l'intervista a tgcom24

Briga: "La musica è auto-terapia. A mia moglie dedico Sognatori"

Il cantante si racconta fra musica e vissuto personale: "Sempre stato un outsider e per sempre lo sarò"

di Giulia Spini
© Ufficio stampa

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La forza di mettere in musica il proprio vissuto, in tutto. Così Briga, all'anagrafe Mattia Bellegrandi, ex concorrente di Amici, padre e marito, ha raccontato Tgcom24 come si sta evolvendo la sua produzione musicale. Classe 1989, romano, inizia a fare musica nei primi anni Duemila, durante i quali viaggia in vari paesi europei, tra cui Danimarca e Spagna. Dall'esordio hip hop al suo ultimo album, Sentimenti, uscito nel 2025, Briga trova sempre un modo per raccontare e raccontarsi. Tanti successi e una recente novità: una figlia, Allegra, nata a marzo 2026, che lui e la moglie, l'attrice Arianna Montefiori, hanno accolto con tanto amore. 

In questo momento della tua carriera ti senti più un rapper che canta o un cantautore che rappa?

"Fin dai primi album autoprodotti, intorno al 2009-2010, ho sempre usufruito di questa commistione tra i vari generi magari rappando sulle strofe e facendo ritornelli più aperti, più melodici in modo che rimanessero prima nella mente degli ascoltatori. Quindi diciamo che questa è un'evoluzione più professionale, più elaborata di quello che facevo prima".

Sei passato da un talent come Amici di Maria De Filippi a una carriera più indipendente. Come l’hai vissuta?

"Ho sempre avuto le idee chiare. Certo, qualcuno magari si confonde un po' perché sono un grande ascoltatore di musica e di tanti generi musicali. Siamo in un momento storico, che dura da un po', in cui alla società piace inquadrare in cornici predefinite gli artisti o le persone in generale, perché è più semplice. Poi però questo fa in modo che io sia difficilmente inquadrabile, perché sono molto libero ed eclettico. Molti mi conoscono per la mia partecipazione ad Amici dove ero il rapper, continuano a chiamarmi così ma non mi sento di identificarmi".

Il pubblico ti ha conosciuto in TV. Quanto è difficile farsi percepire per quello che sei davvero?

"Avendo fatto un po' di televisione nella mia vita mi è capitato di essere stato soggetto a dei giudizi sintetici e semplicistici da parte del grande pubblico, ma purtroppo funziona così. Il lavoro che ho impostato in questi anni vuole far conoscere una parte di me, anche tramite Arianna (la moglie, ndr), che magari non era conosciuta. Sono una persona normale, quello che sta uscendo in questi anni anche tramite i social è la normalità di una coppia, anche delle nostre fragilità. Poi preferisco farmi vedere forte e c'è a chi piace e a chi no. Quindi mi accollo l'essere così divisivo e il fatto di potermi beccare delle critiche".

Se dovessi descrivere il Briga artista di oggi a quello degli inizi cosa gli diresti senza filtri?

"Che devo stare tranquillo perché le cose arrivano, e infatti sono arrivate. Per me c'è anche un pre-Amici, Amici è stata un'esperienza unica e mi è anche servita per allargare il mio bacino d'utenza. Il mio percorso inizia nel 2007-2008 quando avevo 17-18 anni e ho cominciato a scrivere le prime canzoni del mio disco, che poi è uscito nel 2009 autoprodotto. Nel corso della mia carriera sono successe tante cose, ho toccato picchi di altissimo livello, sia di popolarità sia di classifiche, andando a cantare con alcuni dei mostri sacri della musica italiana. Poi c'è stato un momento di assestamento. Però la carriera dell'artista è così, sono felice del percorso che ho fatto, perché faccio tutto da solo e questo mi permette di andare avanti, non dipendo da nessuno".

Nel frattempo anche la nella tua vita privata ci sono state delle novità.  Hai avuto una figlia, Allegra, a cui hai dedicato una canzone. Quanto è stato importante per te trasformare in musica le difficoltà che tu e Arianna avete vissuto prima di arrivare a questo lieto fine?

"La musica è una sorta di autoterapia che io faccio da sempre, per me è soprattutto utile nel momento in cui mi si rubano i dubbi. In Allegra canto: “Ho urlato così tanto a tutto l'universo” e parlo di un percorso non semplice, quello verso la paternità. Questa frase riflette il manifestare all'universo il desiderio di realizzare quelli che sono i propri desideri".

Nei tuoi testi c'è un equilibrio tra introspezione e storytelling. Come bilanci l'autobiografico e la scrittura più astratta?

"È tutto autobiografico perché le cose che dico spesso sono quelle che penso. Chiaramente poi nella vita scrivo, quindi qualche concetto lo estremizzo o lo romanzo un po' di più, ma comunque è tutto legato a cose successe davvero. Io ho sempre detto che un cantautore non fa lo stesso lavoro di chi fa l'interprete, sono due mondi diversi, io faccio un mestiere che è divulgativo. Racconto il mondo attraverso la mia lente e per scrivere ho bisogno di vivere, ho bisogno di comprendere, lavorare. Ed è molto diverso rispetto a chi ha dieci autori, aspetta il pezzo e presta la voce a determinate canzoni di cui non conosce l'esigenza che le ha fatte nascere".

Sognatori, il singolo tratto dal tuo ultimo album, a chi lo dedicheresti?

 "L'ho dedicato a mia moglie, a noi, perché quella era la canzone che ho scritto mentre stavamo cercando di avere Allegra. E anche a tutte le coppie che sono costrette ad attraversare un percorso a ostacoli per ottenere qualcosa che dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo".

Roma è una presenza costante nei tuoi testi. Come sta cambiando ai tuoi occhi la scena musicale romana?

"Si può parlare di scena se esiste un cantautorato, ma il cantautorato non esiste più.  Le persone che facevano questo mestiere avevano studiato professionalmente per fare i cantanti e musicisti. Adesso non c'è più questa cosa, nemmeno nel rap. Ormai pensano tutti a sfondare, io sono sempre stato un outsider e per sempre lo sarò".

Per il futuro: qual è la sfida artistica che ti piacerebbe affrontare?

"Scrivere un disco all'estero, concepire un album con una mentalità diversa, staccare dalla routine della tua città. Sebbene io ami molto Roma. E’ casa mia. Ma ho sempre delle cose da fare qui, quindi non mi posso mai concentrare al 100%. Sognatori, per esempio, l'ho scritta a Montesilvano in Abruzzo in due anni: andavo lì dal produttore e componevo il weekend".

Ti viene in mente qualche nome a livello internazionale con cui volessi collaborare?

"Molti sono morti! Quindi non posso più collaborarci. Ti potrei dire Liam Gallagher degli Oasis, ma è molto difficile, direi. Gli ultimi concerti che ho visto sono stati quelli di Pete Doherty, Richard Ashcroft e gli Oasis. Ecco, con qualcuno di loro collaborare sarebbe davvero un sogno".

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