Neuroscienza del desiderio

Dopamina: più che ormone del piacere è fame di raggiungerlo

Annoverata spesso tra le molecole del benessere e della soddisfazione, nasconde una realtà più complessa, tutta da scoprire

© Istockphoto

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Parlando della dopamina, spesso si legge che questo neurotrasmettitore è uno dei cosiddetti “ormoni del piacere e del benessere”. La realtà è molto più complessa di così e nello stesso tempo più sottile: una definizione troppo semplificata apre la porta a innumerevoli condizioni errate e a falsi miti che alla lunga risulta difficile sradicare. Qui ne vediamo alcuni, per correggere alcune false convinzioni  e per capire meglio come funziona davvero il nostro cervello.

IL MITO DELLA "MOLECOLA DEL PIACERE” - In materia di dopamina si è costruito un vero e proprio "folclore pseudoscientifico" che ha trasformato una molecola complessa in una sorta di interruttore magico che si accende quando proviamo piacere, sia che ci gustiamo un pezzo di cioccolato o che ci dedichiamo al nostro hobby preferito. In realtà, la dopamina può essere paragonata più correttamente alla spinta che ci porta a compiere una certa azione dalla quale sappiamo che ne deriverà il piacere. Dal punto di vista biochimico, la dopamina è un neurotrasmettitore, ovvero una sostanza chimica che funge da ponte tra i neuroni, attraverso la quale si trasmettono impulsi e informazioni.  Fa parte della famiglia delle catecolammine (la stessa di adrenalina e noradrenalina) e agisce come un segnale elettrico convertito in messaggio chimico.  Viene prodotta in diverse aree del cervello, tra cui la Substantia Nigra, nell’Area Tegmentale Ventrale e nell’ipotalamo, e in piccole quantità anche dalle ghiandole surrenali e dall’intestino. I suoi compiti sono vari e molteplici: regola i meccanismi che agiscono sull’umore e sul ciclo sonno-veglia, ha azione di vasodilatatore e riduce la secrezione di insulina. 

LA DOPAMINA E IL PIACERE – L’errore più comune sta nel pensare che la dopamina venga rilasciata mentre proviamo piacere, ad esempio mangiando un gelato di cui siamo ghiotti. In realtà, come hanno dimostrato molti studi scientifici, è la molecola del desiderio del piacere (wanting), piuttosto che del piacere stesso (liking): si attiva cioè durante l'attesa, la ricerca e lo sforzo per ottenere qualcosa, mentre la soddisfazione che proviamo mentre compiamo l’atto piacevole dipende da altre molecole, tra cui ad esempio le endorfine. La dopamina, in pratica, è il “motore” che ci spinge ad andare a cercare e a scartare il cioccolato che abbiamo in dispensa, più che il mangiarlo in sé. Non solo: la dopamina si attiva maggiormente quando l’esito della nostra azione per ottenere piacere è incerto. Lo hanno dimostrato alcuni studi laboratorio condotti su alcuni animali, i quali ottenevano un premio dopo aver azionato un pulsante per un certo numero di volte. Quando il numero di volte era costante, l’interesse delle cavie cadeva dopo qualche tentativo; se invece era variabile, le cavie diventavano più reattive, fino ad azionare il bottone in modo compulsivo. In sintesi, la dopamina è la sostanza che sostiene la motivazione, la curiosità e anche la capacità di imparare dall’esperienza. 

LA DOPAMINA E LE DIPENDENZE – Il ruolo della dopamina nel catturare l’attenzione, più che nel provocare il piacere, spiega anche il suo ruolo nei fenomeni di dipendenza che si sviluppano quando questo neurotrasmettitore smette di essere una bussola per la sopravvivenza e diventa il motore di un cortocircuito biologico. Le sostanze d'abuso (droghe, alcol) o certi comportamenti compulsivi, come il gioco d'azzardo o lo scrolling infinito, causano uno tsunami di dopamina, molto più intenso e rapido di qualsiasi stimolo naturale, da cui il cervello subisce una sorta di dirottamento: i neuroni dopaminergici diventano ipersensibili ai "segnali" che precedono la sostanza (la vista del pacchetto di sigarette, della slot machine o dell’icona di un social): rilasciano dopamina in anticipo e creano così un desiderio irrefrenabile. Inoltre, nel caso del gioco d’azzardo, l’esito di una puntata è sempre incerto e questo aumenta all’infinito il piacere dell'attesa dell’eventuale vittoria, così come è incerto il numero di like che si otterrà pubblicando un certo video. Se quel desiderio non viene soddisfatto, alla lunga i livelli di dopamina crollano sotto i livelli basali, causando ansia e malessere fisico. 

LE BUFALE SULLA DOPAMINA – La scienza ha smentito, o almeno non confermato, una serie di convinzioni che però continuano a circolare. Vediamo quali sono le principali.
1.    "La dopamina è il piacere puro": falso. Se mangi un cibo che ti piace, la dopamina ti ha spinto a cercarlo e a procurartelo, ma il godimento che provi mentre lo gusti dipende da altre molecole. 
2.    "Più dopamina hai, più sei felice": falso. Livelli eccessivi di dopamina sono associati a stati di mania, psicosi e schizofrenia. La felicità è un equilibrio complesso, non un serbatoio da riempire di un singolo ormone.
3.    "Esistono attività che sono 'puro rilascio di dopamina'": falso. Il cervello non rilascia mai una sola sostanza alla volta, ma ogni esperienza genera un vero cocktail neurochimico. 
4.    "Il 'Dopamine Fasting' (digiuno dalla dopamina) resetta il cervello": falso. Non è possibile smettere di produrre dopamina (se non in caso di gravissima malattia, con conseguenze anche mortali). Quello che si può fare è ridurre gli stimoli artificiali e ripetitivi per ricalibrare la sensibilità dei recettori.