L'ULTIMO RAPPORTO DELLA FAO

Il caldo estremo minaccia l’agricoltura

Secondo l’ultimo rapporto la frequenza, l’intensità e la durata degli eventi di caldo estremo sono aumentati drasticamente negli ultimi 50 anni, con impatti preoccupanti sui sistemi agroalimentari e sui paesaggi

di Redazione E-Planet
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Gli eventi di caldo estremo stanno gravemente minacciando i mezzi di sussistenza e la salute di oltre un miliardo di persone, causando ogni anno la perdita di mezzo trilione di ore di lavoro. In aggiunta, si prevede che in futuro i danni agli allevamenti e alle rese agricole aumenteranno ulteriormente. Gli agricoltori e i sistemi agroalimentari stanno subendo gli impatti più gravi del caldo estremo.

Secondo l’ultimo rapporto della FAO e dell’Organizzazione Metereologica Mondiale “Extreme heat and agricolture” la frequenza, l’intensità e la durata degli eventi di caldo estremo sono aumentati drasticamente negli ultimi 50 anni, con impatti preoccupanti sui sistemi agroalimentari e sui paesaggi.  Il caldo estremo si riferisce a situazioni in cui le temperature diurne e notturne superano i loro livelli abituali per un periodo prolungato, causando stress fisiologico e danni fisici diretti alle colture alimentari, al bestiame, ai pesci, agli alberi e agli esseri umani.

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Questo lavoro evidenzia come il caldo estremo sia un importante moltiplicatore di rischio, esercitando una pressione crescente su colture, bestiame, pesca e foreste, nonché sulle comunità e sulle economie che da essi dipendono”, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu.


Secondo la Segretaria Generale della WMO, Celeste SauloIl caldo estremo sta sempre più definendo le condizioni in cui operano i sistemi agroalimentari”. Più che un semplice rischio climatico isolato, agisce “come un fattore di rischio complesso che amplifica le fragilità già presenti nei sistemi agricoli”.

L’aumento delle temperature medie globali e la maggiore frequenza e intensità degli eventi di caldo estremo riducono il “margine di sicurezza termico” su cui le specie fanno affidamento per i processi biologici che supportano la fotosintesi, la rigenerazione cellulare, la riproduzione e, in ultima analisi, la sopravvivenza. Secondo il rapporto, l’intensità del caldo estremo raddoppia circa con un riscaldamento globale di 2 gradi Celsius e quadruplica con 3 gradi, rispetto a un aumento medio globale di 1,5 gradi.

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Per la maggior parte delle principali colture agricole, i cali di resa iniziano a verificarsi sopra i 30 gradi Celsius — e anche a temperature inferiori per alcune colture come patate e orzo — portando a pareti cellulari indebolite, pollini sterili e alla produzione di composti ossidativi tossici. A temperature estreme, i tassi di fotosintesi e respirazione degli alberi divergono, creando uno squilibrio energetico che si traduce in una crescita ridotta e in una minore rimozione di carbonio dall’atmosfera. Le evidenze indicano una forte correlazione tra ondate di calore e incendi boschivi, con stagioni degli incendi più lunghe e intense.

Il caldo estremo colpisce anche le persone, in particolare i lavoratori agricoli, arrivando in alcuni casi a risultare fatale. Secondo il rapporto, in ampie aree dell’Asia meridionale, dell’Africa subsahariana tropicale e in alcune regioni dell’America centrale e meridionale, i giorni in cui è semplicemente troppo caldo per lavorare potrebbero arrivare fino a 250 all’anno.

Il pericolo del caldo estremo non dipende solo dai suoi impatti diretti, ma anche dal suo ruolo di moltiplicatore di rischio: amplifica lo stress idrico, può innescare siccità improvvise e aumentare la probabilità di incendi boschivi, oltre a favorire la diffusione di parassiti e malattie.   

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Le soluzioni tecniche sono necessarie, ma da sole non bastano se non si affrontano le diffuse barriere socioeconomiche nei paesi a basso e medio reddito, come il limitato accesso all’informazione, all’istruzione, alla consapevolezza e alla formazione.

Proteggere il futuro dell’agricoltura e garantire la sicurezza alimentare globale richiederà non solo il rafforzamento della resilienza delle aziende agricole, ma anche solidarietà internazionale e una volontà politica condivisa per la gestione e la condivisione del rischio, oltre a una transizione decisa verso un futuro a basse emissioni”, conclude il rapporto.