendono l'informativa conclusiva della polizia giudiziaria, ultimo passaggio prima della decisione finale: chiedere l'archiviazione oppure procedere con il rinvio a giudizio.
Al centro degli accertamenti c'è l'ipotesi che Giuseppe Sempio, padre di Andrea, abbia versato una somma compresa tra i 20 e i 30mila euro all’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti per favorire l'archiviazione della posizione del figlio nella prima inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi. L'indagine della magistratura bresciana ruota attorno a un appunto sequestrato nella casa della famiglia Sempio e ritenuto dagli investigatori un possibile riferimento al presunto accordo illecito. Intanto il 18 maggio, data in cui scadranno i termini investigativi, è fissato anche l'incidente probatorio richiesto dalla difesa, durante il quale saranno ascoltati cinque ex sostituti procuratori in servizio all'epoca dei fatti alla Procura di Pavia.
Il "pizzino" trovato nella rubrica -
Tra gli elementi considerati centrali dagli investigatori c'è un foglio trovato in un quaderno-rubrica nell'abitazione della famiglia Sempio. Sul biglietto compare la frase: "Venditti gip archivia per 20-30 euro", mentre sul retro si legge: "Se archivia indaggine (scritta con due g nel biglietto, ndr), non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna". Secondo la Procura di Brescia quel riferimento economico non indicherebbe poche decine di euro, ma una cifra nell’ordine di 20-30mila euro che sarebbe stata destinata a Mario Venditti. Proprio sulla base di questa ipotesi Giuseppe Sempio risulta indagato come presunto corruttore. L'inchiesta mira a chiarire se vi sia stato realmente un passaggio di denaro finalizzato a influenzare l'esito del procedimento che riguardava Andrea Sempio nella fase iniziale delle indagini sul caso Garlasco.
L’inchiesta sul "sistema Pavia" -
La posizione di Mario Venditti compare anche in un altro fascicolo aperto dalla Procura di Brescia e ribattezzato dagli investigatori "sistema Pavia". In questo filone vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione e peculato legati alla gestione degli affidamenti per il noleggio delle apparecchiature utilizzate nelle intercettazioni e delle autovetture di servizio. Secondo l'accusa, gli incarichi sarebbero stati assegnati in modo quasi esclusivo e in misura non proporzionata alle reali esigenze investigative. Su questo fronte, però, il tribunale del riesame di Brescia aveva già evidenziato l’assenza di elementi investigativi in grado di dimostrare che le auto noleggiate fossero utilizzate per fini privati anziché per attività d'indagine. Nell'incidente probatorio del 18 maggio saranno sentiti Valeria Biscottini, Valentina De Stefano, Alberto Palermo, Roberto Valli e Andrea Zanoncelli, tutti ex magistrati in servizio negli uffici giudiziari pavesi all'epoca dei fatti contestati.