estorsioni e minacce

Corleone, in manette il nipote di Totò Riina: "Mafia rurale ancora operativa"

Secondo la procura antimafia, Mario Grizzaffi sarebbe stato capo mandamento a Corleone. Con intimidazioni, furti e concessioni avrebbe mantenuto il controllo del territorio

È finito in manette a Corleone il nipote di Totò Riina, il celebre boss di Cosa Nostra che nel paese dell'entroterra siciliano aveva la sua roccaforte. Su ordine del gip di Palermo, il 60enne Mario Grizzaffi è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Corleone e condotto in carcere insieme ad altre due persone, il 54enne Mario Gennaro e il 63enne Pietro Maniscalco. Secondo la procura distrettuale antimafia, infatti, il parente del "capo dei capi" avrebbe ereditato il ruolo di capo mandamento a Corleone dallo zio e dal suo fedelissimo Bernardo Provenzano. Altri tre indagati rimangono invece a piede libero, dopo che il gip ha rifiutato la richiesta di misure cautelari.

Le intimidazioni e i segnali di una "mafia rurale" -

 L'accusa a carico delle persone indagate sarebbe di associazione per delinquere di stampo mafioso. Tra il 2017 e il 2023, una capillare indagine della procura antimafia ha permesso di ricostruire l'alberatura del clan mafioso corleonese, al cui vertice avrebbe operato per diversi anni lo stesso Grizzaffi. Secondo gli inquirenti sarebbero state attuate diverse condotte intimidatorie come furti, danneggiamenti e incendi di macchine agricole per "mantenere il controllo del territorio", ma anche estorsioni per ottenere dilazioni nei pagamenti di debiti. Non solo. Si sarebbe diffusa la prassi, tra alcuni agricoltori, di chiedere il permesso e la benedizione del nipote di Riina prima di acquisire fondi agricoli. Secondo la lettura degli inquirenti questi atti sarebbero sintomo di una "mafia rurale ancora operativa", la stessa a partire da cui Riina e Provenzano avevano costruito il loro impero.

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