Su Garlasco, Vittorio Feltri non ha dubbi: "Alberto Stasi lo conosco bene ormai: non c'entra nulla, è una follia che sia in carcere". Ma il direttore de Il Giornale, anche su Andrea Sempio, ribalta tutto: "Non c'entra niente nemmeno lui: nei suoi confronti la stessa macchina del fango che ha travolto Alberto".
Direttore, lei è da sempre convinto dell'innocenza di Alberto Stasi: come ha reagito agli sviluppi dell'inchiesta su Garlasco?
"Ma io lo sapevo che finiva così. Come si fa a dire che è stato lui? Bastavano dieci minuti di attenzione, tant'è che nel processo di primo grado e di secondo grado è stato assolto. Non è normale la sentenza della Cassazione: quelle di primo e secondo grado dicono già tutto molto bene".
Da quando si è convinto della sua innocenza?
"Dal primo giorno".
Perché è così sicuro che non sia stato lui?
"L'ho conosciuto bene ormai. E quando conosci una persona, nel giro di due o tre incontri, te ne rendi conto: lo ripeto, lui non c'entra nulla. Mai visto nei suoi occhi lo sguardo di un assassino".
È vero che andate al ristorante un paio di volte al mese?
"Sì, certo. La prima volta abbiamo parlato di Garlasco, ma poi è diventata una sorta di amicizia. Sono sempre più convinto che sia innocente. Oggi parliamo soprattutto di calcio, lui è un ragazzo timido".
Ultimamente lo ha sentito?
"Un mese fa. Lui è un ragazzo timido e calmo, lo lascio in pace: non voglio disturbarlo. Tanto sappiamo entrambi come sono andate le cose".
È fiducioso sulla revisione del processo per Alberto Stasi?
"La cosa è ancora in salita. La mia sensazione è che non c'entri nulla nemmeno Andrea Sempio, ma temo che venga triturato dalla stessa macchina del fango".
Perché dice così?
"È la mia sensazione leggendo quello che emerge: le prove non sono solide. E soprattutto non mi fido di questa giustizia".
Garlasco è la spia di qualcosa che non funziona nella giustizia?
"Sì. La giustizia è schizofrenica: si condanna una persona assolta due volte? Una follia".
Qual è stato l'errore principale in questi 19 anni?
"Una catena di errori mostruosi. Tranne i primi due gradi di giudizio, fatti cum grano salis. Gli investigatori hanno fatto quello che potevano, ma non furono impeccabili ma i giudici della Cassazione hanno completato l'opera".
E la stampa, come si è comportata con Garlasco?
"Come la giustizia. Si è seguita più l'onda che l'intelligenza".
Conosce gli investigatori?
"Non quelli che indagano su Sempio. Conosco la Nanni (procuratrice generale di Milano, ndr), è una donna che stimo molto. Una volta, al ristorante, abbiamo parlato di Garlasco e le ho detto la mia: magari le ho insinuato il dubbio".